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Ma davvero l’EBM è in crisi?

“Per me l’EBM non è in crisi!”. “Anche per me non lo è, purché ci mettiamo d’accordo su che cosa riteniamo essere la EBM”. “Lo è nella misura in cui ci si rende conto che spesso c’è una dissonanza tra decisioni e migliori prove di efficacia.” “Crisi? Come mai? Perché? L’EBM sta evolvendo. Qualsiasi evoluzione è segno di buona salute!”. “Personalmente non l’ho mai vista in salute florida. I dati ci dicono che il 50 per cento di quello che costituisce la pratica clinica non è evidence-based. Forse oggi si ritiene che sia in crisi perché se ne parla di più, si incomincia a discuterne e si incomincia ad affrontare il problema di applicare le conoscenze che derivano dalla scienza nel contesto della pratica clinica”.

Di crisi dell’EBM si è iniziato a discutere con l’articolo Trisha Greenhalgh, uscito su The BMJ a distanza di quasi 25 anni dalla prima formulazione della medicina basata sulle prove, che ha provocato un’ondata di repliche, commenti e interventi sia sulle riviste internazionali sia sui social media. “Ma le critiche alla EBM provengono soprattutto dal suo interno, da ricercatori che hanno realmente a cuore la crescita di un approccio che mantiene inalterato il proprio valore etico e metodologico”. Se ne è parlato nella sessione di apertura del congresso nazionale della Società Italiana di Farmacia e Terapia: l’EBM è in crisi?

Le evidenze sono utilizzabili? A chi servono? Troppi dati o troppo poco dati consultati? EBM e scelte condivise con i pazienti: alleati o nemici? Quali le parole chiave parole per una EBM più credibile?


Per saperne di più…


 

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