In primo piano

L’anonimato delle sponsorizzazioni riduce i conflitti

GiuliDi recente è stata pubblicata dalla Federazione nazionale degli Ordini dei Medici chirurghi e degli Odontoiatri (FNOMCeO) l’ultima edizione del Codice deontologico. È stata prevista una sezione speciale sul conflitto di interessi e la pubblicità sanitaria. Ritiene sia stata opportuna la formulazione di queste linee-guida?

Il nuovo codice deontologico, approvato lo scorso dicembre dalla FNOMCeO, contiene uno specifico articolo sul conflitto di interesse (l’articolo 30) che affronta questa delicata questione non soltanto con riferimento alla formazione e all’aggiornamento professionale, ma anche nei riguardi della ricerca scientifica, dell’attività prescrittiva e, infine, dei rapporti individuali e di gruppo con industrie, enti, organizzazioni e istituzioni, anche dell’Amministrazione pubblica.
A chiarimento e specificazione delle prescrizioni contenute in tale articolo, la FNOMCeO ha, poi, approvato e diramato specifiche linee-guida, che prendono in esame le diverse situazioni che possono, in concreto, dar luogo a conflitti d’interesse. Si tratta di due testi di indubbia rilevanza, che dimostrano l’accresciuta consapevolezza del problema da parte della Federazione e l’intento di contrastare con più efficacia comportamenti irregolari.

Trattandosi di un codice di deontologia professionale, non prevede sanzioni per i trasgressori. Crede che sia comunque sufficiente a regolamentare la materia?

Attenzione a non cadere in un equivoco: il fatto che si tratti di norme di tipo deontologico non comporta l’impossibilità di applicare sanzioni in caso di loro violazione. Infatti, il medico che vìola le norme del Codice deontologico può essere sottoposto, da parte dell’Ordine professionale a cui è iscritto, a un procedimento disciplinare che può concludersi con l’irrogazione di pesanti sanzioni. Ricordo, a questo riguardo, che il DPR 5 aprile 1950, n. 221, prevede quattro possibili sanzioni per la violazione di norme deontologiche: l’avvertimento, che consiste nel diffidare il colpevole a non ricadere nella mancanza commessa; la censura, che è una dichiarazione di biasimo; la sospensione dall’esercizio della professione per la durata da uno a sei mesi; infine, per i casi più gravi, la radiazione dall’Albo.

Nel quadro dell’attività di informazione, la legge italiana (d. lgs 219/2006) vieta espressamente la concessione fatta ai medici e ai farmacisti da parte dell’industria di premi e vantaggi pecuniari o in natura, "salvo che siano di valore trascurabile". Come suggerirebbe di interpretare questa norma?

Poiché il decreto legislativo non ha ritenuto di individuare in modo preciso il limite di valore al di sotto del quale il "vantaggio pecuniario o di altra natura" può ritenersi accettabile, si può solo dire che un dono, il cui valore non è contenuto entro poche decine di euro è sicuramente non conforme alla previsione della norma.

Da una ricerca informale del Bollettino di Informazione sui Farmaci emerge che i medici ritengono sia importante operare una netta distinzione tra il ricevere un libro come omaggio da una azienda farmaceutica e il ricevere per esempio un viaggio alle Maldive. Ha senso fare questi distinguo ai fini dell’indipendenza dell’attività medica dalle influenze commerciali?

Sicuramente un viaggio alle Maldive ha un "peso" ben diverso dal dono di un libro, soprattutto se di argomento tecnico. Non possiamo nasconderci, però, che anche l’offerta gratuita di testi scientifici, soprattutto se continuativa, può creare una forma di dipendenza psicologica del medico nei riguardi del fornitore.

I dipendenti dell’AIFA e del Ministero della Salute possono ricevere regali dalle industrie dei farmacie e dispositivi medici?

I dipendenti dell’AIFA e del Ministero della Salute sono tenuti, come tutti gli altri dipendenti pubblici, all’osservanza del "Codice di comportamento dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni", adottato dal Ministro della funzione pubblica con decreto 28 novembre 2000. L’articolo 3, comma 1, di tale Codice espressamente sancisce che "il dipendente non chiede, per sé o per altri, né accetta, neanche in occasione di festività, regali o altre utilità, salvo quelli d’uso di modico valore, da soggetti che abbiano tratto o, comunque, possano trarre beneficio da decisioni o attività inerenti all’ufficio".

Alcune società scientifiche hanno scelto di autoregolamentarsi al fine di eliminare ogni conflitto di interessi con le industrie di medicinali e dispositivi medici. C’è per esempio chi ha deciso di rifiutare ogni forma di sostegno economico da parte di quell’industria per congressi e pubblicazioni. Crede sia l’unico modo per garantire veramente la trasparenza nell’attività del medico?

Certamente, le aziende che hanno deciso di non sostenere più spese per congressi e pubblicazioni da destinare ai medici hanno eliminato alla radice il problema del conflitto di interesse, almeno per gli aspetti che stiamo ora discutendo. Non dimentichiamo però che – come ben dice l’articolo 30 del Codice deontologico FNOMCeO – ci sono altri versanti sui quali si può accendere il conflitto di interessi: basti pensare alle "ricerche di mercato" che possono implicare forme varie di induzione alla prescrizione. Tornando a congressi e pubblicazioni, una modalità per cercare di conciliare la necessità dell’aggiornamento della classe medica con la salvaguardia dell’indipendenza di giudizio dei sanitari, potrebbe realizzarsi attraverso un sistema in grado di attenuare il legame fra medico e singolo finanziatore. L’associazione degli industriali, o un’organizzazione da questa controllata, potrebbe gestire, con i contributi degli associati, la sponsorizzazione dei convegni e delle pubblicazioni, secondo regole concordate e trasparenti.

Norme troppo rigide nei divieti potrebbero penalizzare le grandi società scientifiche, la cui attività di formazione e comunicazione riceve un rilevante sostegno economico da parte dell’industria di settore?

Il rischio di penalizzazione esiste. Ma anche per le società scientifiche si può ripetere quello che ho detto con riferimento al rapporto fra industriali e medici: se tutte le aziende farmaceutiche sostenessero le società scientifiche in forma "anonima", gran parte dei problemi sarebbe risolta.

 

4 aprile 2007

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.