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Farmaci (s)caduti nel mercato nero

Cosa ci può dire sui traffici illeciti di farmaci scaduti?

Nel corso della mia esperienza di contrasto al fenomeno svolta con vari incarichi quando ero in servizio al Comando Carabinieri Tutela della Salute, un reparto speciale alle dipendenze funzionali del Ministro delle Salute, mi sono imbattuto in casi di sequestro di farmaci scaduti, soprattutto, in strutture residenziali o di assistenza sanitaria per gli anziani. Qualche volta, però, questi farmaci li abbiamo trovati anche nelle corsie degli ospedali.

Quindi sia in strutture sanitarie pubbliche sia in private…

Negli ospedali pubblici, almeno così voglio pensare, il reperimento di farmaci scaduti è più che altro conseguente ad una cattiva gestione dell’armadietto farmaceutico. Anche nelle strutture private e nelle residenze sanitarie per anziani può esserci la stessa motivazione di fondo. Ma, talvolta, questo potrebbe un sistema valido per fare economie sui costi per l’assistenza.

Vi è capitato di accertare il dolo?

I responsabili delle strutture ispezionate sono stati deferiti all’autorità giudiziaria, ipotizzando il reato di detenzione e somministrazione di sostanze farmacologiche imperfette o pericolose, ma purtroppo la normativa italiana in questo non ci aiuta.

Perché?

Perché la Legge punisce soltanto la somministrazione di farmaci imperfetti, come lo sono quelli scaduti e non la semplice detenzione. Dunque, bisognerebbe sorprendere i responsabili in flagranza di reato, in poche parole, beccarli mentre fanno l’iniezione con un medicinale scaduto. La detenzione viene punita soltanto in caso di commercio di farmaci. Quindi, se i farmaci scaduti, per esempio, vengono detenuti dal farmacista, quest’ultimo risponde penalmente. Invece, l’infermiere o il medico di un reparto che detengono farmaci scaduti non rispondono del reato suddetto.

Le ispezioni dei NAS nei centri di cura dove sono stati rinvenuti farmaci scaduti o imperfetti, sono state fatte a seguito di una denuncia o rappresentano controlli di routine?

Nell’attività istituzionale e operativa dei NAS è previsto che siano fatte verifiche periodiche a campione, anche per saggiare l’entità del fenomeno. Se il fenomeno venisse fuori in maniera preoccupante, allora, verrebbero fatti dei controlli a tappeto.

È mai successo?

Il mondo del farmaco, globalmente inteso, è stato ed è oggetto di controllo dei NAS dei carabinieri ai quali il Ministero della Salute, di volta in volta e sotto la sorveglianza dell’AIFA, affida specifici compiti di vigilanza connessi a provvedimenti di campionamento o di ritiro dal commercio. Controlli a tappeto sono stati fatti in altre attività di assistenza come per esempio sull’utilizzo delle camere iperbariche. Ricordo che in occasione di un gravissimo incidente in cui rimasero carbonizzati alcuni pazienti, i NAS hanno prima censito tutte le strutture sanitarie ove erano presenti queste macchine e poi proceduto alle necessarie verifiche a tappeto per constatarne la sicurezza. Per quanto concerne, invece, le strutture di ricovero, cura ed assistenza sanitaria, sono previsti dei periodici controlli, nell’ambito di un’attività gestita anche dal Ministero della salute.

Un sistema di controlli che funziona, dunque?

In linea di principio si, anche se occorre precisare che nel nostro Paese controllore e controllato si identificano nello stesso ente: le ASL. Le strutture di ricovero e cura sono parte integrante delle Aziende Sanitarie Locali e, contemporaneamente, sono sottoposte alla vigilanza delle stesse. Per migliorare il funzionamento della sanità, globalmente intesa, sarebbe più opportuno che i controlli fossero affidati ad un’agenzia “terza”. Le ispezioni, in verità, sono scarse e non vengono fatte come dovrebbero perché, oltre ad un evidente conflitto di interessi, ci sono pochi ispettori disponibili.

Ritiene che sia urgente modificare la normativa penale, così da rendere penalmente perseguibile anche la semplice detenzione di farmaci scaduti o imperfetti da parte di strutture sanitarie?

Assolutamente, sì. Inoltre, serve la certezza della pena, perché la negligenza altrui, nel caso della gestione di farmaci, mette in serio rischio la salute delle persone. Altra cosa è, invece, il mercato dei farmaci oggetto di furti e rapine.

Ci spieghi meglio…

I furti di medicinali sono più frequenti di quanto si creda. E se si fanno molti furti vuol dire che c’è un mercato che li ricicla e che nel sistema della distribuzione ci sono professionisti compiacenti che si prestano a prescrivere questi farmaci, ad acquistarli ed a distribuirli. Inoltre, si tratta di medicinali il cui utilizzo è rischioso a causa delle condizioni inadeguate in cui vengono stoccati dalle organizzazioni criminali.

Può darci un’idea della portata del fenomeno?

Purtroppo, manca il dato statistico, perché l’Istat non tiene conto della categoria specifica, inserendola nella voce più generale di furti e rapine. Però, grazie alla collaborazione tra i NAS dei Carabinieri e Farmindustria, verrà presto allestita una banca dati dedicata ai casi di rapina e di furti di prodotti farmaceutici al fine di monitorare il fenomeno ed individuare le migliori azioni di contrasto al fenomeno. Anche in questo caso, la tracciatura del farmaco gestita dal Ministero della Salute, nel momento in cui andrà a regime, darà un contributo importante alla lotta contro questo particolare crimine. Il sistema è attivo soltanto in parte a causa della complessità della sua gestione, per cui si è deciso di procedere per step successivi. Al momento, sono tenuti a trasmettere le informazioni alla banca dati soltanto le aziende farmaceutiche e quelle della distribuzione, ne sono esclusi i farmacisti, i grossisti e le aziende che provvedono al ritiro ed allo smaltimento dei farmaci scaduti o invendibili.

Quindi?

Per farla breve, ci troviamo in una fase in cui la Banca Dati Centrale del Ministero della Salute non è in grado di individuare le fustelle dei farmaci oggetto di furto o rapina.

Quindi, in futuro, quando il farmacista farà passare il lettore ottico sulla fustella di una confezione rubata, verrà segnalata l’informazione a livello della banca dati centrale?

Quando la Banca Dati Centrale opererà a pieno regime, questo sarà possibile. Attualmente, ci sono delle falle nel sistema che, di fatto, possono consentire ancora il verificarsi di truffe ai danni del Servizio Sanitario Nazionale, mediante l’utilizzo illegale delle fustelle applicate sui farmaci rubati e rapinati, con gravi ripercussioni sulla spesa farmaceutica, che viene accresciuta in modo anomalo, e sulla tutela della salute dei cittadini.

Ci sono aree più a rischio rispetto a questo problema?

Si tratta, in verità, di un fenomeno distribuito un po’ sul tutto il territorio, ma più marcato nel Mezzogiorno d’Italia. Posso affermare, però, che allorquando questo straordinario sistema italiano di tracciatura del farmaco sarà completato, i sodalizi criminosi dediti al crimine farmaceutico e sanitario avranno vita assai difficile.

Qual è la situazione in Italia relativamente al fenomeno dei farmaci contraffatti?

L’Italia è un paese in cui la produzione dei farmaci e la loro distribuzione attraverso i canali ufficiali (farmacie, parafarmacie, ospedali ASL etc.) non è contaminata dalla contraffazione e per un motivo molto semplice: i farmaci nel nostro Paese vengono dispensati in farmacia e dietro presentazione di ricetta medica (per i farmaci con obbligo di prescrizione, ndr) e, soprattutto, esiste un sistema di tracciatura dei medicinali molto preciso e rigoroso che fa riferimento ad un bollino filigranato, la fustella, che il farmacista stacca dalla confezione del medicinale e appone sulla prescrizione del Ssn, compilata dal medico curante. Il bollino viene stampato e gestito come le carte di pubblico credito, ovvero come la carta moneta. Il sistema di tracciatura garantisce la qualità e l’originalità dei farmaci dispensati nei presidi sanitari italiani. Esiste, però, anche in Italia la possibilità di acquistare medicinali su internet. Questa pratica, molto in uso tra coloro che usano farmaci a scopo edonistico – mi riferisco per esempio agli anabolizzanti usati nelle palestre o a quelli per curare le disfunzioni erettili – oltre ad essere vietata dalla legge, è estremamente pericolosa per la salute in quanto è facile che i prodotti venduti attraverso questo canale provengano dai circuiti della contraffazione. Si tratta di una modalità pericolosa di rifornirsi di medicinali, perché non si sa cosa si compra, non c’è alcuna garanzia sulla qualità e la sicurezza di quei prodotti che, spesso, provengono da paesi del sud est asiatico, in cui non esistono norme rigorose sulla produzione delle materie prime e sulla tutela dei brevetti.

Dunque, in Italia siamo al sicuro dalla contraffazione?

È chiaro che la possibilità che circolino medicinali contraffatti in via teorica esiste. In passato, almeno due farmaci sono stati oggetto di contraffazione, si trattava di un anti-ipertensivo e di un farmaco indicato per l’ulcera peptica che, oggi, non sono più in commercio nel nostro paese. Inoltre, non possiamo avere la certezza che, su tutto il territorio nazionale, non esistano strutture ove si possano produrre farmaci contraffatti destinati al mercato estero. Anni addietro, per esempio, i NAS si sono occupati del caso di una piccola azienda situata nel Nord Italia, che si poneva sul mercato come una fabbrica in grado di fornire compresse contraffatte prodotte da una nota multinazionale del farmaco tedesca, che contrassegna in modo evidente i propri prodotti, anche in relazione allo Stato di destinazione.

L’ipotesi della vendita di farmaci al supermercato renderebbe la situazione meno controllabile?

La liberalizzazione prevista dal cosiddetto Decreto Bersani prevede che i farmaci venduti fuori dalle farmacie tradizionali siano comunque sempre dispensati da un farmacista, che è un garante per il consumatore. I farmaci sono un presidio insostituibile per la cura delle malattie, ma possono costituire anche un pericolo per il paziente quando la loro origine non è sicura e l’utilizzo degli stessi avviene senza il controllo medico. Il Legislatore italiano, in modo pienamente consapevole, a partire dal 2001, ha messo in atto un sistema di tracciatura del farmaco assai rigoroso, che ci viene invidiato da diversi Paesi europei.

A chi si riferisce?

Mi riferisco ad alcuni paesi dell’Europa in cui il fenomeno della contraffazione rappresenta un problema serio: in Inghilterra, per esempio, il mercato è invaso da questi prodotti. Di simili realtà i NAS ne hanno contezza perché rappresentano il Ministero della Salute italiano in un consesso internazionale che si chiama PFIPC (Permanent Forum on International Pharmaceutical Crime); un forum permanente per la lotta al crimine farmaceutico, e quindi alla loro contraffazione, al quale partecipano le Agenzie e le Istituzioni nazionali di quattordici Stati (Stati Uniti, Regno Unito, Canada, Australia, Belgio, Brasile, Germania, Irlanda del Nord, Repubblica di Irlanda, Paesi Bassi, Singapore, Repubblica del Sud Africa, Spagna e Italia). Questo forum si riunisce annualmente per discutere le strategie di lotta alla contraffazione del farmaco. In tale contesto, si è avuta contezza di situazioni sensibili in alcuni paesi e tra questi, appunto, l’Inghilterra, l’Olanda, il Belgio, Singapore ed altri.

 

27 febbraio 2008

Sui percorsi "invisibili" dei farmaci

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