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#corruzione: un colpo di stato

Dove nasce la corruzione?

La corruzione è un fenomeno complesso che è difficile analizzare nella sua interezza e che siamo poco abituati ad approfondire individuando eventuali nessi tra corruttore e corrotto, tra individuo e ambiente. Il rischio è di dare una lettura unicamente individualistica e soggettivista del fenomeno senza tener conto del contesto sociale e, di conseguenza, alimentare quell’impotenza gestionale nella lotta al corruzione. Come ci hanno ben chiarito Hannah Arendt e Zigmunt Bauman (e come la storia ci ha dimostrato) il contesto sociale non agisce sempre e solo come fonte di moralità ma – potenzialmente – anche come fattore di erosione e compromissione della moralità della singola persona. Le organizzazioni, sia grandi che piccole, rappresentano luoghi che talvolta favoriscono violenze, manipolazioni, non verità, ingiustizie e molto altro. Anche nel contesto lavorativo numerose forze e fattori minano l’eticità della persona e favoriscono il diffondersi di comportamenti distruttivi sul piano etico, tra i quali comprendiamo anche la corruzione.

Cosa succede alla persona quando cede alla corruzione?

Il presupposto è che molto spesso la corruzione non è solo espressione di scelte individuali, ma dell’azione di un sistema parallelo di ruoli, autorità, regole e, paradossalmente, di un’etica parallela fatta di fedeltà, subalternità, scambi e dipendenze e persino di valori, seppure alternativi a quelli socialmente accettati. La persona corrotta sceglie di identificarsi e appartenere a questo sistema parallelo e occulto, una sorta di contro-sistema, e di essergli fedele più che al sistema formale e ufficiale, perché lo reputa più capace di fornirgli vantaggi e sicurezza.
Scegliendo una metafora possiamo pensare che la corruzione sia un’eclissi, una sorta di oscuramento, e che la vita psichica della persona sia un parlamento in cui si confrontano istanze e partiti interni, in dialettica spesso conflittuale. Quando una persona intraprende la via della corruzione alcune istanze interne vanno in penombra e perdono potere, mentre altre istanze vincono: una sorta di colpo di stato.

In questo colpo di stato interno quali istanze prendono il sopravvento e quali invece vengono messe a tacere?

In questo conflitto interno prendono il sopravvento le istanze legate al denaro che, in questo momento sociale, è un attrattore molto potente, e anche le istanze legate all’appartenenza a un sistema corrotto che come dicevo fornisci sicurezze e vantaggi. Mentre si indeboliscono i partiti interni: l’istanza dell’identificazione positiva con l’organizzazione di cui si fa parte come quella dell’ambiente di lavoro, l’istanza del dialogo autoriflessivo, le parti ideali dell’IO che hanno interiorizzato valori socialmente riconosciuti, il collegamento affettivo con i “compagni di viaggio” nell’organizzazione.

Qual è la portata di questa inversione di poteri?

Come ho scritto su Recenti Progressi in Medicina questo colpo di stato interno è una sorta di naufragio, parola cara a Karl Jaspers con la quale alludeva alla situazione in cui il Sé si sgretola e va in rovina. Lo spegnersi delle identificazioni positive, del dialogo con sé stessi, del legame affettivo con altri, della stima di sé, è un naufragio radicale della psiche, introduce in una condizione di funzionamento psichico mutilato e sofferente. Il soggetto corrotto è un soggetto che sceglie la via del nulla, sceglie l’infelicità del nichilismo più estremo, una delle forme del Male. Un soggetto che non crede più in nulla, che non si guarda allo specchio, per cui altri non contano nulla. Si riflette poco, pensando magari in modo stereotipo a un soggetto corrotto sereno e gaudente, su quanto la corruzione abbia una parentela stretta con Thanatos. La corruzione è una vittoria di Thanatos su Eros, sia sul piano psichico interno sia su quello del sistema sociale, che estingue funzioni vitali sia sul terreno psichico sia su quello sociale. È un fenomeno molto distruttivo, sia autodistruttivo sia distruttivo per il contesto sociale in cui avviene, è una grave dissipazione di risorse, una distruzione di fiducia, un decadimento della qualità del servizio o della produzione, un fattore virale di degrado.

Ci sono degli elementi nel contesto lavorativo che potenzialmente favoriscono il colpo di stato interno?

Non scordiamoci che la psiche è un sistema aperto che può essere profondamento influenzato dal contesto sociale in cui vive e l’ambito del lavoro è decisivo per la costruzione della nostra identità psichica e lavorativa. Ci sono diversi aspetti nell’organizzazione lavorativa che possono costituire un terreno di coltura favorevole alla corruzione e proprio sui quali serve intervenire per prevenire il rischio di corruzioni. Un primo aspetto riguarda il non-senso di quello che si fa, e anche dei valori, dei principi e delle idee che orientano l’azione organizzativa. Nel contesto lavorativo spesso accade che le normative interne e le procedure siano comunicate senza spiegare il loro significato. Accade poi spesso che le norme siano vissute dal lavoratore come ostacolo o impedimento o fattore di paralisi e come tali vanno trasgredite. Ma la mancanza del senso nel sistema sociale indebolisce le istanze sane interne dell’individuo. Come il non-senso anche l’incoerenza è un fattore che può favorire la corruzione. In un ambiente incoerente nulla è più vero, nulla conta, a nulla si può credere. Purtroppo, c’è spesso una discrasia tra quello che si dice e quello che si fa effettivamente nell’organizzazione senza tenere conto che, superata una certa soglia, l’incoerenza percepita diventa una tossina distruttiva che diffonde in maniera virale sfiducia, distacco, demotivazione. L’incoerenza è già una corruzione della verità e della parola…

Una condizione diffusa nell’ambiente è la sensazione di lavorare male o di esseri messe nella condizione di lavorare male. Anche questo incide sul rischio di naufragare verso la corruzione?

Certamente. La sensazione di lavorare male si collega ad altre due condizioni che aprono il varco a condotte eticamente distruttive e sulle quali è necessario intervenire preventivamente: ilmalessere lavoro-correlato e la mancanza di riconoscimento. Il lavoro può essere un fattore di salute psichica e fisica ma anche di malattia e malessere. Quando un’organizzazione produce malessere è più facile che gli attori sperimentino nei suoi confronti frustrazioni, risentimenti, desideri di fuga, aggressività; quando nega il riconoscimento nelle relazioni lavorative primarie, con i responsabili, i colleghi o collaboratori, i clienti o pazienti, si crea inevitabilmente una situazione psichica molto sofferente: le persone non si riconoscano in quello che fanno, né si possono riconoscere e rispecchiare nel lavoro ben fatto, difendendo e promuovendo le condizioni favorenti il lavoro di qualità. È importante che le figure di coordinamento colgano appieno il peso di questi due fattori e agiscano di conseguenza. Non va poi sottovalutato che queste condizioni frustranti in ambito lavorativo alla lunga portino alla perdita di riflessività, sia auto riflessione sia con altri, come se fosse una sofferenza troppo acuta riconoscere a sé stessi e ad altri che si lavora male, al di sotto degli standard professionali che si sono interiorizzati. La riflessività ha un legame essenziale con l’etica. Promuoverla nei gruppi di lavoro e nelle unità organizzative è un compito gestionale che richiede di progettare, aprire e difendere spazi e tempi strutturati in modo congruente per un lavoro di riconsiderazione riflessiva delle modalità di lavoro, la risoluzione di problemi, la progettazione di innovazioni e cambiamenti. Gli spazi di lavoro riflessivi richiedono e costruiscono trasparenza, significato, fiducia, appartenenza, impegno e controllo sociale e costituiscono quindi naturali antagonisti della corruzione.

“Legame” è un’altra parola chiave pe costruire questi antagonisti della corruzione…

Nell’ambiente lavorativo si vive con altri e si costruiscono relazioni che sono tra le più significative della vita, al punto da divenire legami. Negli ultimi anni stiamo assistendo a una progressiva erosione e a un impoverimento delle relazioni di lavoro. La promozione della costruzione di relazioni di qualità è una competenza molto rilevante per ruoli di gestione e coordinamento. Relazioni di qualità sull’asse verticale, capo collaboratore, improntate all’ascolto, alla cura nella comunicazione, all’impegno nello sviluppo, alla testimonianza attiva dei valori e sull’asse dei rapporti di collaborazione orizzontale, improntate alla cooperazione e alla fiducia, sono un assetto organizzativo di rilievo strategico e una forma di valore che la struttura manageriale è chiamata a costruire.

Il messaggio conclusivo potrebbe essere che le sei parole chiave per la lotta alla corruzione sono: senso, benessere, coerenza, riconoscimento, riflessività, legami.

Essenziale nella lotta attiva alla corruzione è che coloro che detengono ruoli di gestione e coordinamento nell’ambito lavorativo si prendano cura attivamente e attentamente di questi fattori di rischio. La cura della comunicazione interna e dell’ascolto attento, l’apertura di spazi di partecipazione e di riflessione e la costruzioni di relazioni di qualità, la condivisione collettiva delle scelte e degli obiettivi e altre azioni ancora possono sinergicamente presidiare le dimensioni del disagio, della coerenza, del riconoscimento e della qualità delle relazioni. Quello che conta è individuare un collegamento tra gli interventi che vengono fatti o meno in questa direzione e l’insorgenza di fenomeni eticamente distruttivi. Servono inoltre pazienza e costanza perché le organizzazioni cambiano lentamente e mai in maniera sincrona, è fondamentale non attendersi evoluzioni sistemiche immediate omogenee e totalizzanti. Senza scoraggiarsi se si percepisce il proprio investimento in questi aspetti scoordinato o isolato rispetto al sistema, ricordandosi sempre che ciò che ciascuno può fare nel proprio spazio di influenza, fa una infinita differenza. È, spesso, il fattore decisivo da cui tutto dipende. Ricordando un assioma dello stoicismo antico, una base dell’etica e della sua promozione consiste nell’occuparsi di ciò che dipende da noi.


Bibliografia

Cecchinato F. La corruzione come naufragio individuale e organizzativo. Recenti Prog Med 2015; 106: 161-6

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