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L’ortopedico e l’aggiornamento II

Come si aggiorna l’ortopedico?

Le modalità di aggiornamento di un ortopedico riflettono i suoi interessi e sono condizionate dal grado di conoscenza informatica e delle lingue straniere. Ciò condiziona, in particolar modo, il ricorso alle fonti scientificamente migliori, alle riviste peer-reviewed internazionali e alle banche dati informatiche. Anche per questo motivo i congressi rappresentano tutt’ora la più diffusa fonte di aggiornamento, con il valore aggiunto del confronto, dello scambio di informazioni e la possibilità di alimentare rapporti personali. Un’altra classica modalità – specie per quanto riguarda l’aggiornamento sui farmaci e sui dispositivi – è quella mediata dall’informatore, con i limiti ben noti che la caratterizzano.

Come invece sarebbe augurabile si aggiornasse?

Il congresso, almeno nella formulazione attuale, presenta una serie di limiti palesi. L’informazione nella maggioranza dei casi non è supportata da evidenze scientifiche, lo spazio dedicato alla discussione e al confronto è ristretto. Inoltre la pur necessaria presenza degli sponsor condiziona e confonde l’ortopedico, tentato più dalle ultime novità commerciali del settore proposte dagli stand aziendali, piuttosto che dalle aule, nelle quali si alternano presentazioni di buon livello con altre di taglio prettamente autopromozionale. Per salvaguardare l’opportunità di confronto dal vivo sarebbero da preferire incontri più limitati nel numero di partecipanti, meno dispersivi, con maggiore spazio per la discussione e l’approfondimento dei contenuti.

Qual è la sua rivista preferita di medicina interna?

Purtroppo il sovraccarico di informazioni, che investe l’ortopedico di oggi, penalizza per primo l’aggiornamento non specialistico. Personalmente l’unica rivista non ortopedica che leggo (sul web) con una certa continuità è il British Medical Journal, per la varietà dei contenuti, il taglio evidence-based, gli editoriali e i commenti agli articoli.

E quale di medicina specialistica?

In questo caso la scelta è condizionata dagli interessi specialistici personali oltre che dalla qualità delle riviste. Pertanto nell’ordine: Journal of Arthroplasty, l’edizionie statunitense e quella britannica del Journal of Bone and Joint Surgery e poche altre. Tuttavia, in genere la ricerca degli articoli è di tipo proattivo e consegue a una ricerca su PubMed o TripDatabase su specifici argomenti, piuttosto che alla lettura dell’indice della rivista.

A quale congresso lei cerca di "non mancare"?

In genere cerco di essere presente al Congresso Nazionale SIOT, poi seleziono congressi e, meglio ancora, corsi nelle aree di maggiore interesse clinico-chirurgico, in Italia e all’estero.

Qual è il suo giudizio sui nuovi strumenti di educazione continua a distanza?

Confesso la mia scarsa conoscenza sul tema, che probabilmente condiziona il mio attuale scetticismo.

Quali altri strumenti di educazione non "canonici" intravede per continuare la formazione anche al di fuori dell’ambiente medico?

Credo che ci sia molto da fare nel campo dell’educazione ortopedica al di fuori dell’ambiente ortopedico. La patologia muscolo-scheletrica è il campo d’azione dello specialista ortopedico, ma sono moltissime le figure professionali che trattano gli stessi pazienti, partendo da punti di vista e con metodologie spesso agli antipodi. Sarebbe auspicabile una maggiore comunicazione “trasversale” tra queste diverse professionalità, uscendo da un’autoreferenzialità responsabile di pregiudizi e inibizioni. Inoltre nel nostro campo è pesantemente sottostimato il ruolo dei pazienti, che meritano una migliore informazione e potrebbero contribuire efficacemente alla formazione.

 

4 maggio 2005

Opinioni a confronto…

L’intervista a Gustavo Zanoli (Clinica ortopedica dell’Università degli studi di Ferrara, GLOBE)

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