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Come possiamo assicurarci che gli interventi di prevenzione raggiungano la popolazione?Innanzitutto penso che l’evidenza sia un punto cruciale. Quello che dovremmo fare non dovrebbe basarsi semplicemente sull’aiuto, ma anche sull’evidenza. E qui si pone però una questione circa la natura dell’evidenza. Una posizione al riguardo è che non si può intervenire in alcun modo finché non si abbia una piena evidenza, ma se così fosse i governi non farebbero niente. In realtà direi che, nel campo della promozione della salute e della prevenzione delle malattie, l’evidenza non sia del tutto inutile, ma anzi molto efficace. Quando si implementano nuove strategie d’intervento, i cambiamenti vengono accolti da coloro che possiedono una migliore istruzione, che leggono, che hanno capacità di comprensione, ma non da chi possiede un livello di istruzione più basso. Questo è uno dei temi chiave con cui mi trovo a confrontarmi continuamente. Se non si fa attenzione, il rischio che i cambiamenti introdotti vadano ad incrementare i divari sociali è tangibile. Bisogna essere consapevoli di questo meccanismo, bisogna studiarlo e comprenderlo, e bisogna assicurarsi che gli interventi raggiungano tutta la popolazione. Come possiamo garantire dei risultati equamente distribuiti nella popolazione? Geoffrey Rose ha scritto nel suo libro che, se il problema è di natura socio-economica, tale dev’essere la sua soluzione (1). Questa affermazione ha influito molto sul mio lavoro. Sono convinto che le disuguaglianze nella salute abbiano una radice socio-economica. Come essere certi quindi che i cambiamenti che proponiamo raggiungano tutti? Se i cambiamenti si basano esclusivamente sulla risposta del singolo individuo, possiamo esser certi che non riusciranno a beneficiarne tutti ma solo i più istruiti, i più abbienti e chi vive in ambienti più salubri; chi non possiede un’istruzione, alcun tipo di competenza, o un lavoro, chi vive nelle zone più povere, non sarà in grado realizzare questi cambiamenti. Se vogliamo davvero annullare le disuguaglianze di salute, dobbiamo ammettere che le cause sono di natura socio-economica, e che tali devono essere le soluzioni da applicare: dobbiamo intervenire sul piano sociale ed economico. "Closing the gap: reducing socio-economic inequalities in health". Possiamo, ma siamo pronti a farlo? Abbiamo pubblicato il report della Commissione sui Determinanti Sociali della Salute con il titolo “Closing the gap in a generation” (ndr: colmare il gap in una generazione) (2): non avremmo scelto questo titolo se pensassimo che si tratti di una vera follia, di qualcosa di assolutamente impossibile, e se non avessimo alcuna indicazione su come effettivamente colmare il gap nell’arco di una generazione. Potrebbe sembrare assurdo ma con quell’affermazione abbiamo dichiarato che in realtà noi sappiamo cosa fare: abbiamo le conoscenze necessarie ed una precisa idea di come procedere. Il punto quindi è: vogliamo farlo? Possediamo un ampio bagaglio di conoscenze riguardo a come si debba procedere: quello che serve adesso è la volontà di metterlo in pratica. Quando è bene cominciare la prevenzione? 7 ottobre 2009 |
Bibliografia
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Closig the gap
Yes we can, but we are ready to do it? "Abbiamo le conoscenze necessarie per colmare le disuguaglianze di salute ed una precisa idea di come procedere", così risponde Michael Marmot, Presidente della commissione dell'Oms sui determinanti sociali della salute. Come insegna Geoffrey Rose se il problema è di natura socio-economica tale deve essere la soluzione: dobbiamo intervenire sul piano sociale ed economico. "Il punto quindi è: vogliamo farlo?".

Come possiamo assicurarci che gli interventi di prevenzione raggiungano la popolazione?