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Il futuro dipende dalle biblioteche

Avvicinandosi a una pausa, cerchiamo il mare, il fresco, i libri. Magari uno di quelli messi via nel corso dell’anno: lo leggo quest’estate, come se l’estate fosse infinita, capace di ospitare le mille pagine del libro di Edoardo Albinati, e non fatta da quei pochi giorni stretti tra il fare e il disfare la valigia.

Il domani dipende dalle biblioteche perché l’oggi mortifica le parole, sciupa la base del comunicare. Ha scritto Neil Gaiman che leggere insegna nuove espressioni, sollecita nuovi pensieri, fa andare avanti. “We navigate the wolrd with words” perché le parole aiutano a capire gli altri.

Il domani dei bambini dipende dalle biblioteche. Da quelle che hanno in casa, dai libri che vedono leggere ai genitori o ai fratelli grandi. Dalle biblioteche di quartiere alle biblioteche mantenute testardamente aperte nei lavatoi del condominio storico dei ferrovieri di Porta Portese a Roma, nelle vie dei quartieri disagiati o nelle chiese sconsacrate come quella della SS. Annunziata nel vicolo delle Balate di Palermo.

Le biblioteche riguardano la libertà, di leggere, di avere idee, di comunicare. Vanno protette, promosse, sviluppate, coccolate. Va preservata la memoria di cui sono portatrici con le pagine di cui son fatte. Ancora Gaiman: “We have an obligation to support libraries. To use libraries, to encourage others to use libraries, to protest the closure of libraries. If you do not value libraries then you do not value information or culture or wisdom. You are silencing the voices of the past and you are damaging the future.”

Abbiamo un obbligo nei confronti dei bambini: obbligo di esser loro di esempio nel rispettare le parole, obbligo di voler comunicare, di avere curiosità per le storie che popolano il mondo. Ricordarlo è un modo per avvicinarci alla pausa di agosto. Chissà che tra i libri da tenere vicino non possa essercene qualcuno “per bambini”. Magari, da leggere ad alta voce, con qualcuno di loro accanto.

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