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Farmacisti “responsabili”

Quale ruolo hanno le farmacie nello smaltimento dei farmaci scaduti?

Le farmacie italiane fanno parte di una organizzazione interassociativa con le industrie farmaceutiche, che ha come scopo il ritiro e la distruzione dei prodotti farmaceutici scaduti o non più commercializzabili. Tale modalità è tra le poche esistenti a livello dei Paesi industrializzati e da anni svolge un ruolo significativo per la catena dei rifiuti speciali, garantendo una distruzione controllata.

Quali i comportamenti virtuosi che un farmacista potrebbe mettere in atto e quali i comportamenti da evitare per ridurre lo spreco di medicinali?

I sistemi gestionali, ormai presenti in tutte le farmacie, permettono di amministrare le scorte in modo ottimale e pertanto, a livello generale, non si manifestano sprechi di medicinali, almeno sotto l’aspetto gestionale. Il farmacista nella sua funzione di "consigliere" sul farmaco può esercitare un’azione di sensibilizzazione sui cittadini, aiutandoli a non eccedere nelle scorte domestiche e dando le indicazioni opportune sull’utilizzo di farmaci, eventualmente detenuti, anche in prossimità della data di scadenza. Negli ultimi anni, cambiamenti nella validità temporale di un prodotto farmaceutico e di indicazioni sul foglietto illustrativo hanno incrementato la possibilità di non utilizzo di molti farmaci: in questi casi, il consiglio del farmacista ai pazienti ha ridotto lo spreco che si sarebbe potuto verificare.

Il farmacista ha qualche responsabilità sull’utilizzo dei cassonetti per la raccolta dei medicinali scaduti posti all’ingresso delle farmacie?

Le aziende municipalizzate per la raccolta rifiuti, di comune accordo con le farmacie, hanno organizzato la raccolta differenziata dei medicinali scaduti o non più utilizzabili, mediante gli appositi raccoglitori. Le farmacie, generalmente, non intervengono nella raccolta, ma possono sensibilizzare al ritiro dei contenitori, per evitare che nella postazione di raccolta si verifichino situazioni di pericolo per i cittadini.

Avete mai condotto una ricerca quali-quantitativa sui medicinali gettati nei cassonetti per la differenziata?

In alcune province, sono state attivate indagini statistiche per valutare l’incidenza della raccolta dei medicinali scaduti, ma non siamo in grado di valutarne i risultati. Parimenti, molte farmacie hanno intrapreso iniziative per controllare periodicamente”gli armadietti farmaceutici” dei cittadini e sensibilizzarli a non eccedere nelle loro scorte, evento purtroppo abbastanza frequente. Le numerose iniziative messe in atto dalle autorità governative e sostenute dal settore stanno migliorando significativamente la situazione.

Il sistema di indennizzo dei resi fatto dalle aziende farmaceutiche ai distributori (mediante ASSINDE) può incentivare comportamenti scorretti da parte delle farmacie, per esempio ordinando quantitativi di medicinali in eccesso rispetto ai bisogni ipotizzabili?

Il ritiro organizzato dei medicinali permette un controllo sistematico dei dati sui prodotti scaduti o non più commercializzabili da parte delle industrie: le farmacie potrebbero avere poca attenzione alle loro scorte per il fatto che vengono attenuati i costi per il rischio d’impresa assunto nella gestione del loro magazzino, ma i nuovi modelli gestionali riducono questa possibilità.

In alcuni Paesi i medicinali vengono venduti nelle dosi e quantità strettamente necessarie al trattamento prescritto. Si potrebbe introdurre un sistema simile anche in Italia?

Il problema al punto è piuttosto controverso: siamo portati a confrontare situazioni di Paesi diversi, pensando che possano essere comunque adattabili alla nostra. In realtà, molteplici differenze rendono impraticabili esperienze che, prese singolarmente, potrebbero sembrare intelligenti e realizzabili. La personalizzazione di una terapia rappresenta di certo un vantaggio in termini di eliminazioni degli sprechi, anche se probabilmente prevede costi di gestione che, al momento e nella nostra situazione, supererebbero i risparmi dei confezionamenti. Anche in questo campo si stanno realizzando passi in avanti; in particolare, una sempre maggiore cultura del farmaco in generale, e da parte della classe medica in particolare, permette di evitare sprechi dovuti a confezionamenti industriali non sempre aderenti alle terapie. Alcune proposte ministeriali sul confezionamento ottimale delle terapie sono state fatte (confezioni start, ad esempio), ma trovano difficoltà nella loro realizzazione. Evidentemente, ci sono problemi di natura economica e gestionale ed interessi delle parti che fanno fatica a comporsi.

Eppure, grande è l’attenzione rivolta al controllo della spesa farmaceutica…

A questo proposito, è importante ricordare che l’Italia ha il primato di efficienza sul monitoraggio della spesa farmaceutica pubblica (quella erogata dalle farmacie per conto del SSN). Tutti i mesi, infatti, le oltre 17 mila farmacie inviano al Ministero della Salute i dati delle singole prescrizioni. Dal 2008, dati ancora più raffinati verranno inoltrati al Ministero delle Finanze (tramite la Sogei). In tal modo è possibile controllare tutto il movimento di prescrizione e spedizione delle ricette e rendersi conto di consumi, abusi, irregolarità, truffe, entrando addirittura nel singolo caso prescrittivo. Si pensi, comunque, che la convenzione che regola il rapporto tra le farmacie e il SSN data 1998 e che, nel frattempo, nel nostro settore è cambiata un’epoca. Probabilmente, un tavolo di concertazione di tutto il settore, con la partecipazione dei vari attori coinvolti (industria, medici, farmacisti, AIFA e Governo), potrebbe rappresentare la vera svolta per rendere più efficace il complesso quadro della programmazione farmaceutica, che rappresenta il 14% della spesa sanitaria dell’Italia (il quinto Paese per consumo di farmaci) e una voce consistente del PIL. Sempre che il “medicinale” venga visto come opportunità e non solo come una voce di spesa.

 

12 marzo 2008

Sui percorsi "invisibili" dei farmaci

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