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2010: che fine farà il futuro?

 
 
 
  1. Premi. "Only very rarely has a person to the same extent as Obama captured the world’s attention and given its people hope for a better future." Il Norvegian Nobel Committee ha giustificato così l’assegnazione del premio per la pace al Presidente degli Stati Uniti. La parola chiave è futuro e Obama si è guadagnato il Nobel due mesi dopo, con l’approvazione della riforma sanitaria.
  2. Influenze. Ancora Obama: la sua amministrazione ha chiesto che le dimissioni di Julie Gerberding dalla direzione dei Centers for Disease Control and Prevention fossero presentate lo stesso giorno dell’insediamento del nuovo Presidente. Così è stato. Gerberding, tra le donne più influenti del mondo secondo la rivista Forbes, ha trovato un altro lavoro e dal 25 gennaio 2010 dirigerà Merck Vaccine.
  3. Influenza. Secondo uno dei report più recenti dei CDC, 22 milioni di statunitensi hanno contratto il virus H1N1; 98 mila malati sono stati ricoverati in ospedale e 3900 sono i decessi. In Gran Bretagna i morti sono 360, qualcuno in meno dei 65 mila preventivati lo scorso aprile. In Italia, i dati sono questi. Merito dei soldi spesi per gli antivirali (che non funzionano) o del miliardo di sterline usato per acquistare vaccini? Improbabile, e tra l’altro gran parte delle dosi acquistate deve ancora essere consegnata. Il governo inglese vuole respingere quelle ancora in sospeso ed è indeciso – per quelle immagazzinate – se regalarle o se optare per una sorta di "raccolta differenziata", recuperando le famose sostanze "adiuvanti" contenute nel vaccino.
  4. Paure. Contro il terrore del virus qualcuno ha usato Pandemrix, che dal nome sembra il primo vaccino sperimentato sugli abitanti del famoso villaggio gallico dei fumetti. Contro altre paure non abbiamo altra arma che la ragionevolezza. Non è bastata ad una delle più prestigiose case editrici internazionali, Yale University Press, che ha deciso di non riprodurre i dodici disegni su Maometto pubblicati in Danimarca nel settembre 2005 che determinarono una crisi internazionale. Le vignette avrebbero dovuto essere ospitate in un libro proprio ad esse dedicato: “The Cartoons That Shook the World”, incredibilmente uscito senza poter mostrare ai propri lettori la… materia del contendere.
  5. Incertezze. Uno studio durato diversi anni e pubblicato sul New England ha messo seriamente in discussione l’utilità dello screening per il cancro prostatico tramite la valutazione del PSA: piccoli benefici, molti falsi positivi e troppi trattamenti non necessari. Anche la medicina specialistica prende le distanze. Prudenza anche nell’effettuazione degli screening mammografici, secondo le linee guida aggiornate dell’US Preventive Services Task Force, uscite sugli Annals of Internal Medicine: no allo screening di routine nelle donne tra 40 e 49 anni e, dai 50, cadenza biennale per ridurre il rischio di falsi positivi e conservare l’80% dei benefici potenziali. Va’ Pensiero ha dedicato all’argomento la più discussa scheda sulle "Cinque cose importanti".
  6. Discontinuità. Gran parte delle riammissioni ospedaliere è direttamente legata allo scarso coordinamento tra l’assistenza ospedaliera e la medicina territoriale. Si parla da troppo tempo di migliorare la continuità dell’assistenza ma non si fanno passi avanti. L’American College of Physicians, la Society of Hospital Medicine e la Society of General Internal Medicine hanno costituito una task force per giungere a posizioni condivise che possano perfezionare il passaggio dalla fase acuta di malattia alla remissione o alla gestione della cronicità.
  7. Distrazioni. Un amico si è rovinato parte dell’estate finendo fuori strada in Grecia: stava rispondendo a un sms mentre guidava (o guidava mentre rispondeva agli sms degli amici?). Le mie figlie studiano (?) con Messenger aperto e Facebook sullo schermo. Stessa cosa (temo) qualche redattore sul lavoro. Fare troppe cose insieme può costare caro, ma gli effetti negativi possono essere anche meno vistosi: secondo una ricerca della Stanford University essere impegnati su troppi fronti impedisce di filtrare le informazioni e finiamo col dare importanza a quelle più irrilevanti.
  8. Aggeggi. Negli ultimi mesi, in molte case si sono moltiplicati telecomandi, telefoni cellulari (gli italiani hanno l’orribile record di possederne 1,55 a testa), notebook; altri sono attesi quest’anno, se Steve Jobs non deluderà i suoi aficionados. Grande successo natalizio per il Kindle di Amazon, il lettore di e-book più conosciuto del mondo: gli utenti, però, non sono entusiasti. Intervistato da Newsweek, il capo di Amazon – Jeff Bezos – dice che il loro prodotto continuerà a migliorare e migliorerà chi lo usa: "we humans co-evolve with our tools". Ottimista, no?
  9. Letture. C’è dunque ancora qualcuno che legge libri, anche se sullo schermo? Pareri contrastanti. In molti la pensano ormai come il fondatore della Apple che da anni va in giro dicendo che nessuno legge più (quasi) nulla. Chi ancora insistesse, deve sapere che dei suoi gusti ed abitudini si saprà sempre di più. Le biblioteche devono essere reinventate, diventando un luogo dove insegnare alla gente a prendere iniziative culturali, a fare progetti, a connettersi ad altre persone. In poche parole, a usare il cervello.
  10. Stile. L’American Psychological Association ha pubblicato la nuova edizione del Manuale di Stile (le linee-guida per chi si accinge a redigere un testo di psicologia) e si è vista costretta a segnalare ben sette pagine di errori, sia refusi sia problemi sostanziali di contenuto. Bel colpo ragazzi. Gli editori, nel mondo, ringraziano: sappiamo sbagliare da soli.

Fa parte delle buone notizie leggere libri (Bezos e Jobs, tranquilli: siamo rimasti in pochi e queste sono poco più di cento pagine) come Che fine ha fatto il futuro? "Quanto più la scienza progredisce, tanto meno viene condivisa", dice Marc Aug. Forse è vero: le classifiche delle novità principali dell’anno lasciano il tempo che trovano; l’inventario di influenze, paure, distrazioni, aggeggi difficilmente aiuta a crescere. "Il progresso scientifico dipende in larga misura dalla rivoluzione sociale dell’insegnamento", sostiene ancora Aug. Allora, lungo l’anno che si è appena aperto, converrà pensare di più alle scuole dei nostri figli, agli insegnanti assenti e senza supplenti, alle aule di informatica con i computer rotti, ai bagni senza sapone, acqua calda e asciugamani (si rassegni Topo Gigio: non c’è verso di mantenersi puliti); quelle scuole per le quali i soldi non ci sono mai. Mica come per i vaccini.

13 gennaio 2010

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