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Per aiutare il medico a parlare, leggere, scrivere

Per aiutare il medico a parlare, leggere, scrivere

 
 
Ricerca & Pratica è nata nel gennaio del 1985, come espressione dell’Istituto "Mario Negri"; è parte dell’International Society of Drug Bulletins, l’associazione che riunisce le riviste mediche indipendenti. Si rivolge al medico che non vuole smettere di farsi domande, raccogliere dati e fare ricerca, con il sincero intento di capire e di migliorarsi. Seguire la rivista non costa molti soldi (80 euro e in regalo il libro Il passo della notte, di Giuseppe Naretto e Marco Vergano); piuttosto richiede l’impegno di mettersi in discussione e confrontarsi con gli altri lettori. Ne abbiamo parlato col direttore, Maurizio Bonati, capo del Dipartimento di Salute Pubblica del Negri.

R&P è nata qualificandosi come rivista indipendente dall’industria: qual è il senso oggi di questa scelta?

Il senso di questa scelta sembrava – e sento di poterlo confermare oggi – non tanto quello di non essere alla merc di qualcuno, piuttosto quello di costruire un luogo di incontro; riandando al Gaber di una volta, parlerei di “libertà come partecipazione”. Quindi: la volontà di proporre uno spazio di condivisione dove ciascuno può ritrovarsi ed essere a proprio agio, un’agorà; uno spazio aperto, al quale ci si accosta senza costrizioni, non dovendo nessuno esserci “per forza”. La rivista è dunque un luogo dove – o vicino al quale – si è per scelta, e questo vale sia per gli autori sia per i lettori. Proprio per queste sue caratteristiche, è davvero difficile pensare ad una “mano lunga” che possa intervenire per condizionarne i contenuti o per orientare a proprio beneficio ciò che viene prodotto.

Vorrete mica fare una rivista indipendente anche dai lettori?

Dove ci si trova in libertà si incontrano consensi così come dissensi. Ovviamente, per rendere possibile tutto ciò ci deve essere qualcuno che ti garantisca; rispetto ai due “attori” che ho citato prima (autori e lettori), si deve costituire un triangolo, chiuso dalla casa editrice che contribuisce a rendere possibile il progetto. Un triangolo, dunque, che prevede la presenza del lettore. Lettore che deve essere partecipe, in un gruppo che si modula con flessibilità; anche questa è una condizione necessaria per l’indipendenza.

E’ uno spazio che non dovrebbe essere regolato dal mercato; tanto più che in questo caso l’impegno dell’editore prescinde per molti aspetti dai risultati commerciali e dalle convenienze imprenditoriali; piuttosto, è un impegno che tende a costruire qualcosa. Non li inseguiamo i lettori e sarebbe difficile pensare diversamente: i nostri sono lettori molto diversi fra loro, “modulari” anch’essi, direi. Siamo partiti per rivolgerci al medico di medicina generale, ma oggi il pubblico è assai più vario perché il denominatore comune di chi ci segue è la disponibilità a partecipare, il piacere di leggere e approfondire anche cose diverse dal focus iniziale, che era quello sull’uso del farmaco nella medicina generale.

vignetta

La difficoltà di far leggere è pari solo a quella di far scrivere: perché i medici italiani hanno queste difficoltà?

E’ difficile far scrivere, è vero. Ma è almeno altrettanto difficile far leggere. E ancora: è difficile anche parlare. Scrivere è il punto di arrivo: la gente legge poco, perché parla poco e infine, scrive ancor meno. Scrivere diventa un bisogno e addirittura un piacere nel momento in cui si è già compiuto il percorso dal parlare allo scrivere. E’ un problema che nasce durante la formazione del medico; molto spesso, l’ultima cosa che un clinico ha scritto è la propria tesi di laurea o di specializzazione. Non si è tenuti a scrivere, che sarebbe invece il momento elettivo di sintesi e riflessione sul proprio agire. Quanti sono i medici che scrivono? Quanti i medici che leggono? Diventa più facile trovare un medico che scrive per raccontare le proprie esperienze, che uno che lo fa per documentare il proprio lavoro, come momento necessario di sistematizzazione della propria attività.

Cosa direbbe per invitare un medico a seguirvi?

Direi che ai lettori chiediamo l’impegno a partecipare. In certo senso, solo alcuni medici universitari sono “costretti” a scrivere. La nostra proposta si rivolge al medico in senso lato e a prescindere da una appartenenza: di scuola, ad una società, ad un’area della medicina. I lettori sono chiamati a leggere, partecipare, quindi anche a scrivere. “Ricerca & Pratica” vorrebbe somigliare ad uno di quei laboratori di latinoamericani (taller): trovi le cose, sei seguito se hai bisogno di consigli, qualcuno ti mostra come fare, fai i tuoi vasi, poesie, quadri, etc. , li commenti con gli altri… E’ una proposta di formazione, in fondo, un progetto che non deve essere statico; una interazione e tralsazione tra la “pratica” di ciascuno; penserei ad una “andata e ritorno” non condizionata. Libera, in una parola.

11 novembre 2009

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