In primo piano

L’apostrofo di Nives

 
Non dico che sto scalando gli ottomila metri in nome delle donne. Scalo per me, per la mia fame di montagna. Sono un’alpinista, però con l’apostrofo, una alpinista, una donna che piante le sue punte di metallo sulle pareti più alte del pianeta. Un’alpinista al femminile si scrive con l’apostrofo e quell’apostrofo è la mia bandierina di donna che faccio sventolare lassù.

Quando arrivo in cima e quel pò di ossigeno gelido entra nel corpo, si fissa in sangue spesso e gonfia il cuore, io so di provare qualcosa che nessuno maschio può. Non sono madre, non ho partorito, la mia fertilità si perde tutti i giorni, ma ecco che lassù io sono montagna, sono Nives la pietra, Nives la neve, sono madre natura che visita l’ultimo gradino sotto il cielo lassù. Lassù sono materia, madre terra, madreperla, madrèpora che è una specie di corallo, madreselva che è caprifoglio, sono tutto il madre e qualcosa che ho trovato sul vocabolario. Sono la vocale a, la desinenza femminile che dà vita al mondo, lassù pianto la a in fondo a tutte le parole, i passi, lassù so che il mondo è di genere femminile, è forza, luce, aria. Perciò sono apostrofo davanti al nome di alpinista.

Per i maschi una cima è un desiderio esaudito, per me è il punto di congiunzione con tutto il femminile di natura. Lassù non esulto. Lassù arrivo all’ultimo punto di una cucitura, quando dai un morso al filo dopo il nodo e lo spezzi. Lassù termino un rammendo.

Tratto da "Sulle tracce di Nives", Erri De Luca, Milano: Mondadori, collana Strade Blu, 2005.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.