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Il benessere di mamme e bambini in Italia

Nascere in Italia è una fortuna. Almeno così pare sfogliando l’ultimo Rapporto sullo Stato delle Madri nel Mondo di Save the Children dove si legge che i bambini italiani sono quelli che vivono meglio. Ma come crescono i bambini italiani nelle periferie delle grandi città? E quelli del Sud rispetto a quelli del Nord? Ancora: l’Italia è il Paese dove le mamme stanno meglio? Lo abbiamo chiesto a Maurizio Bonati e a Carlotta Sami.

Maurizio Bonati, Laboratorio salute materno-infantile, Istituto "Mario Negri" di Milano, coautore di "Nascere e crescere oggi in Italia"

L’Italia è al 18esimo posto mondiale per sviluppo umano, e al sesto per il benessere dei bambini tra le nazioni europee, eppure sono circa 2 milioni i bambini e ragazzi italiani "poveri": che vivono in famiglie sotto la soglia di povertà. Un bambino ogni tre che vive nel sud d’Italia è povero.
Non sono quindi solo i bambini di Scampia, dei quartieri spagnoli napoletani o del Brancaccio e dello Zen di Palermo, ma una intera popolazione eterogeneamente distribuita sul territorio nazionale. Una popolazione sommersa, invisibile, spesso ignorata.
Vivere in povertà non vuol dire solo non disporre di risorse economiche, vivere in famiglie con un reddito inferiore al 50% della media nazionale, ma vivere con meno opportunità educative, in condizioni di minor sicurezza sociale, sanitaria e relazionale.
È questo che ribadisce (anche) il Terzo Rapporto sul monitoraggio della applicazione della Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza in Italia, di prossima pubblicazione.
Non c’è bisogno di fare lunghi viaggi in altri Paesi, quelli con scarse risorse, quelli del Sud del Mondo, quelli in cui tutto si gioca tra vita e morte nelle prime ore/giorni dalla nascita. Ci sono disuguaglianze di benessere profonde ed enormi nelle grandi città dello stesso Nord, che vanno ad aggiungersi a quelle, risapute e spesso accettate, tra Nord e Sud d’Italia; e i più deboli, i più esposti sono proprio i bambini e gli adolescenti.
Il Rapporto focalizza alcuni dei ritardi nell’applicazione della Convenzione e propone anche alcune raccomandazioni: suggerimenti e indicazioni rivolti sì a chi ha responsabilità politiche e istituzionali, ma non solo. Il gruppo di lavoro, infatti, si è allargato ed è in continua crescita e questo rappresenta un elemento essenziale di partecipazione sociale a garanzia (odierna, ma ancor più futura) del diritto alla salute, scuola, uguaglianza e protezione di ogni bambino (e della comunità in cui vive). Un diritto ancora inevaso per almeno 2 milioni di bambini e ragazzi italiani.

Carlotta Sami, direttore dei programmi di Save the Children Italia

Nell’Indice delle Madri, la classifica del benessere materno-infantile inclusa nell’Ottavo Rapporto sullo Stato delle Madri nel Mondo di Save the Children, l’Italia risulta al 19esimo posto, subito dopo Estonia, Austria, Slovenia, Canada. Considerando però i  parametri che servono a valutare il solo benessere infantile, l’Italia si posiziona al primo posto. In particolare, nel nostro Paese, nel 2005, la mortalità infantile sotto i 5 anni registrava uno dei valori più bassi, 4 morti su 1000 neonati, mentre il tasso di iscrizione alla materna e alla scuola superiore era del 100%.
Si tratta di percentuali elevatissime che indicano come la pressoché  totalità delle bambine e dei bambini nel nostro Paese goda di buona salute e di un’adeguata istruzione. Tuttavia se in Italia la salute e l’istruzione infantile sono altamente garantite, inferiori tutele si registrano nella condizione e salute delle mamme e delle donne, con evidenti disparità di genere che vanno assolutamente corrette: alla lunga, il minore e più precario benessere delle mamme potrebbe compromettere anche quello dei bambini.
In particolare, confrontando la condizione delle donne italiane, con quella delle svedesi – la Svezia è il Paese in cima all’Indice delle Madri – grande è la distanza rispetto, per esempio, alla salute, al ricorso alla contraccezione, alla partecipazione al governo nazionale, alle differenze di reddito con l’uomo. In Italia è il 39% delle donne che fa uso di contraccettivi a fronte del 72% delle donne svedesi. Nel 2007 la partecipazione delle donne italiane al governo del Paese è del 17% contro il 47% in Svezia. Le donne italiane percepiscono uno stipendio mediamente inferiore della metà rispetto a quello dell’uomo, mentre le svedesi hanno un salario quasi identico a quello maschile. 

 

16 maggio 2007

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