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I cardiologi scoprono le vergogne

Chicago, capitale dell’Illinois, ha ospitato il Congresso annuale dell’American Heart Association. La città si estende lungo la riva sud ovest dell’immenso Lago Michigan e la sua area metropolitana – Chicagoland – raccoglie nove milioni di abitanti. Il centro è dominato da imponenti grattacieli, come la Sears Tower che con i suoi 442 metri è il più alto edificio dell’emisfero boreale. Questa tipologia architettonica è nata proprio nella windy city agli inizi del Novecento, quando l’apertura del canale tra i Grandi Laghi e l’oceano decretò la sua fortuna. La rivoluzione urbanistica di Daniel Burnham aprì le porte all’inventiva di architetti come Louis Sullivan, Mies van der Rohe, Fazlur Kahn, Saarinen, Lloyd Wright e, oggi, di Hood e di Frank Gehry.
L’immensa periferia conserva più di una traccia del passato industriale della città, la prima ad aver adottato le 8 ore lavorative e anima del Primo Maggio. In centro, il paesaggio urbano è un enorme museo di architettura all’aperto, quinta ideale per il cinema. Chicago infatti è stata il set di molti film, prestando la sua famosa metropolitana sopraelevata – il Loop – a film come Il fuggitivo, oppure la sua Union Station alle scene finali de Gli Intoccabili.

Attraversata dai diversi bracci del Chicago River, è disseminata di 45 ponti mobili.

Le piazze sono impreziosite da grandi sculture di Dubuffet, Luise Nevelson, Calder, Picasso e come il Cloud Gate di Anish Kapoor. Ma Chicago resta una città molto americana, culla del blues e del jazz. Non è famosa soltanto per i grattacieli, per Al Capone e per la musica, ma anche per i suoi giornali autorevoli – come il Chicago Tribune – e perché qui è stata inventata la pillola anticoncezionale, il dolcificante aspartame, i brownies, perfino i pattini a rotelle. Oltre alla pubblicità. Chicago vuol dire anche sport e squadre come i ChicagoBulls di Michael Jordan, o nel football americano i Chicago Bears. Oggi, sotto la guida dei democratici, è una città che conta: i suoi politici, come il senatore dell’Illinois, Barack Obama, sono rispettati e influenti anche a Washington.

È una città colta, con università famose come la Loyola, la NorthWestern, l’University of Illinois at Chicago, la DePaul, con punte di eccellenza nelle facoltà mediche, sociologiche e filosofiche.

Il McCormick Center ha ospitato i più di trentamila operatori sanitari venuti da tutto il mondo per il maggiore appuntamento annuale con la cardiologia. Al Centro dell’interesse del congresso sono ancora le grandi pandemie che affliggono soprattutto il mondo occidentale: le malattie del metabolismo ed il rischio cardiovascolare correlato, il diabete, l’ipertensione.
Ma si è anche discusso di politiche sanitarie. “Togliamo l’elefante dall’angolo”: ha scelto questo titolo Raymond Gibbons per aprire i lavori. Il saluto del Presidente è stato volutamente politico: negli Stati Uniti la spesa pubblica per la salute ha raggiunto il 21 per cento del budget federale, nonostante il sistema si basi sulle assicurazioni private per il 60 per cento dei cittadini. Ma il 16 per cento degli americani non è coperto da alcuna assicurazione, con punte che arrivano al 33 per cento per la minoranza ispanica. Ce ne dobbiamo vergognare, ha detto Gibbons. E la situazione potrebbe peggiorare con l’invecchiarsi della popolazione.

Cosa fare? Queste le proposte di Gibbons:

  1. puntare sull’educazione sanitaria;
  2. prevenire le malattie piuttosto che curarle;
  3. mirare ad una maggiore collaborazione interdisciplinare;
  4. scommettere sulla ricerca;
  5. dare priorità all’efficienza: spendere di più non equivale sempre a curare meglio;
  6. puntare sulla qualità delle cure;
  7. offrire incentivi appropriati, agganciandoli all’efficienza ed alla qualità delle cure e non al numero degli interventi.

Solo così – ha concluso Gibbons – riusciremo a strappare l’elefante dall’angolo ed a riportarlo al centro del palcoscenico. Vedremo l’anno prossimo, ad Orlando, se saranno stati fatti passi in avanti…

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