In primo piano

Io speriamo che… non fa la bua

Al XXII Congresso dell’Associazione Culturale Pediatri (ACP) si è discusso ampiamente del dolore in età neonatale-pediatrica. Come è possibile che il controllo del dolore venga sottovalutato nel bambino?

Le ragioni sono diverse e complesse. Innanzitutto, è ancora diffusa la falsa credenza che il bambino non senta il dolore come noi adulti, nonostante sia ormai dimostrato che, già a partire dalla fine del secondo trimestre di gestazione, il feto possiede la struttura anatomica e neurochimica per percepire il dolore e sin dall’età neonatale esiste una memoria del dolore. Spesso, quando un bambino dice di sentire male, il tutto viene giustificato come un banale capriccio. Inoltre, c’è una carenza di formazione e motivazione da parte degli operatori sanitari: purtroppo, frequentemente, tanto il pediatra di base e quello ospedaliero, quanto il personale infermieristico non considerano il controllo del dolore come un elemento importante e inderogabile di professionalità.
La prevalenza del sintomo dolore nel bambino è elevatissima. In ambito pediatrico, si riscontrano tutte e quattro le tipologie di dolore: acuto (post-operatorio), cronico (cefalee, oncologico, reumatico), procedurale e quello terminale che accompagna l’inguaribilità. Gli strumenti per valutarlo e trattarlo in modo adeguato ci sono: in questi ultimi anni le conoscenze che abbiamo acquisito sono tali e tante da poter assicurare un corretto ed efficace approccio antalgico nella quasi totalità dei casi.

Nella realtà clinica attuale la situazione è lontana dalle reali possibilità?

Purtroppo sì… In Italia il controllo del dolore è ancora a livelli bassissimi, soprattutto in età pediatrica e neonatale. Consideriamo che otto volte su dieci il dolore pediatrico può essere controllato dal pediatra di base e ospedaliero. Solo due volte su dieci è necessario un livello specialistico di gestione del dolore con l’intervento di centri di eccellenza e di un équipe multispecialistica. Il problema è che nel nostro Paese la valutazione del dolore viene eseguita in pochissimi centri e quando viene fatta si utilizzano tecniche non adeguate. Da un’indagine negli ospedali italiani, condotta nel 2006 dall’ACP, è emerso che la valutazione del dolore è un parametro scarsamente considerato nella routine clinica. Solo nel 50 per cento dei casi è previsto un protocollo di valutazione antalgica uniforme dei diversi reparti di degenza, anche quando questo strumento è predisposto la valutazione del dolore viene eseguita solo in un paziente su due.

E il pediatra di famiglia si prende cura del dolore?

I dati disponibili sulla gestione del dolore nello studio del pediatra di base sono pochissimi. Ma l’impressione è che, anche in questo ambito, il più delle volte il dolore non venga trattato in maniera adeguata. C’è quindi una situazione generale di scarsa attenzione al problema e, soprattutto, di scarso utilizzo di strumenti di provata efficacia per il controllo del dolore. Le criticità e le problematiche da affrontare sono molte e di diversa natura. Uno strumento vincente per dare una risposta concreta al problema è fare cultura sia a livello di pediatri e infermieri sia di cittadini.

Cosa dire ai genitori?

Il dolore è causa di stress psicofisico non solo per il bambino ma anche per la sua famiglia. Dobbiamo insegnare ai genitori che il dolore nel bambino esiste, che può essere curato e quindi è un loro compito fare delle richieste adeguate affinché venga riconosciuto al proprio figlio il diritto di non provare dolore. Dobbiamo fornire loro di strumenti validi per misurare il dolore, soprattutto in caso di dolore cronico. Sapere le caratteristiche del dolore (quantità, qualità, sede, andamento) aiuta a definire una diagnosi corretta e permette una terapia più adeguata. E tutto questo è possibile utilizzando degli strumenti semplici e alla portata di tutti.
Per quanto riguarda il controllo del dolore è nostro dovere informare correttamente i genitori sulle possibilità di usare, in assoluta sicurezza, dei farmaci analgesici e sulle molteplici tecniche non farmacologiche, estremamente utili in associazione ai farmaci, nella gestione del dolore a qualsiasi età ed in qualsiasi condizione. I genitori spesso sono disposti a non trattare il dolore per il timore degli effetti collaterali del farmaco: sta a noi convincerli del contrario.

Il traguardo da raggiungere?

Dobbiamo imparare a misurare il dolore e a trattarlo. Dal punto legislativo un traguardo importante è stato raggiunto lo scorso marzo con l’approvazione della Legge n. 1771 “Disposizioni per garantire l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore”, in cui per la prima volta sono state dedicate delle disposizione specifiche all’età neonatale e pediatrica. Il Ministero della Salute ha istituito una task force pediatrica per mettere a punto una rete di assistenza che renda accessibile la cura del dolore nel bambino, senza sprechi di risorse e professionalità. Attraverso questo tipo di organizzazione vogliamo rendere disponibili le competenze alla periferia e garantire la qualità dell’assistenza per i piccoli pazienti. Un altro obiettivo della task force è la formazione del personale sanitario. Il Ministero della Salute ha pubblicato un manuale indirizzato ai pediatri Il dolore nel bambino. Strumenti pratici di valutazione e terapia. Il manuale contiene tutte le informazioni e strumenti per poter misurare e trattare il dolore in modo adeguato ed efficace, indipendentemente dall’età del paziente e dal luogo dove viene curato (ospedale o domicilio). Il Ministero della Salute ha inoltre attivato in Veneto un progetto pilota di formazione/abilitazione sulla valutazione e terapia del dolore, di tutti i pediatri di famiglia ed ospedalieri. Il progetto prevede la formazione nell’ambito dell’analgesia pediatrica di medici formatori, che tutorati, gestiranno la formazione a cascata di tutti i pediatri del Veneto. Valutato l’impatto formativo del corso sulla realtà clinica dei piccoli pazienti, il progetto verrà allargato alle altre Regioni.

Per concludere…

La strada da percorrere è ancora molta da fare. Il controllo del dolore del bambino deve essere una priorità per le Società scientifiche, per chi ha in mano la formazione dei futuri medici e pediatri; non deve continuare ad essere un corollario che si accompagna a un atteggiamento buonista del singolo pediatra o infermiere, ma un obbligo della professione medica. Con l’istituzione di una task force pediatrica del Ministero della Salute e la pubblicazione del Manuale abbiamo fatto un piccolo passo. È difficile modificare cultura e prassi consolidate, ma la formazione, l’informazione e la ricerca costituiscono i mezzi su cui impostare il lavoro per capovolgere la situazione.

27 ottobre 2010

Perché un manuale sul dolore del bambino?

"La gestione del dolore in Pediatria viene lasciata alla discrezione del singolo medico. Spesso accade che il nostro obiettivo terapeutico sia solo la malattia e non il sintomo dolore. Purtroppo, manca un’adeguata attenzione al dolore nel bambini. È dunque necessario e prioritario formare e sensibilizzare le figure professionali che entrano in contatto con il dolore del bambino", risponde Michele Gangemi, pediatra di base del Direttivo dell’Associazione Culturale Pediatri, co-autore del manuale Il dolore nel bambino. Strumenti pratici di valutazione e terapia del Ministero della Salute. 

"Il dolore in età pediatrica è un tema importante e complesso che però, spesso, viene trattato marginalmente nel corso degli studi universitari sia pre-laurea sia di specializ­zazione, e gli stessi programmi di formazione continua dedicano scarsa atten­zione a questo argomento. Il Manuale – quale parte integrante di un programma di formazione – è stato pensato e realizzato per fornire le basi cognitive dei vari aspetti del tema dolore in età neonatale e pediatrica. Raccoglie indicazioni su come valutare il dolore in tutti i bambini e in tutte le situazioni, su come prevenirlo e trattarlo con tecniche di distrazione. Inoltre, dà indicazioni su tipologia e dosaggio dei farmaci analgesici", spiega Gangemi.

"Valutazione e scelte del trattamento da adottare devono essere condotte all’interno di una relazione pediatra, genitore e bambino e come tali necessitano di tempo. Non possiamo pensare di applicare tutto questo frettolosamente: vanno rispettati i tempi dettati dalla relazione".

Bibliografia

Benini F, Fanelli G, et al. Il dolore nel bambino. Strumenti pratici di valutazione e terapia. Roma: Ministero della Salute, 2010 (PDF: 1,84 Mb)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.