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L’uso dei farmaci al tempo della crisi…

Tradizione vuole che a fine anno l’Istituto Superiore di Sanità ospiti un convegno sul corretto uso dei farmaci. È il XX Seminario nazionale organizzato dal Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute (Cnesps), che si terrà il 12 e il 13 dicembre. Obiettivo del seminario è presentare i lavori sulle aree più rilevanti nel campo della farmacoepidemiologia, e offrire un’occasione e uno spazio di riflessione per promuovere un uso più razionale dei farmaci nella popolazione. Più razionale, perché non è ancora abbastanza razionale?

Il punto di partenza per dirlo saranno i dati preliminari dell’Osmed sull’uso e consumo dei farmaci in Italia nel 2011 che verranno presentati al Seminario. I dati da soli però non bastano: vanno letti, interpretati e discussi, per poi prendere delle decisioni su come intervenire per un uso (più) razionale dei farmaci. Un diritto e un dovere per il nostro Paese, ancor più oggi in piena crisi economico-finanziaria: e gli sprechi non sono etici.

I tre punti: consumi vs spese, ticket, appropriatezza

Giuseppe Traversa del Cnesps identifica tre punti importanti al centro della discussione sull’uso del farmaco. Il primo punto è fare un corretto distinguo tra consumi e spesa. Il consumo viene valutato in dosi giornaliere di farmaci prescritti, dosi che negli ultimi 20 anni sono più che raddoppiate: siamo passati dalle 400 alle circa 1.000 ddd per 1.000 abitante/die. L’aumento riguarda per la gran parte i farmaci per uso cronico, ad esempio quelli per le malattie cardiovascolari e il diabete. “È un aumento razionale perché quello che è aumentato è il livello di copertura dei farmaci nella popolazione. Dovendo però discutere di consumi e di spesa dobbiamo anche considerare come sta cambiando, di anno in anno e di Regione in Regione il livello d’uso dei farmaci equivalenti e la distribuzione diretta. Inoltre dobbiamo valutare l’uso dei farmaci negli Ospedali dove la spesa è determinata innanzitutto dai farmaci innovativi ad alto costo (antitumorali, antiretrovirali, farmaci per le malattie rare). Questo è un primo punto dell’agenda dei prossimi anni”.

Il secondo punto è verificare gli effetti sulla spesa dell’introduzione del ticket nelle Regioni in cui non era presente fino al 2011. “Il ticket ridurrà in parte la spesa netta perché ci sarà una compartecipazione”, commenta Traversa. “Però dobbiamo verificare se questa introduzione modifica i consumi, o l’utilizzo di alcune sostanze rispetto ad altre. È un impegno che dovremo assolvere.”

E il terzo punto? La valutazione dell’appropriatezza che deve diventare centrale ma nei dovuti modi. “Bisogna evitare che la discussione sull’appropriatezza sia strumentale. Spesso nel passato se ne è parlato confondendo due concetti: appropriatezza e riduzione della spesa. Invece varrebbe la pena di discutere di appropriatezza indipendentemente dagli effetti sulla spesa perché ad una prescrizione appropriata corrisponde una riduzione di spesa quando si tratta di farmaci il cui consumo è eccessivo, come ad esempio gli antibiotici in Italia. Per contro l’appropriatezza può voler dire un aumento della spesa quando il punto di partenza è un sotto-trattamento piuttosto che un sovra-trattamento, come ad esempio i farmaci per uso cronico come antipertensivi e medicinali per il diabete per i quali gli studi rilevano una aderenza non ottimale alla terapia. Va poi considerato che nelle prescrizioni di diverse categorie di farmaci c’è una forte variabilità tra medici, tra distretti, tra ASL”. Per Traversa la ricetta per l’appropriatezza prescrittiva è organizzare programmi di audit condivisi con i medici prescrittori (medici medicina generale e pediatri di libera scelta). Il cosa fare per un uso razionale del farmaco non deve essere scelto e imposto dall’alto in modo fiscale. “Chi ha il compito di verificare le prescrizioni deve condividere con i prescrittori le modalità di valutazione e di utilizzo della migliore evidenza scientifica per guidare le scelte terapeutiche.”

Se si vogliono ottenere dei grandi risultati sulla qualità della prescrizione, il punto chiave per Traversa è “la condivisione e la promozione graduale e continua della cultura della valutazione e autovalutazione, e della diffusione delle linee guida a livello locale. In questo senso vanno utilizzati i dati che, da oltre dieci anni, l’Osmed mette a disposizione con la pubblicazione del rapporto sull’uso dei farmaci in Italia”.

Empowerment del cittadino e social web

La condivisione non può prescindere dai cittadini. Anche loro hanno un ruolo nell’uso del farmaco. E lo avranno sempre di più. Una sessione del seminario è dedicata all’informazione sui farmaci circola sul web e social network e come questa può influire sulle richieste e le scelte dei pazienti. Gianna Milano che interverrà all’ISS considera i social web un’arma a doppio taglio. In un’intervista a Va’ Pensiero aveva commentato: “Le conversazioni tra gli utenti consentono di raccogliere informazioni, è vero, ma di veicolarne altre mascherate da tali. E a creare quindi nuovi consumatori. A dialogare nel blog spacciandosi per utente può insinuarsi chiunque. Ci sono poi industrie farmaceutiche che utilizzano YouTube per campagne pubblicitarie chiamate ‘virali’, perché la diffusione dei messaggi è ad alto contagio. Non è chiaro se chi vi compare sia un utente soddisfatto del prodotto o un qualcuno pagato per impersonarlo. Il burattinaio è occulto.”

Nel post Farmaci e web tra EBM e biografie di Dottprof.com troviamo una chiave di lettura diversa del web sociale : “i social network saranno il luogo dove l’informazione su salute/malattia si tradurrà in conoscenza condivisa. (…) Si aprono così opportunità formative per il personale sanitario ma anche per il cittadino. Un paziente “empowered” che chiede e al tempo stesso offre risposte utili alla sua salute diventa alleato nel percorso verso l’appropriatezza. È un esercizio superfluo interrogarsi sulla ‘qualità’ dei contenuti discussi nel social web; piuttosto, le istituzioni dovrebbero cogliere la sfida di misurarsi pariteticamente con la Rete, come esercizio di ascolto, valutazione della propria capacità persuasiva, trasparenza.”

Per concludere, è finito il tempo della informazione sui farmaci: l’unica strada è la “comunicazione” sulla salute, cioè della condivisione.

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