“Occuparsi di neonati e bambini non è un lavoro per una persona singola…”. Paradossalmente ci sono volute le società più ricche del mondo per ignorare questi fatti fondamentali. Non trova che la solitudine che circonda le mamme oggi denoti un’involuzione della società? Questa frase di Bowlby è una citazione che metto in tutti i miei libri e che metterò anche nel prossimo dal momento che mi sembra una frase centrale anche nell’ottica della prevenzione o dell’attenuazione del disagio psicologico nei bambini. La solitudine delle giovani mamme è dunque tra i determinanti di uno stato di malessere nel rapporto madre-figlio: dalla depressione post-partum ai disagi infantili … Questo del sostegno alla solitudine è un terreno d’oro di intervento oggi perché la nostra società sta un po’ perdendo questa caratteristica. Oggi si parla tanto di preparazione al parto, di corsi di visite ginecologiche di controllo, con una medicalizzazione a volte spinta all’eccesso e a mio parere non si spendono abbastanza parole, invece, su questo semplice aspetto del vivere quotidiano, che è così importante. Me lo hanno insegnato anni di pratica in consultorio e con i gruppi di genitori, e me l’ha ribadito e rinforzato qualche piccolo gruppo di ricerca che ho fatto in questi ultimi anni sulla depressione post-partum. Vorrei perciò spezzare una lancia a favore delle giovani madri e della loro solitudine in questo contesto storico. Sempre a proposito di coppia, ma nel senso di genitori, l’evento nascita è un momento di ridefinizione degli equilibri. Cosa significa questo passaggio? Come affrontare questo passaggio? La coppia che non ha avuto figli deve ritrovare un equilibrio su due terreni: uno è quello dell’essere diventata una coppia di genitori e l’altro è quello del rapporto di coppia e di come questo evolve attraverso la nuova esperienza. È importante che venga mantenuta una particolare cura e attenzione anche per la coppia di partner e non soltanto per la coppia di genitori. Ci sono infatti delle situazioni in cui si aiuta un intero gruppo famigliare o un bambino semplicemente aiutando i genitori a riprendere la loro coppia in mano. A trovare spazio per s e spazio per crescere insieme, non investendo solo ed esclusivamente nell’essere genitori. "È il bambino che porta i genitori in consultazione". Cosa si intende? Che sia il bambino a portare i genitori in consultazione è una frase di Racamier, il quale diceva una cosa che ho sempre trovato vera nella mia esperienza. Sosteneva che spessissimo il bambino porta i genitori in consultazione perché in qualche modo l’intera famiglia possa arrivare a stare meglio. È emblematico l’esempio del bambino iperattivo che reagisce con l’iperattività ad un momento depressivo della mamma. In realtà il problema è della mamma ed è lei soprattutto che deve essere aiutata. Anche nel caso di altri sintomi che portano i bambini a manifestare un disagio, una volta che si lavora su questo disagio in genere migliora anche la qualità di vita dell’intera famiglia. Di fatto, nel rapporto genitori-figli, il desiderio del bambino rappresenta il desiderio della mamma… Un caso classico è quello di bambini che hanno una relazione con una mamma che può avere dei lutti non elaborati. Il tema del lutto dal punto di vista psicologico è un tema molto importante. In tali situazioni si vede che nel momento in cui c’è una elaborazione del lutto mamma e figlio stanno meglio. Ricordo, al proposito, una bambina che apriva sempre le sue sedute di terapia disegnando una tomba e una croce. La mamma è stata mandata in consultazione da me e quando abbiamo cominciato a lavorare con lei ci siamo resi conto che si portava dentro il lutto della perdita di sua madre non elaborato da anni e anni. Quando questa giovane madre è riuscita ad elaborare la perdita e il lutto, la bambina ha smesso di disegnare le croci e ha iniziato a disegnare principesse. Ci è voluto un lungo lavoro di sostegno perché ci fosse questo sblocco della mamma. È in questo senso che Racamier diceva che i bambini portano i genitori in consultazione.
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La solitudine delle giovani mamme
"Se il lavoro deve essere fatto bene e se si vuole che la persona che primariamente si occupa del bambino non sia troppo esausta, chi fornisce le cure deve a sua volta ricevere molta assistenza. Nella maggior parte delle società di tutto il mondo questi fatti sono dati per scontati e la società si è organizzata di conseguenza. Paradossalmente ci sono volute le società più ricche del mondo per ignorare questi fatti fondamentali". Questa frase di John Bowlby è centrale nella riflessione e nel lavoro di Alba Marcoli, dal momento che porre l'attenzione sulla solitudine delle giovani mamme è fondamentale nella prevenzione o nell'attenuazione del disagio psicologico nei bambini.

