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In prima linea per i terremotati

Dottoressa Martini, come è la situazione del sistema sanitario modenese dopo il terremoto?
terremoto Non può che essere complessa e, almeno per ora, in costante evoluzione. Basti dire che a seguito delle due scosse più violente, quelle del 20 e del 29 maggio, ci siamo trovati con oltre 400 posti letto in meno. Malgrado ciò ritengo che la valutazione debba essere positiva. Sin dall’inizio la risposta da parte degli operatori è stata tempestiva e di eccellente qualità e alle inevitabili carenze strutturali ha sopperito lo spirito di sacrificio e di adattamento; inoltre, a partire dalla Protezione Civile, l’integrazione con gli altri soggetti che sono intervenuti per ridurre i disagi causati dal sisma è stata più che soddisfacente. Non si sono registrate sovrapposizioni.
Per una corretta impostazione delle attività di assistenza determinante è stata la costituzione dell’unità di crisi provinciale della protezione civile, della quale ha da subito fatto parte la nostra responsabile della centrale operativa del 118, Marilena Campisi che ha assunto il coordinamento sanitario. L’unità di crisi sin dalla mattina del 20 maggio ha gestito l’assistenza ai feriti e la contemporanea evacuazione di circa 150 degenti dagli Ospedali di Finale Emilia e di Mirandola. In poche ore a fianco delle due strutture danneggiate sono stati allestiti due punti medici avanzati da campo. A seconda della patologia e della gravità, i pazienti sono stati trattati sul posto o inviati all’ospedale più idoneo.
Progressivamente sono divenuti operativi i campi di accoglienza all’interno dei quali infermieri, medici di medicina generale e di continuità assistenziale, nonché di personale di assistenza garantiscono una serie di prestazioni.
Con specifico riferimento al sisma del 29 maggio, quello cioè in occasione del quale si è registrato un maggior numero di feriti e decessi legati ai crolli soprattutto delle strutture industriali, va aggiunto che ad essere più colpito è stato il distretto sanitario di Carpi. Anche in questo caso la necessità di procedere agli accertamenti tecnici utili a stabilire l’agibilità degli edifici ha portato alla evacuazione dell’Ospedale di Carpi che in quel momento ospitava circa 250 degenti. In parallelo in prossimità del polo ospedaliero è stato attivato un Punto medico avanzato che da subito si è strutturato con le funzioni e le competenze legate all’emergenza-rianimazione, alla cardiologica, ginecologica e pediatria. Grazie ad una rete che ha risposto in modo adeguato, tutti i pazienti sono stati trasferiti negli ospedali aziendali della provincia, Baggiovara, Vignola, Pavullo e Castelfranco, insieme all’Azienda Ospedaliera Policlinico e all’Ospedale di Sassuolo. Oltre a questi hanno dato un contributo importante gli ospedali privati accreditati.

Ora la situazione degli ospedali com’è?
La situazione ospedaliera si sta normalizzando a Carpi, mentre a Mirandola vi è la necessità di alcuni interventi strutturali che richiederanno più tempo. In ogni caso tutte le strutture ambulatoriali e ospedaliere che non trovano sede nelle strutture inagibili sono in via di collocazione in ambulatori mobili o sono trasferite negli altri ospedali della provincia.

E l’assistenza territoriale?
Molti dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta hanno perso i loro ambulatori. Malgrado ciò da subito questi medici hanno dato un contributo fondamentale per l’assistenza della popolazione nei campi, insieme agli infermieri e alle altre figure assistenziali. In generale tutto il sistema delle cure primarie sta svolgendo un ruolo importante per la tenuta del sistema sanitario. Ora sono iniziati ad arrivare dei moduli ambulatoriali dove poter ospitare questi medici sino alla completa agibilità delle loro strutture. Anche le farmacie private hanno subito molti danni. I farmacisti hanno cercato da subito di dare risposta alle richieste di assistenza farmaceutica, e si sono collocati nei container in cui trasferire temporaneamente le farmacie. Anche la sanità pubblica ha svolto in tempi rapidi un ruolo significativo legato soprattutto agli allevamenti e alle funzioni di vigilanza delle malattie infettive nei campi.

Il maggior problema?
Il supporto agli anziani e alle persone non autosufficienti, sia per il numero di persone interessate, sia per la delicatezza che richiede la cura dei molti  pazienti “fragili” che erano al domicilio e che non potevano andare nelle tende. Complessivamente, a seguito della evacuazione di quasi tutte le strutture protette di Mirandola, Finale Emilia, Concordia e Novi, gli spostamenti hanno riguardato più di 1.600 persone. Un lavoro lungo e delicato che ha coinvolto diverse strutture protette e alberghi.
Per favorire una collocazione ottimale di questi pazienti è stato attivato uno strumento che si è rivelato fondamentale nella gestione del post-terremoto, il Punto Unico Provinciale Disabili e Non Autosufficienti. Questa organizzazione ha permesso di gestire le richieste di Casa Residenza e ospitalità che riguardavano le persone non autosufficienti. Presso gli alberghi che ospitano pazienti anziani bisognosi di assistenza è stata rafforzata l’assistenza infermieristica e medica.

E dal punto di vista psicologico?
Sin dalle prime ore è stato attivato un supporto psicologico per le persone coinvolte negli eventi sismici con l’obiettivo di ridurre i disagi di natura psicofisica.  Gli psicologi, che intervengono direttamente nei campi allestiti, si avvalgono del contributo di personale volontario sia per il supporto psicologico sia per consulenze psichiatriche. Abbiamo anche attivato un supporto psicologico e organizzativo agli operatori. Le continue scosse sono il vero problema.

Come aiutare?
In molti ci offrono il loro aiuto e loro va il nostro grazie, ma anche gli aiuti vanno governati se si vuole ottimizzarne i benefici. Per questo abbiamo scelto di lavorare prioritariamente su alcuni progetti specifici che stiamo definendo e che saranno il cuore della sanità dell’area nord-modenese. Alcuni di questi sono la nuova Casa della Salute di Finale Emilia o il progetto di supporto ai pazienti geriatrici del distretto di Mirandola e Carpi.

Un pensiero ai cittadini modenesi e agli operatori.
Ai cittadini confermo che devono avere fiducia in un sistema sanitario che ha saputo fare fronte ad una situazione di emergenza davvero difficile. Agli operatori sanitari modenesi che sono molto orgogliosa di loro.

13 giugno 2012

Un aiuto mirato alla sanità dell’area nord modenese

L’Azienda Usl di Modena ha individuato 4 progetti mirati su cui concentrare le proprie energie, a cui ciascuno può inviare il proprio contributo.

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