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Omeopatia: il dibattito si riaccende

Il caso del bambino di sei anni morto dopo aver assunto preparati omeopatici per un’otite riaccende la discussione. Dove nasce il problema: dalla domanda dei cittadini o dalla disponibilità del medico a prescrivere in modo inappropriato? È un problema di malpractice o di comunicazione e di informazione ai cittadini? Quale livello di tolleranza serve avere? Il punto di vista di Giorgio Dobrilla, primario gastroenterologo emerito dell’Ospedale regionale di Bolzano.

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Al solito, il drammatico caso del bambino “curato” solo con preparati omeopatici sta sollevando scalpore, dolore e indignazione. Passeranno pochi giorni, però, e tutto tornerà come prima. Il problema di fondo è che le cure, per essere accettate e prescritte, dovrebbero aver dimostrato efficacia e innocuità. Efficacia significa superiorità significativa rispetto al placebo, che una certa variabile efficacia aspecifica ce l’ha in una serie di situazioni patologiche. Innocuità significa che eventuali effetti collaterali non devono mai essere più pericolosi della malattia che è oggetto di trattamento. Non pochi dei farmaci convenzionali ereditati dal passato sono usati pur in assenza di adeguate prove di efficacia, prove per altro che mancano totalmente nel caso dei preparati omeopatici i quali agiscono fugacemente con meccanismo aspecifico in svariate situazioni.

Circa la sicurezza, va ricordato tra l’altro che, a partire dalla 12esima diluizione centesimale, tali preparati sono solo placebo costituito da acqua fresca. Proprio per questo, coloro che li usano anche senza consultare il medico (e con entusiasmo spesso tiepido), pensano al riguardo che “tanto male non fanno”. Questa convinzione è però mal supportata e pericolosa.

Se il disturbo o la malattia non sono gravi, sarà sufficiente il tempo a far guarire il paziente e se si aggiungono poi dei preparati omeopatici grazie al loro effetto placebo si accelererà forse la guarigione. Ma in chi ignora l’effetto placebo questo possibile beneficio aspecifico iniziale (come ribadisco in un mio libro appena uscito1), può far ritardare un approfondimento diagnostico o la messa in atto di una terapia di documentata efficacia, talora anche salvavita.

Il doloroso decesso all’Ospedale di Ancona del bambino di Pesaro è purtroppo un esempio emblematico e, purtroppo, non certo unico. Nella mia stessa regione Trentino Alto Adige si sono registrati vari decessi di bambini con diabete di primo tipo dovuti alla folle sospensione dell’insulina da parte del medico omeopata. Così pure il decesso di un bambino con fibrosi cistica pancreatica (mucoviscidosi), anche questo dovuto alla sospensione di antibiotici decisa dal curante “alternativo”.

L’ideologia dell’omeopata (laureato in medicina) prevale in tutti i casi sull’interesse dei bambini e molte volte senza nemmeno la ribellione dei genitori consenzienti al trattamento omeopatico. L’informazione su questi fatti angoscianti non manca, ma è soverchiata da una molto più massiccia disinformazione e dal fatto che troppo insufficiente è al riguardo la didattica universitaria, così come morbide sono le prese di posizione degli ordini dei medici e troppo aleatorie le normative ministeriali e degli assessorati.

L’accusa per i medici omeopati che hanno causato il decesso per mancata somministrazione o sospensione di cura di documentata efficacia è solitamente di omicidio colposo, raramente convertito successivamente in omicidio volontario. Gli esiti del processo, poi, hanno tempi biblici e, comunque, non finiscono certo in prima pagina: l’oblio è la regola e si rimane in attesa della prossima tragedia.

Sconcertante è infine la difesa dei produttori e dei fautori dell’omeopatia quando affermano che loro stessi, quando occorre, usano antibiotici, insistendo pure sul fatto che i preparati omeopatici non sono alternativi ma “complementari”. A parte che la complementarietà è un concetto di per sé superaleatorio, questi signori dimenticano che il binomio complementare-alternativo è una contradizion che nol consente, come direbbe Dante.

Riporto al riguardo il parere proprio del fondatore dell’omeopatia, Samuel Hahnemann (Organon der rationellen Heilkunde, 1810):I due metodi [omeopatia e medicina convenzionale, NdA] son contrari l’uno all’altro e solo chi non li conosce può illudersi che si possano avvicinare o anche abbinare e persino può arrivare alla ridicolaggine di curare il malato a suo piacere ora allopaticamente ora omeopaticamente. Questo procedimento costituisce un tradimento delittuoso della divina omeopatia”.

What else?

Giorgio Dobrilla

Bibliografia

  1. Giorgio Dobrilla. Cinquemila anni di effetto placebo. Milano: Edra, 2017

Commento

  1. Antonella Ronchi 1 giugno 2017 at 8:52 Rispondi

    Il tragico caso del bambino morto ad Ancona, a quanto è dato capire, è un caso di malpractice come purtroppo tantissimi altri che accadono nel silenzio dei media. Questo è stato fatto diventare emblematico per attaccare un approccio medico e non il professionista implicato, come sarebbe avvenuto se la cura sbagliata fosse stata fatta da un qualunque specialista convenzionale. Non è questa la sede per una disamina esaustiva della medicina omeopatica, ma l’affermazione che la medicina omeopatica non sia supportata da evidenze è un’affermazione non accettabile, allo stato delle cose. Invito a consultare le banche dati relative. (per comodità http://www.fiamo.it/validazione/). In particolare per il discorso otite ci sono studi di vario tipo, prevalentemente osservazionali, ma anche RTC . Certo, pochi, ma teniamo conto che l’omeopatia è praticata prevalentemente fuori dalle istituzioni deputate alla ricerca, università e cliniche. Ma non mancano anche qui da noi esperienze sia pure isolate. Lo studio del prof Bellavite dell’Università di Verona sull’effetto di diluizioni omeopatiche (quindi “acqua fresca”) di Arnica montana sull’espressione genica della linea di macrofagi implicati nella riparazione dei tessuti è un dato che dovrebbe suscitare almeno la curiosità e l’interesse dello scienziato. Come scrive nel suo libro sulla medicina naturale il prof Bruno Silvestrini, insigne farmacologo che non teme le contaminazioni, , la scienza accetta fenomeni che non è in grado di spiegare alla luce delle conoscenze attuali, ma chiede fatti. E questi fatti esistono.
    Quanto al tema complementare/alternativo, è solo la clinica che può fare da guida, e al riguardo invito a prendere conoscenza della norma Europea CEN/UNI 16872 che si riferisce alle prestazioni offerte da un medico con competenze aggiuntive in omeopatia. Il faro che deve guidare l’operato del medico è costituito dalla sicurezza del paziente: una terapia omeopatica efficace può essere in grado di ripristinare la salute di un paziente senza far ricorso a strumenti terapeutici più aggressivi e potenzialmente dannosi ( non dimentichiamo che la iatrogenesi è la terza causa di morte nei paesi occidentali). Ma laddove questo non sia indicato ( e il diabete insulino-dipendente è un caso eclatante in questo senso) o non si riesca o possa intervenire in questo modo, il medico userà lo strumento più adeguato tra quelli che ha a disposizione: non dimentichiamo che il medico esperto in omeopatia ha aggiunto una competenza, non ha sottratto nulla della sua formazione.

    Sinha MN1, Siddiqui VA, Nayak C, Singh V, Dixit R, Dewan D, Mishra A. Randomized controlled pilot study to compare Homeopathy and Conventional therapy in Acute Otitis Media.Homeopathy. 2012 Jan;101(1):5-12. doi: 10.1016/j.homp.2011.08.003. http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22226309
    Arnica montana Stimulates Extracellular Matrix Gene Expression in a Macrophage Cell Line Differentiated to Wound-Healing Phenotype Marta Marzotto,Clara Bonafini,Debora Olioso,Anna Baruzzi,Laura Bettinetti,Francesca Di Leva,Elisabetta Galbiati,Paolo Bellavite Published: November 10, 2016 https://doi.org/10.1371/journal.pone.0166340

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