In primo piano

I trenta secondi più importanti del marketing digitale

Non è un hype, una di quelle bolle che si sgonfierà in poche settimane e che renderà inutili investimenti di tempo e denaro. Ci sono dati a confermare che il futuro del marketing è segnato da una sola parola: video.
Una forma di contenuto digitale che, entro l’inizio del prossimo anno, stando a quanto riporta SmallBiz Trends, veicolerà l’80 per cento di tutto il traffico consumer online. E lo farà, sempre stando ai numeri, in soli trenta secondi trascorsi i quali il 33 per cento del pubblico sarà già passato ad altro.

L’ascesa delle piattaforme social immagine-centriche, come YouTube, Snapchat, Facebook e Instagram hanno abituato gli utenti agli elementi visivi, che sono quelli che catturano l’attenzione. Noi siamo consumatori visuali”, spiega Richard “Koci” Hernandez, Associate Professor at UC Berkeley School of Journalism, esperto in visual storytelling.“Inoltre, le aziende che adoperano i video per catturare e trattenere il proprio audience vedono il proprio revenue aumentare a una velocità del 50 per cento più alta che non chi non adopera contenuti videocentrici”.

Se si naviga in rete tra i siti di chi produce statistiche come quelle appena citate si leggono numeri di ogni genere e che riguardano ogni aspetto dei video. Forrester Research, per esempio, arriva a dire che un minuto di video vale 1,8 milioni di parole. Non è facile tradurre queste lunghe liste di statistiche e dati, ma ci abbiamo provato distillando i numeri in tre semplici consigli.

  1. Basta aspettare
    I numeri non lasciano spazio a dubbi: il video sarà il traino della presenza consumer online. Infatti oltre il 50 per cento degli utenti internet guarda filmati online ogni giorno e il 59 per cento dei funzionari senior afferma che, nel caso in cui siano disponibili su un dato argomento – su di una stessa pagina – sia un testo insieme a un video sia solo un video, preferiscono il secondo. Unbounce ha mostrato che includere un video in una landing page aumenta il tasso di conversione fino all’80 per cento. Farlo in una mail porterebbe invece a un aumento del 200 per cento di click-through. Secondo Hubsbot invece, basta addirittura usare la parola “video” nel soggetto dell’email per aumentare i tassi di apertura del 19 per cento e quelli di click-through del 65.È quindi ora di abbandonare ogni riserva e lanciarsi in questo mondo, tenendo a mente che, secondo i dati elaborati da Curata, ci sono tre tipi di content particolarmente efficaci: testimonial, tutorial e dimostrazioni pratiche.
  1. Anche sui social
    Il discorso non cambia per quanto riguarda Facebook e Twitter. Secondo Wordstream, per esempio, i video sui social generano il 1200 per cento di condivisioni in più della combinazione di testo e immagini. Sulla piattaforma di Mark Zuckerberg si contano otto miliardi di visualizzazioni video ogni giorno (Social media today), per un totale di 100 milioni di ore. I post con video hanno il 135 per cento in più di reach organico dei post con foto.“Facebook promuove i video perché questi sono il contenuto che piace di più. Le persone che sono su Facebook, nel 70 per cento dei casi sono sulla piattaforma per puro entertainment. Quindi, se sei una pagina aziendale e devi andare a catturare l’attenzione che queste persone stanno dedicando a qualcosa che le intrattiene, il metodo migliore per farlo è usare questo strumento”, conferma Enrico Marchetto, founder e digital strategist a Noiza.Non solo condivisioni, e quindi brand building e brand awareness, ma anche monetizzazione: secondo Hubspot, infatti, il 64 per cento degli utenti è più propenso a comprare un prodotto online dopo aver visto un filmato.Le varie piattaforme social hanno però una diversa natura e una grammatica specifica. Nel caso di Facebook per esempio si deve puntare molto sullo storytelling: “Le persone non sono su Facebook per cercare dei video, siamo noi che li stiamo in qualche modo forzando”, spiega Marchetto, “Una chiave importantissima è sapere che l’85 per cento delle persone guarda i video con l’audio spento, 85 per cento, quindi se tu fai un video senza sottotitoli, quel video non te lo vedrà nessuno”. Su YouTube, invece, prosegue, le persone ci vanno apposta per trovare video che rispondano a delle domande specifiche: “Più siamo in grado di costruire una struttura narrativa che dia una risposta esaustiva a una presunta domanda più quel video sarà di successo”.
  1. Pensa sempre “mobile first”
    Infine, è fondamentale che questi contenuti siano pensati sin da subito per un consumo attraverso dispositivi mobili. Il consumo video via mobile, secondo quanto riporta YouTube (Hubspot) aumenta del 100 per cento ogni anno e ben il 90 per cento delle visualizzazioni video su Twitter avviene attraverso un dispositivo mobile. Il pubblico mobile poi ha una capacità di attenzione maggiore di quello desktop –  tra due minuti e mezzo e cinque minuti vs due minuti o meno – e condivide i contenuti di interesse con i suoi amici. Il 92 per cento dei consumatori via mobile condivide i video con altri consumatori (RendrFx).

Il messaggio contenuto in questi i numeri è chiaro: per raggiungere il pubblico non si può fare a meno di investire in questo tipo di comunicazione “Se si prendono tutti questi numeri e si uniscono all’insaziabile appetito del pubblico per le immagini in movimento, c’è da meravigliarsi che ci siano ancora aziende che non hanno una strategia video”, conclude Hernandez.

Eppure oggi in Italia ci sono ancora molte aziende che oppongono una certa resistenza. “L’idea di video che abbiamo forse è ancora un po’ troppo televisiva”, spiega Marchetto. “Non abbiamo ancora compreso l’efficienza del video marketing all’interno di mercati come Google, come YouTube, come Facebook. E poi, forse c’è anche una certa resistenza a un investimento che avrà risultati nel medio e nel lungo periodo”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.