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Mamma nell’era delle biotecnologie

 
Karin, 39 anni, dirigente d’azienda, vive a New York. Daniela, 38 anni, tedesca di origine abita da dieci negli Stati Uniti, a Manhattan. Shelby, 44 anni, Connecticut, ex giornalista, madre di Christopher. Tutte e tre hanno deciso di vivere la maternità da single, di fare un figlio senza dover aspettare il compagno giusto e di  concepire ricorrendo a un donatore. Abbiamo conosciuto le loro storie sulle pagine di Internazionale, che pubblica un lungo articolo sulle madri che scelgono di restare single. Negli Usa la Legge sulla procreazione medicalmente assistita non vieta, come in Italia, le tecniche di tipo eterologo. Così le donne che si sentono pronte di vivere la maternità, da sole, possono tranquillamente rivolgersi alle banche del seme alla ricerca di un donatore perfetto. Basta anche rivolgersi a internet dove ormai comprare gli spermatozoi non molto diverso da comprare un paio di scarpe…

Negli Stati Uniti il fenomeno delle single che si affidano alla procreazione assistita è continua crescita. Nel 2005 la California Cryobank, la più grande  banca del seme statunitense, ha concluso un terzo dei suoi affari con  donne nubili. L’azienda ha spedito 9.600 provette di liquido seminale, ognuna utilizzabile per un’inseminazione. Nello stesso anno il gruppo di sostegno "Single mothers by choice" ha avuto circa il doppio di nuovi iscritti rispetto a dieci anni fa.  Oltre a organizzare incontri tramite i gruppi locali in tutto il paese, l’associazioneha aperto undici forum online su come affrontare la maternità da single; le donne vi partecipano, scambiandosi informazioni e vendendo le provette di spermatozoi  avanzate (una volta spedite, non possono essere restituite alla banca).

Fare un figlio da sole

Tre quarti delle donne di "Single mothers by choice" preferiscono concepire ricorrendo a un donatore, come fanno da anni le coppie  lesbiche. L’adozione è costosa, richiede tempo e spesso per i single ci  sono difficoltà. Aspettare l’anima gemella non ha la priorità sulla scelta di diventare mamma. Inoltre la famiglia non è sempre garanzia di sicurezza e stabilità: più di un terzo dei matrimoni si  conclude con la separazione. Spesso ci sono di mezzo i figli e le madri  devono occuparsi quasi completamente da sole dei bambini, con l’aggravante degli ex mariti, delle liti per l’affidamento e dei parenti acquisiti. Vista in questa luce, la scelta di diventare mamma senza un compagno sembra avere una logica stringente: in oltre un terzo dei casi queste donne si risparmiano un bel po’ di sofferenze e di fastidi.

Karyn racconta di sentirsi felice per essersi emancipata dall’obbligo degli appuntamenti e che desidera portare avanti la maternità da sola. Shelby ha trovato un compagno dopo la nascita del suo primo figlio Christopher: "È una persona molto importante nella  mia vita e in quella di mio figlio ma non vuole sposarmi". Per altre donne invece la storia d’amore rimane una desiderio, ma senza per forza dover trovare un padre dei loro figli.  Molte sarebbero disposte ad  uscire con qualcuno, ma non hanno molto tempo per dedicarsi alle relazioni sentimentali perché, dovendo lavorare per mantenere la famiglia, rimangono poche ore libere che preferiscono dedicare al loro figlio.

Ma essere divorziate con dei figli o averli da sole è la stessa cosa? Non affatto: un ex marito che, passa un po’ di tempo con i bambini, può dare la possibilità alla madre di uscire e quindi di incontrare un altro  uomo. Anche un aiuto economico, seppure minimo, può fare comodo per riuscire ad arrivare a fine mese senza andare in rosso. E cosa forse ancora più importante, un bambino con un solo genitore dipende completamente da una persona, e in questi casi la madre si sente troppo responsabilizzata.


I bambini senza papà

Le madri si preoccupano delle ripercussioni che la loro scelta può avere sui loro figli. Quali ripercussioni può avere per un bambino, nato da un donatore anonimo, conoscere solo metà della sua famiglia biologica. In che modo spiegargli a questi bambini che non ha un papà come la maggior parte dei suoi compagni d’asilo? Quando farlo? Molte madri single per scelta credono che bisognerebbe raccontare subito ai bambini come sono nati, molto prima che siano in grado di capire. Shelby invece pensa che suo figlio Christopher di due anni sia troppo piccolo per sentirsi dire che lui non ha un  padre.

Le pagine di Internazionali concludono che "Christopher rientra in un gruppo di bambini che comincia a essere  studiato solo oggi, anche se un’indagine del 1992 sugli adolescenti cresciuti con le madri single mostra che hanno molti meno problemi dei figli di coppie divorziate. E da uno studio prolungato nel tempo su un gruppo di bambini britannici di due anni concepiti con l’eterologa è emerso che sono sani e si integrano bene con gli altri bambini. Ma le domande su come se la caveranno questi bambini sul lungo termine devono ancora avere una risposta".

 

24 maggio 2006

Per saperne di più…

Alla ricerca del donatore perfetto, Internazionale, 14 aprile 2006.

Jennifer Egan. Wanted: a few good sperm. The New York Times Magazine, 19 marzo 2006.

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