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Con Twitter un congresso a km zero

“Mentre voi andate in canoa o fate l’amore, ci penso io a tweettare quel che c’è di più interessante…”. È Richard Smith, alias @Richard56, che (inconsapevolmente?) si è calato nei panni dell’inviato speciale dal congresso internazionale sulla Peer Review and Biomedical Publication e con la sua sequela di tweet ci aggiorna in tempo reale su cosa stanno discutendo a Chicago: falsificazioni e truffe nell’editoria scientifica e tattiche per non rendere trasparente l’attività di ricerca. Un buon esempio su come usare Twitter per portare i dibattiti fuori dalle sale congressuali e alla portata di tutti. Semplice, no?

Social media, apps e medicina: ci sono novità?

Il web 2.0 e i social media sono sempre più utilizzati dagli italiani, anche dai medici. Su Recenti Progressi in Medicina, Eugenio Santoro riflette su come Facebook, Twitter, Google+, LinkedIn, YouTube, apps e molti altri gli strumenti “social” stanno trasformando la comunicazione, formazione e assistenza in Sanità. Da una gestione paternalistica e unidirezionale della salute/malattia si sta affermando un approccio nuovo, più partecipato da parte del paziente e più consapevole da parte del personale medico.

Letteratura scientifica, a che punto siamo?

Anche alcune italiane possono essere riviste "Internazionali". È il caso del Giornale italiano di cardiologia: una rivista apprezzata per la sua qualità e indipendenza. Pagine "to the point", direbbero gli inglesi, e chi avesse dubbi su sintesi e rigore che caratterizzano queste pagine li vedrà fugati guardando l'intervista doppia a Leonardo Bolognese e Iacopo Olivotto, direttore e deputy editor del Giornale…

L'è tutto sbagliato, l'è tutto da rifare?

L'eterno scontento del "medical publishing" Jerome Kassirer ce l'ha col 70 per cento dei giovani medici che legge solo per risolvere casi specifici. Qual è il problema? Che non si legge più per scoprire cosa non si sa. Kassirer ha ragione da vendere: ma cosa consultare se ASL e Regioni spendono sempre meno per abbonarsi alle riviste? Qualche esempio virtuoso esiste: quello della Biblioteca Medica Virtuale della Provincia Autonoma di Bolzano, che nella sua nuova veste integra informazione e formazione…

Che ne è dell’ECM?

Funziona il programma ECM? Le Istituzioni investono in ECM? La qualità della formazione nel complesso è buona? L’ECM può essere trasversale alle professioni? Quando è formativo fare ricerca? Quali categorie di operatori hanno più voglia di apprendere?

ECM? Saper collaborare, saper apprendere, saper sapere

La rivista Recenti Progressi in Medicina pubblica un dossier “Quale formazione in sanita? Un confronto basato sulle evidenze” con la sintesi del seminario sull'Educazione Continua in Medicina (ECM), organizzato dall'Ufficio per la Formazione del Personale Sanitario della Provincia Autonoma di Bolzano, che si e tenuto il 26 febbraio 2010. Dall'avvio della saga dell'ECM sono passati oltre dieci anni: e stato (tutto) tempo perso? Risponde Guido Bertolini.

Ictus? Prevenire formando

“L’idea è di creare una rete di formatori, che a livello locale assicuri la formazione di diverse figure professionali per condividere un background di conoscenze, esperienze e obiettivi nell’ambito della prevenzione dell’ictus”. Cosa fare? Come formare? Seguendo il piano di formazione e la Guida formativa per la prevenzione secondaria degli accidenti cerebrovascolari, realizzati dal progetto sulla prevenzione secondaria dell’ictus del Ccm e dell’Assr Emilia-Romagna.
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