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La “terra dei fuochi” tra botta e risposta

La pubblicazione dei nuovi dati dello studio SENTIERI dell’Istituto Superiore di Sanità sulla mortalità e di ospedalizzazione nella "terra dei fuochi" ha sollevato reazioni e commenti di segno opposto. Da una parte l’articolo di Roberto Saviano su La Repubblica, per il quale i dati dimostrano finalmente il nesso di causalità tra esposizione a rischi ambientali nell’area e danni alla salute. Dall’altra chi sostiene che gli eccessi di mortalità non possono essere messi in correlazione con i rischi ambientali e non fanno altro che creare allarmismo. Dove sta la verità? L’Associazione Italiana di Epidemiologia interviene commentando che i dati di SENTIERI sono importanti ma non sono sufficienti e bisogna sostenere l’attivazione di studi eziologici nell’area (coorti di residenti) senza ulteriori ritardi.

Il commento dell’AIE

“Terra dei fuochi”: l’aggiornamento dello stato sanitario della popolazione nello studio SENTIERI e la valutazione dei rischi ambientali per la popolazione residente.

L’Associazione Italiana di Epidemiologia organizza quest’anno il proprio congresso nazionale in Campania (Napoli 5-7 novembre 2014): il convegno si aprirà con un seminario dedicato alla “terra dei fuochi”, organizzato in collaborazione con la regione Campania, con l’ISS e con il contributo di Legambiente. L’obiettivo è quello di promuovere un confronto aperto che faccia chiarezza su cosa è stato fatto fino ad oggi e cosa è possibile fare: di quali dati epidemiologici disponiamo per una valutazione dello stato di salute della popolazione residente e per la valutazione dei rischi associabili all’ inquinamento ambientale nell’area? Quali studi invece dobbiamo promuovere? A che punto siamo sul censimento dei siti di discarica (D.L. 136/2013) e sulla loro caratterizzazione, in termini di sostanze tossiche presenti, quantità e dispersione geografica in aria, acqua, suolo?

La valutazione dei possibili effetti sanitari legati allo smaltimento di rifiuti pericolosi nella così detta “terra dei fuochi” è indubbiamente complessa e molto occorre ancora fare per poter affermare, come fa Saviano sull’articolo pubblicato sabato 5 luglio, che “Esiste un nesso tra la devastazione di intere aree, i rifiuti intombati, le morti per cancro e i bambini che nascono con malformazioni”.

Rispetto ai dati dello studio SENTIERI ai commenti e alle reazioni che tali dati hanno suscitato, credo siano necessarie alcune precisazioni.

  1. Lo studio SENTIERI come afferma il comunicato stampa dell’ISS “è uno studio di tipo – ecologico – ovvero non prende in considerazione le esposizioni dei singoli individui a particolari inquinanti, ma piuttosto esamina la situazione sanitaria delle popolazioni che risiedono in luoghi in cui sono presenti sorgenti di inquinamento”. Quindi, lo studio esamina lo stato di salute della popolazione attraverso un’analisi della mortalità per causa e dei tassi di ospedalizzazione per diverse cause nei 55 comuni in questione, l’analisi si riferisce ad un periodo a partire dal 2003 per la mortalità (e dal 2005 per i ricoveri ospedalieri) fino al 2011. SENTIERI non è uno studio che per sue caratteristiche è in grado di dimostrare relazioni causali tra esposizioni a rischi ambientali presenti nell’area ed effetti sulla salute. Si tratta tuttavia di dati importantissimi perché provengono da una fonte istituzionale autorevole e confermano, quanto già evidenziato in analisi precedenti, ossia che tra i residenti nei 55 comuni sono presenti eccessi di mortalità e ospedalizzazione, rispetto ai dati della popolazione regionale, per diverse cause tumorali (tumore dello stomaco, del fegato, del polmone, della vescica, del pancreas, della laringe, del rene, linfomi di Hodgkin, tumore della mammella).
  2. Il rapporto dell’ISS afferma inoltre che gli eccessi per le cause osservati nell’area pur non evidenziando nessi causali “consentono invece di segnalare che le popolazioni che risiedono in territori ove sono presenti sorgenti di inquinamento presentano eccessi di occorrenza (mortalità, ospedalizzazione, incidenza) di patologie che sono associate alla presenza di tali sorgenti”. Tale frase non è certo facilmente comprensibile. Si intende sottolineare che le patologie per le quali si osservano eccessi fanno sospettare che tali eccessi possano essere dovuti ad esposizione a sostanze tossiche presenti nell’area; questo perché in letteratura ci sono studi che evidenziano eccessi per queste patologie in relazione a fattori di rischio ambientali. Si tratta di uno studio basato su dati aggregati della mortalità comunale e le conclusioni non potevano essere diverse. In ogni caso, i risultati dell’analisi effettuata dall’ISS implicano l’urgenza di attivare indagini di approfondimento.
  3. La valutazione dei possibili effetti sanitari legati allo smaltimento di rifiuti pericolosi nella così detta “terra dei fuochi” è indubbiamente complessa, ma ci sono studi che consentirebbero di fare importanti passi in avanti per l’accertamento del rischio derivante dell’inquinamento ambientale. Si tratta di studi di tipo analitico che utilizzano metodi il disegno di studio di coorte di popolazione. Studi su coorti di residenti e studi di coorti di nuovi nati, che utilizzano indicatori di esposizione a livello individuale (per esempio la residenza in prossimità di siti di smaltimento di rifiuti e la durata della residenza), consentirebbero di valutare l’associazione tra esposizione e danni alla salute ed inoltre di disporre di dati riguardo a possibili fattori individuali di "confondimento" (stili di vita, come ad esempio l’abitudine al fumo e fattori di rischio in ambito occupazionale).
  4. Un ulteriore passo in avanti deve essere quello di caratterizzare il livello di inquinamento dell’area. È importante ciò che si sta facendo per quanto riguarda il censimento dei siti di discarica (D.L. 136/2013) ma è altrettanto importante che vengano promosse campagne di misura per caratterizzare gli inquinanti presenti. Negli studi epidemiologici la caratterizzazione dell’esposizione della popolazione residente è difficile quanto si conosce la fonte di emissione (vedi ILVA di Taranto); lo è ancora di più nel caso della “terra dei fuochi”, in presenza di discariche di rifiuti incontrollate, dove le sostanze tossiche presenti possono essere molte e a concentrazioni non note. La caratterizzazione dei siti di discarica, in termini di sostanze tossiche presenti, quantità e dispersione geografica in aria, acqua, suolo è di importanza fondamentale per stimare l’esposizione della popolazione ed anche per promuovere studi di biomonitoraggio in grado di misurare il livello di contaminazione della popolazione residente.

Roberto Saviano tuttavia per molti aspetti ha a ragione quando afferma che è presente una situazione di emergenza sanitaria nell’area: gli eccessi di mortalità osservati per diverse cause, sia tra gli uomini sia tra le donne, compresi eccessi di ricovero tra i bambini, indicano la necessità di attivare interventi di protezione della popolazione residente. Ha ragione quando denuncia i gravi ritardi riguardo all’accertamento dei rischi e degli interventi: in vent’anni probabilmente molto di più poteva essere fatto, più controlli sull’ambiente e sugli esposti per evitare che il degrado del territorio raggiungesse i livelli attuali. Ha ragione quando afferma che come cittadini dobbiamo essere preoccupati della scarsa attenzione delle nostre istituzioni verso la tutela dell’ambiente e preoccupati perché gli interventi di bonifica, se pur attuati, non costituiscano una nuova fonte di arricchimento per gli stessi che condividono responsabilità per i danni arrecati all’ambiente.

L’Associazione Italiana di Epidemiologia vuole essere presente per promuovere un confronto tra tutti i livelli istituzionali coinvolti e perché siano effettuati con urgenza studi analitici di approfondimento.

Nella terra dei fuochi non è tutto inquinato. La mancanza di dati, l’allarmismo e il negazionismo non fanno che nuocere profondamente alla stessa popolazione dell’area. Occorre da subito identificare le aree a maggior rischio e le fasce di popolazione potenzialmente più suscettibili, e promuovere misure di sanità pubblica con l’attivo coinvolgimento delle comunità locali.

9 luglio 2014

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