In primo piano

Pdta: coerenza ed equità

Otto pazienti su dieci soffrono di malattia cronica: i percorsi diagnostico terapeutico assistenziali – Pdta – sono una possibile soluzione, spiega Nello Martini, perché sono uno strumento per prendere in carico i pazienti, seguirli attivamente, concordando e programmando la loro attività assistenziale nell’ambito della cronicità.

Martini è direttore del progetto PDTA Lab – condotto da Core (Collaborative Outcome Research), partner di Cineca, in collaborazione con la Conferenza stato-regioni, i ricercatori dell’Istituto superiore di sanità, la Fiaso e Federsanità Anci che sta valutando le differenze esistenti tra i diversi percorsi elaborati a livello regionale. Diversità organizzative e logistiche, anche legate al territorio. Per questo, il PDTA Lab sta anche definendo degli indicatori in termini di processo, che serviranno per monitorare il percorso di cura, elaborando proposte e strategie utili a prevenire il determinarsi di disuguaglianze e la frammentazione del sistema sanitario.

DrTaxi. L’intervista a Nello Martini

La newsletter di Core PDTA Lab

Commento

  1. Salvatore Ferro 8 novembre 2017 at 22:52 Rispondi

    Non cè nulla di nuovo nell’intervista a Nello Martini per un medico del SSN.
    Noto con stupore che nasce una ulteriore organizzazione finanziata o cofinanziata dall’industria farmaceutica (senza alcuna dichiarazione sul conflitto di interessi) con l’obiettivo di descrivere quello che è gia noto, la diseguaglianza di accesso ai servizi, le differenze di esito nelle varie regioni italiane per molti indicatori definiti dal Ministero della Salute (vedi monitoraggio LEA o indicatori PNE).
    Credo che quello che sta facendo o vorrebbe fare PDTA Lab dovrebbe essere una competenza del SSN (Ministero, ISS, Agenas, che rappresentano rispettivamente : la programmazione ed il finanziamento dei Servizi, la definizione delle best clinical practice attraverso le linee guida ed il monitoraggio degli indicatori di efficienza e di qualità dell’assistenza (vedi indicatori del nuovo sistema di garanzia).
    Quindi confrontare i PDTA sebbene è un esercizio di stile meritevole di approfondimento rischia di rimanere un mero esercizio di stile se poi dal confronto delle variazioni inter-regionali dei PDTA non scaturiscono delle misure concrete di riorganizzazione dei servizi che implicano anche un cambiamento delle persone che questi servizi dirigono con risultati non adeguati sia in relazione all’outcome che in relazione alle risorse consumate.
    In conclusione fino a quando la programmazione , la gestione e la valutazione della qualità dell’assistenza non saranno di mera competenza dei professionisti del SSN sarà molto difficile che i PDTA possano avere una omogenea performance all’interno dei diversi servizi sanitari regionali, perchè se chi assiste sul campo i pazienti non viene coinvolto insieme agli stessi pazienti,
    se chi dovrebbe erogare i servizi che il PDTA definisce necessari non ha le risoserse sufficienti
    allora qualsiasi PDTA rimane semplicemente un esercizio di stile o una delibera regionale o una linea guida nazionale, mentre i pazienti di fatto ricevono trattamenti e qualità delle cure differenti che influenzano la loro qualità di vita ed in molti casi la loro sopravvivenza.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *