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Medicina di genere: a che punto siamo?

Le nuove norme recentemente approvate prevedono che la medicina orientata al genere sia oggetto di considerazione da parte del corso di laurea in medicina e chirurgia. Fortemente voluta dalla Conferenza permanente dei presidi delle facoltà, la nuova legge impone un ripensamento della preparazione dei docenti stessi, dal momento che la gender-specific medicine dovrà essere trattata all’interno delle diverse materie oggetto di insegnamento. La Federazione nazionale degli ordini dei medici e degli odontoiatri ha lavorato molto, negli ultimi anni, per favorire l’affermarsi di uno sguardo orientato al genere. Il bilancio di alcuni anni di didattica, però, presenta ancora luci e ombre come ha confermato un incontro tenutosi alla Camera dei Deputati l’11 luglio 2017.

Mentre la politica italiana compie questo passo, il BMJ pubblica un dossier di grande interesse sulla gender dysphoria e su come trattare clinicamente i pazienti transgender. Questo dossier offre indicazioni per i medici su come gestire un paziente adulto afflitto da sensazioni di incongruenza di genere. Si parla dei termini corretti da utilizzare, del supporto psicologico da dare ai pazienti e soprattutto di trattamenti ormonali, chirurgici e cosmetici gestiti da équipe specialistiche. Per la prima volta, inoltre, il BMJ ha pubblicato un articolo “What your patient is thinking” scritto da un gruppo di persone transgender che hanno condiviso le loro esperienze di assistenza sanitaria e dei messaggi importanti che vorrebbero mandare ai medici.

Secondo i dati sanitari oggi circa lo 0,6% della popolazione si identifica come transgender, anche se il numero effettivo potrebbe essere più elevato. Vari clinici specialisti sono coinvolti nella cura dei pazienti che vengono valutati e trattati in una gender identity clinic e sempre di più anche medici di medicina generale si trovano ad avere a che fare con pazienti transgender. Nel Regno Unito, il General medical council ha recentemente sottolineato i doveri medici a questo proposito, informando che il trattamento per i pazienti transgender deve essere rispettoso quanto per qualsiasi altro gruppo. E spesso per questo può bastare davvero poco. Ad esempio, semplicemente il modo in cui rivolgersi ai pazienti può fare la differenza: le persone transgender suggeriscono di usare il titolo di “Mx”.

I pazienti transgender, inoltre, si presentano dal medico per ragioni molto varie. Alcuni appuntamenti riguardano problematiche specifiche, come i trattamenti ormonali, ma altri sono per gli stessi problemi medici di qualunque altro paziente. In questo caso, è indicato un trattamento standard e non ci si deve focalizzare sul cambiamento di genere.

Forse si dovrebbe iniziare a pensare al di fuori delle semplici etichette “uomo” o “donna” e sottoporre un paziente a determinate cure o analisi facendo riferimento a ciò che è più giusto per l’organismo del paziente. Secondo il dossier pubblicato dal BMJ, la domanda oggi dovrebbe essere: il pap test è veramente necessario per tutte le donne (e solo per le donne)? O è per tutti coloro che hanno una cervice? E lo stesso vale per qualsiasi aspetto della medicina che preveda una distinzione tra come si dovrebbe trattare un paziente maschio e uno femmina.

Rebecca De Fiore

Bibliografia

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