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Pediatri in prima fila contro l’inquinamento e i cambiamenti climatici

Intervista a Giacomo Toffol, Laura Todesco e Laura Reali dell’Associazione culturale pediatri, curatori del libro Inquinamento e salute del bambino: cosa c’è da sapere, cosa c’è da fare


A distanza di sette anni esce la seconda edizione di Inquinamento e salute del bambino: cosa c’è da sapere, cosa c’è da fare, a cura del gruppo Pediatri per un Mondo Possibile dell’ACP, rivolto agli operatori dell’infanzia e ai genitori. Che cosa è cambiato dal 2010 per rendere necessaria una nuova edizione?

Laura Reali

Si sono aggiunte nuove e numerose prove scientifiche, che hanno accresciuto le nostre conoscenze sugli effetti dell’inquinamento ambientale di aria, acqua, cibo e suolo − ma anche del cambiamento climatico − sulla salute umana e in particolare sui bambini, più vulnerabili e sensibili. La novità della nuova edizione è l’attenzione data al cambiamento climatico, che si associa agli effetti avversi dell’inquinamento ambientale esacerbandoli. Inquinamento e cambiamento climatico sono, infatti, due facce della stessa medaglia che è bene studiare come un insieme integrato per poterle comprendere e affrontare in maniera più efficace i danni sulla salute delle attività umane che rilasciano quantità crescenti di gas serra. Nuovo è anche l’approccio alla percezione del rischio in un’era ormai globale, un aspetto estremamente importante.

Giacomo Toffol

Aggiungerei che questa seconda edizione offre un’informazione più completa e chiara mantenendo inalterata quella che vuole essere la finalità del libro, cioè illustrare cosa c’è da sapere sulle sostanze inquinanti, sulle sorgenti di emissione, sulle modalità di esposizione e sugli effetti per la salute e poi cosa c’è da fare in termini di misure, strategie e azioni, per ridurre l’esposizione e per proteggere la salute di bambini e adolescenti. Questo libro è infatti nato con l’idea e la volontà di fornire ai pediatri, ai medici, ai genitori, agli educatori e, auspicabilmente anche ai politici, uno strumento di informazione e di formazione documentato e aggiornato, secondo le migliori evidenze ad oggi disponibili, sullo stato delle conoscenze in materia e sulle possibilità di modificare in meglio l’ambiente in cui viviamo. Ad esempio, particolare attenzione è stata data agli studi sugli eccellenti effetti positivi dell’incremento della consapevolezza delle donne dell’importanza della pianificazione familiare, aspetto fondamentale per migliorare la loro salute, quella dei loro figli e per favorire uno sviluppo sostenibile. L’idea prevalente è che tutto dipenda dalle scelte individuali del singolo in termini di alimentazione, esercizio fisico e fumo; ma la prevenzione delle malattie basata solo sulla correzione degli stili di vita è insufficiente: il principale intervento di prevenzione primaria, per quanto difficile, complesso e scomodo, è quello basato sulla riduzione/eliminazione dei fattori di rischio ambientali, soprattutto per i soggetti più fragili come i bambini.

Cosa c’è da sapere dunque?

Laura Reali

C’è da sapere che l’inquinamento ambientale causa un numero di morti (8,9 milioni in tutto il mondo ogni anno) superiore a quelli causati da Aids, malaria e tubercolosi messi insieme, pertanto merita la stessa attenzione, lo stesso tipo di risposta globale e lo stesso grado di rigore che è stato applicato per quelle malattie. Se anche la maggior parte di queste morti (94% pari a 8,4 milioni) si verifica nei paesi a reddito basso e medio-basso, dove è più difficile limitare l’entità delle esposizioni, la crescente globalizzazione sta portando verso una progressiva omogeneità dei modelli di esposizione. Inoltre anche livelli di esposizione molto bassi durante le epoche più precoci della vita, come accade nei paesi più avanzati, possono provocare alterazioni permanenti, che possono manifestarsi più tardivamente in forma di malattie acute o croniche.  Ciononostante l’inquinamento non viene ancora adeguatamente considerato e valutato come causa di malattia, né gli viene attribuito il peso che gli spetterebbe nella pianificazione delle politiche, con maggior danno proprio per i bambini, che contribuiscono per la maggior parte al burden of disease: secondo l’Oms il 23% delle morti nel mondo e il 26% delle morti tra i bambini minori di cinque anni è attribuibile a fattori ambientali modificabili.

Già nel piano d’azione della quarta conferenza ministeriale europea sull’ambiente veniva riconosciuta la necessità di ridurre gli effetti dell’inquinamento atmosferico per far respirare aria pulita ai bambini. Quali consigli il pediatra può dare a un genitore per proteggere il proprio figlio dagli inquinanti dell’aria?

Laura Todesco

È dimostrato che l’inquinamento atmosferico produce effetti avversi sulla salute dei bambini e sullo sviluppo dei polmoni. Gli effetti maggiori sono determinati dall’esposizione a lungo termine. Infatti, una cattiva qualità dell’aria ostacola il normale sviluppo del polmone e favorisce il precoce inizio del declino della funzione polmonare riducendo la qualità e la speranza di vita. Al medico, come riconosciuto anche dalle Conferenze dei ministri della salute e dall’Oms, nonché dal nostro codice di deontologia professionale, spettano le funzioni di informazione, advocacy, formazione e comunicazione ai semplici cittadini e ai decisori politici, attingendo alle migliori evidenze scientifiche.  Il nostro ruolo di pediatri è duplice: da un lato rendere più consapevoli le famiglie di quelle azioni evidence based che si possono intraprendere per ridurre l’esposizione, fornendo informazioni e promuovendo azioni che, direttamente o indirettamente, nel lungo termine favoriscono l’esposizione ad aria più pulita. Ad esempio, come spieghiamo nel libro, fornendo le corrette informazioni il pediatra suggerisce di muoversi a piedi, in bicicletta o con passeggini il più lontano possibile dagli scarichi dei veicoli perché nella zona immediatamente circostante la sede di emissione (in particolare di motori diesel) le concentrazioni di particolato sono maggiori, le polveri più fini e possono penetrare più profondamente nei polmoni e attraversare le membrane cellulari con danni ad apparati e organi diversi. Un altro consiglio è di non uscire con un bambino di due mesi nelle ore più fredde di inverno e in quelle più calde d’estate, perché è maggiore l’esposizione agli inquinanti, oppure quando beneficiare dell’attività fisica intensa all’aria aperta e quando invece moderarla. Le raccomandazioni inserite nell’indice sanitario canadese per la qualità dell’aria aiutano il singolo cittadino a modulare l’attività fisica all’aria aperta in relazione all’intensità dell’attività fisica, dei sintomi e del livello di inquinamento.
Dall’altro il pediatra deve anche farsi promotore di quelle piccole e grandi azioni che nell’insieme concorrono a ridurre l’inquinamento atmosferico a partire dai comportamenti individuali. Come, ad esempio, usare di più la bicicletta e i mezzi pubblici al posto dell’automobile, non sostare con il motore acceso e utilizzare dove possibile i parcheggi sotterranei, sostenere e utilizzare il servizio di Pedibus. Ma per un’efficace prevenzione a livello del singolo cittadino e della collettività servono anche azioni politiche lungimiranti, finalizzate alla tutela della salute dei cittadini e dell’ambiente, chiaramente indicate dalla conferenza dei ministri della salute di Budapest nel 2004 (Cehape) e poi ribadite in quella di Parma del 2010.

Un altro fonte di inquinamento viene dai rumori tanto in casa quanto nell’ambiente esterno. Anche per questo aspetto: cosa c’è da sapere e cosa c’è da fare? E cosa non è ancora stato fatto?

Giacomo Toffol

L’inquinamento da rumore è un importante fattore di rischio per l’età pediatrica: da un lato possiamo avere lesioni transitorie o permanenti a carico dell’apparato uditivo, con conseguenti deficit uditivi, come esito di esposizioni (acute o croniche) a stimolazioni sonore di grado elevato; dall’altro, possiamo avere  una riduzione delle capacità cognitive, in particolare delle capacità di lettura e di memoria a breve e lungo termine, anche in assenza di deficit uditivo. Tali conseguenze si verificano  soprattutto nei bambini più piccoli, per esposizione a un’eccessiva rumorosità ambientale, ad esempio nelle strade, ma anche nelle scuole stesse. Il rumore non fa bene neanche agli adulti: studi recenti hanno messo in luce, nella popolazione adulta, una correlazione tra inquinamento acustico e alterazioni della salute, con esiti potenzialmente rischiosi, come incremento della pressione arteriosa e patologie cardiovascolari.
L’azione di noi medici come di tutti coloro che si occupano della salute non può che essere quella di stimolo alle figure amministrative perché adottino tutti i provvedimenti – già noti ed efficaci – per la riduzione del rumore ambientale, nonché di sensibilizzazione dei genitori stessi al problema. Dobbiamo riconoscere che sono già state intraprese numerose azioni in ambito Europeo per normare in modo più stringente i livelli di rumorosità. Anche la legislazione Italiana prevede una serie di obblighi per tutte le regioni e i comuni, ma la risposta delle amministrazioni regionali e locali è ancora insufficiente. Il nostro compito è quindi quello di incentivare le amministrazioni ad attuare le normative. A questo si aggiunge il compito di promuovere programmi di educazione scolastica rivolti ai giovani per prevenire l’abuso di lettori mp3, che sono un’altra pericolosa sorgente di inquinamento acustico.

Ma allora quale è il messaggio finale che possiamo dare? 

Laura Reali

La buona notizia è che l’inquinamento può essere prevenuto, non è la conseguenza inevitabile dello sviluppo economico ed è auspicabile che si possa arrivare a dire altrettanto per il cambiamento climatico. Esistono strategie che sono riuscite a controllare le esposizioni alla fonte, come ad esempio il piombo che è stato rimosso dalla benzina. Queste azioni, basate su una combinazione di tecnologie e di approcci giuridici, informativi e educativi, hanno prodotto benefici tangibili per la salute umana e l’ambiente, altamente redditizi in termini di costo-efficacia. Ma il cammino da fare è ancora lungo e difficile e solo la diffusione delle conoscenze ci può aiutare a percorrerlo.

Pediatri per un mondo possibile è un gruppo di lavoro nato in seno all’Acp nel 2005, a un anno di distanza dalla quarta conferenza ministeriale paneuropea su ambiente e salute “Il futuro dei nostri figli” tenutasi a Budapest, sotto l’egida dell’Organizzazione mondiale della sanità, che aveva portato all’adozione dello storico piano d’azione per l’ambiente e la salute dei bambini in Europa (Cehape). Da allora il gruppo, con la supervisione di Giorgio Tamburlini che aveva contribuito alla produzione del Cehape, sorveglia 22 riviste scientifiche internazionali tra le più qualificate, in base a criteri ebm, per diffondere i risultati degli articoli più rilevanti in materia di salute dei bambini e malattie ambiente-correlate. Inoltre il gruppo realizza corsi di formazione e convegni su questi temi; collabora ad attività di ricerca con enti istituzionali (Iss, Cnr, Ccm, Cnesps); ha contribuito alla stesura della parte dedicata ad ambiente e salute infantile nell’annuale Rapporto di aggiornamento sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell’infanzia e adolescenza in Italia.

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