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Competenza, sicurezza, efficacia

Una prima domanda che già abbiamo rivolto ad altre bibliotecarie o documentaliste: oltre 23 mila riviste medico-scientifiche; più di 3500 articoli pubblicati ogni giorno. Ma il personale sanitario ha l’abitudine di leggere?

La mia impressione è che dipenda molto dal tipo di professione (più o meno qualificata) che ogni singolo operatore svolge all’interno di una struttura sanitaria. Credo che l’attitudine alla lettura sia una caratteristica maggiormente presente nei medici, i quali, dovendo formulare diagnosi, confrontare terapie e prendere decisioni, sono più portati allo studio, all’analisi e alla ricerca di risposte. In questi anni di lavoro presso la biblioteca ho capito che il desiderio di lettura è abbastanza sentito in gran parte del personale, ma la possibilità di poter effettivamente ricavare momenti da dedicare alla lettura professionale si scontra con la pratica quotidiana del lavoro, frenetico ed incessante, senza dare spazio ad attività che potrebbero contribuire fattivamente allo “svecchiamento” degli ospedali.

Nella sua esperienza, esistono differenze evidenti tra i “reading habits” di medici e quelli di altri operatori sanitari?

Sicuramente: il medico da sempre è abituato allo studio, quindi alla valutazione, alla selezione, alla sintesi. Ciò lo rende in grado di potersi dedicare in maniera più mirata alla lettura di testi o riviste scientifiche, possedendo il background necessario per estrapolare le notizie utili al suo aggiornamento senza un dispendio di tempo e di energie troppo elevato.
Anche tra gli infermieri professionali di ultima generazione ed i fisioterapisti, almeno nella realtà di Ferrara, si sta nettamente ampliando la fascia di coloro che ritengono prioritario un aggiornamento costante attraverso la lettura di periodici scientifici e la ricerca efficace di letteratura.
Per quanto riguarda la scelta delle letture, nonostante la consapevolezza che l’inglese sia la lingua scientifica per antonomasia, c’è comunque la tendenza a preferire, comprensibilmente, materiali in lingua italiana e a stampa. Così come chi utilizza la rivista elettronica tende, in fase di studio, a preferire il contatto fisico con la carta.

Il costo degli abbonamenti ai periodici aumenta ogni anno e le aziende sanitarie e le università investono davvero molte risorse: come trasformare questa spesa in un investimento? (corsi, sensibilizzazione, ecc.)

I corsi di aggiornamento sulle risorse scientifiche organizzati dalla biblioteca incontrano ogni anno il favore e l’entusiasmo dei professionisti, i quali partecipano sempre numerosi alle iniziative inerenti le risorse informative. Ma ancora più importante è la sensibilizzazione, ovvero far conoscere la biblioteca e i suoi servizi all’utenza. Questo a partire dal livello dirigenziale. Ai vertici delle aziende si stenta a volte a comprendere pienamente quali potenzialità sono racchiuse in una biblioteca specializzata, gestita da personale qualificato e motivato. Non si conosce fino in fondo la professione del bibliotecario e quali benefici una biblioteca ben attrezzata e gestita possa rendere ad una azienda sanitaria specie se ospedaliera universitaria.
Un buon budget è sicuramente indispensabile per garantire una selezione decorosa di risorse scientifiche, ma prima di tutto bisogna rendere noto il servizio che una biblioteca può erogare, riconoscendone istituzionalmente il ruolo e dando dignità ai professionisti che vi lavorano.

Anche in Italia come in altri paesi mediterranei, il personale sanitario è spesso poco preparato per comprendere l’inglese: qual è la sua opinione al riguardo?

Tutti gli utenti della biblioteca, in prevalenza medici e personale sanitario laureato, non rifiutano la lettura di documentazione scientifica in lingua inglese, esiste una certa disponibilità nel cercare di comprendere al meglio questi testi e di utilizzarli anche come una sorta di training per testare le proprie conoscenze. Ovviamente i materiali in lingua italiana sono sempre molto richiesti, sia perché rappresentano un completamento della loro ricerca sia perché sono utili per convalidare quanto appreso dalla documentazione straniera.

Ritiene più conveniente, per una biblioteca specialistica, l’acquisto di “pacchetti” di periodici dallo stesso editore o una selezione mirata delle riviste sulla base dei dati di consultazione degli utenti?

L’ideale sarebbe una selezione mirata basata anche sulla base dei dati di consultazione, ma la costruzione di cataloghi “customizzati”, formulati sulle esigenze di ogni singola istituzione, attualmente ha costi talmente elevati che è giocoforza scegliere pacchetti preconfezionati.

Riviste ad accesso gratuito: lei ha ideato il progetto Step by Step, un’esperienza nuova in Italia per favorire la pubblicazione di lavori sulle riviste di BioMed Central da parte di operatori di diverse aziende sanitarie della vostra Regione: i periodici della PLOS e BioMed Central sono conosciuti e consultati?

Nella realtà di questa azienda ospedaliera e delle aziende che hanno partecipato al progetto abbiamo potuto constatare che il modello di pubblicazione proposto da Editori open access era quasi completamente sconosciuto. Credo sia uno dei compiti principali delle biblioteche rendere noti nuovi esempi di standard editoriali, lasciando poi ad ognuno la scelta su dove pubblicare i risultati dei propri studi.
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Che ruolo giocano (se ancora lo giocano) le riviste in lingua italiana? Ritiene esista uno spazio per gli editori nazionali?

Ritengo che le riviste italiane siano estremamente utili a tutti i professionisti. Gli argomenti trattati riguardano molto spesso lo scenario nazionale e anche quando affrontano temi di interesse internazionale aiutano i professionisti che hanno difficoltà con la lingua inglese a raggiungere informazioni di cui non potrebbero venire a conoscenza altrimenti.
Ma non solo, è importante mantenere una propria identità scientifica attraverso la quale la rete degli specialisti italiani possa mantenersi vitale e riconoscersi, senza per forza aderire a modelli che possono essere ben rappresentativi di realtà Canadesi o Australiane e non avere alcuna affinità con il panorama della sanità italiana.

Come le sembra stiano reagendo gli editori italiani alla mondializzazione della comunicazione scientifica?

È auspicabile che gli editori nazionali sappiano cogliere i migliori spunti provenienti da altri modelli sapendoli plasmare per mantenere o raggiungere livelli concorrenziali ma è difficile attualmente pensare di poter battere il modello anglosassone.
Ciò che forse si potrebbe fare è cercare di realizzare una versione DOP o DOC della rivista scientifica italiana, partendo per esempio dall’eliminazione dei banner pubblicitari che a sorpresa si aprono all’improvviso su alcune homepage di riviste elettroniche italiane, anche molto note.

Nei paesi anglosassoni, il documentalista svolge un ruolo attivo di supporto della ricerca di conoscenze per migliorare la qualità dell’assistenza da parte dello staff sanitario; le precedenti interviste hanno evidenziato delle resistenze nei medici ad affidarsi ad una ricerca delle evidenze svolta per loro (o in collaborazione) da bibliotecari esperti: qual è il suo parere al riguardo?

Non posso dare tutti i torti ai medici. Molto spesso le biblioteche sono considerate dei luoghi dove potersi dimenticare di personale inefficiente o inadeguato.
In altri casi invece, il personale bibliotecario non viene autorizzato a frequentare corsi di formazione qualificanti perché le aziende non ritengono di investire su questa figura professionale, determinando la stagnazione del servizio bibliotecario.
Tra l’altro, e sempre perché l’attività che si svolge nelle biblioteche rimane spesso oscura alla dirigenza, le biblioteche soffrono spesso di inadeguatezza tecnologica e logistica.

Esiste un modo per vincere il pregiudizio?

Bisogna andare alla ricerca del medico e proporsi come prodotto finito, sicuro e garantito: metterlo nelle condizioni di non poter più fare a meno del bibliotecario, mostrandogli, senza timore, la nostra esperienza e capacità.
Anticiparlo, consegnargli la letteratura sulla scrivania, prima ancora che ne abbia bisogno.
Durante questi nove anni vissuti da responsabile di biblioteca ho imparato che tre sono le carte vincenti:

  • competenza: aggiornamento continuo e aumento delle conoscenze, senza tregua. Anche attraverso l’autoformazione.
  • Sicurezza: nasce dalla competenza ma una volta acquisita viene percepita dall’utente il quale si rende disponibile volentieri alla collaborazione.
  • Efficacia: dare risultati. L’utente è disposto ad attendere qualche giorno purché il servizio reso corrisponda alle sue aspettative.

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