Descrizione
Pubblicazione esclusa dalla vendita libera.
Il problema che stiamo affrontando in questo volume è quello di dotarci di un impianto metodologico che ci metta nelle condizioni di:
- monitorare la distanza tra il percorso assistenziale raccomandato dal PDTA e quello effettivamente sperimentato dai pazienti, e identificare le criticità che limitano l’implementazione del PDTA così come pianificato;
- valutare l’impatto di tale distanza sui risultati (i processi e gli esiti) che il PDTA intende raggiungere (ad esempio, aderenza alle procedure diagnostiche e/o terapie raccomandate, riduzione delle ospedalizzazioni e della mortalità, riduzione dei costi per la gestione del paziente, aumento della soddisfazione del paziente);
- esplorare (modellizzare) i possibili scenari che il cambiamento del PDTA, e/o della sua implementazione, possa generare in termini di processi/esiti (efficacia, efficienza, soddisfazione).
In altri termini, abbiamo bisogno di considerare lo sviluppo, l’implementazione e la valutazione di un PDTA come un processo continuo ben rappresentato nel cosiddetto ciclo PDCA (Plan-Do-Check-Act), dove la valutazione del percorso assume un significato strategico.
Lo è perché è implicito che ogni azione umana (avviata sulla base di una decisione sistematicamente caratterizzata da incertezza sui suoi esiti) deve necessariamente prevedere un piano in grado di valutare se quanto pianificato e poi implementato sia sicuro, utile e sostenibile, e come il processo possa essere migliorato.
È in questo contesto che dovrebbe essere inquadrata la ricerca indirizzata al monitoraggio e alla valutazione. Ad esempio, rispetto alla gestione della cronicità, ciò che dobbiamo valutare nel contesto in cui ci stiamo muovendo non sono solo i singoli presidi terapeutici, ma l’intero percorso che ogni singolo paziente sperimenta.


