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Medicina basata sulle Evidenze e Medicina New Age

Introduzione

La metodologia e la pratica clinica possono trarre ispirazione, beneficio e danno dai fenomeni culturali. Attualmente si trovano ad affrontare da un lato una forte tendenza all’estrema tecnicizzazione e dall’altro un’influenza, ancor lieve ma crescente, del paradigma New Age. La Evidence-based Medicine si pone fra queste due tendenze come un crinale da percorrere per salvaguardare la Medicina scientifica.
Ci occuperemo in queste pagine d’individuare le caratteristiche teoriche principali della New Age, la sua applicazione in Medicina e il ruolo che la EBM può avere come metodologia di riferimento.

Il paradigma New Age

Il fenomeno che affrontiamo può essere delineato solo con un certo sforzo. È difficile fornirne una definizione sintetica, sarebbe sbagliato ridurlo ad una visione specifica dell’uomo (e pertanto dell’umano), essendo quasi programmaticamente pervaso da una certa inintelleggibilità che rende difficile comprendere quale sia la sua logica interna.
Per via negationis, si potrà dire che non si tratta di un movimento né di una religione, non è una teoria sociologica o antropologica e non è, in senso stretto, un nuovo sistema politico. Però, allo stesso tempo, potremo individuare , una visione religiosa. New Age, teorie antropologiche e sociologiche New Age e una tendenza di gestione della cosa pubblica New Age. Queste caratteristiche sono la ragione per la quale la New Age è capace di infiltrarsi, perché praticamente invisibile, in altre realtà umane che sono di fatto ad essa contrastanti.

La prima caratteristica di questo fenomeno è di non avere note logiche, che comportino pertanto l’esclusione di posizioni contrastanti: il sincretismo al di là della verità è forse il primo componente dell’humus in cui la New Age si sviluppa. Naturalmente non può rientrare in questo modo di procedere una concezione della conoscenza umana che posponga il sentimento all’intelletto, né tanto meno la definizione di verità come; si scontra infine con una definizione delle realtà umane secondo la categoria etica fondamentale del bene o del male [1], così come entra in collisione con la visione popperiana (fondata sul razionalismo critico) della scienza e del conoscere. L’asse, pertanto, attorno al quale si struttura la New Age è il sentimento, che nella sua dimensione religiosa appare come una lingua universale, capace di coinvolgere un numero molto ampio di persone poiché [2].
La tensione al trascendente è il motore, i beni finiti vengono ad essere la tendenza incarnata, ma la scelta trae la sua genesi direttamente dal sentimento e non dall’intelletto capovolgendo, in questo modo, l’ordine intrinseco che rendono quei beni, beni per l’uomo e per l’individuo concreto. Tale dinamica ha un motivo che la rende particolarmente accettabile: non andrà, per definizione, contro le passioni in atto poiché esse stesse diventeranno metro, e ragione di scelta.

Tutto questo, immerso nella dinamica attuale di disumanizzazione ove la tecnica sta via via sostituendo la relazione, sfocerà in un fenomeno apparentemente diverso ma in realtà solo conseguente alla New Age (NA) che già qualcuno chiama Next Age (NeA), ove la differenza sostanziale consiste in una tendenza molto più marcata al soggettivismo. Non ci sembra corretto dire che il passaggio dalla NA alla NeA sia una radicalizzazione del soggettivismo poiché, come abbiamo appena argomentato, la radice della NA è assolutamente soggettivista; ci sembra vero, invece, osservare che nella NeA si consumano le conseguenze di questo soggettivismo, reso più evidente dallo sgretolamento di alcune pratiche pseudocomunitarie che mimavano una certa tendenza sociale o solidale. In altre parole se la NA propugna una nuova era di felicità per tutta la terra, la NeA supera l’evidente fallimento storico di questa teoria assicurando la possibilità di entrare in una personale ed individuale New Age di felicità attraverso tante possibili tecniche, applicate a se stessi e per sé.

Per questo la nota che riteniamo definitoria della New Age è la sua costituzione alogica-soggettivistica. In questo modo riteniamo che la prima radice del fenomeno, forse la più profonda ed importante, sembra essere quella epistemologica, anche se più che di un volontarismo-soggettivista pensiamo si tratti di una nuova forma di emotivismo (per definizione soggettivista).

Bioetica e New Age

Si potrebbe dire, arrivati a questo punto, che l’influsso che la NA può avere in campo bioetico è una questione di mentalità.
Questo è vero, a nostro avviso, solo se intendiamo per "mentalità" il modo di vedere la vita e l’uomo, fondato su concetti antropologici e filosofici ben tematizzati e delineati. In altre parole ci sembra importante individuare i concetti antropologici NA che possono condurre a decisioni pratiche inerenti alla bioetica.

Infatti la bioetica non è una semplice impostazione pragmatico-decisionale sganciata dalla riflessione filosofica fondamentale, anche se una sua applicazione rigorosa non è sempre esplicita. Per questo è rilevante per la bioetica la posizione NA riguardo i seguenti tre argomenti: (a) il concetto di vita, (b) il concetto di morte e (c) l’impostazione della scienza medica.
Visto l’argomento specifico di questo contributo sorvoliamo il commento dei primi due punti per affrontare direttamente quello riguardante la concezione filosofica della scienza medica.

L’impostazione filosofica della scienza medica

Sarebbe un errore far rientrare sotto l’etichetta NA tutte le pratiche mediche fino ad ora conosciute come Medicina alternativa. In concreto non riteniamo di stampo NA pratiche mediche come l’omeopatia o l’agopuntura. Parlando di Medicina NA ci riferiamo qui a pratiche al limite dell’esoterismo, che ricercano l’attività di così dette "energie sottili", che sarebbero presenti in natura e nell’uomo. Si tratta dell’energia dei cristalli, dei colori o delle forme geometriche.

Tenendo sempre in conto l’impossibilità di classificare in modo chiaro il fenomeno, possono rientrare in questa cornice diverse forme eterogenee di terapia quali, ad esempio, la piramidoterapia, la cura con i cristalli, l’astrologia medica o la Touch Therapy. In alcuni casi non si tratta di fenomeni nuovi ma riscoperti dal nuovo paradigma NA e da esso riproposti.

La fase diagnostica punta in primo luogo ad individuare lo stato energetico del paziente attraverso strumentazioni come il pendolino o altre metodiche a volte di stampo esoterico. In generale ciò che si tende a sottolineare è la capacità terapeutica dell’energia: la forma delle piramidi creerebbe particolari onde benefiche, i cristalli sarebbero capaci di emanare energia benefica per l’organismo, l’astrologia farebbe entrare in gioco energie sottili terapeutiche. Questa energia avrebbe un effetto generale di riequilibrio dell’organismo.

Un esempio interessante in questo ambito è la floriterapia. Questa tecnica proviene dal pensiero di E. Bach e lavora con 38 tipi di fiori che vengono distillati in acqua pura con una metodica che sfrutta l’energia solare. La teoria su cui si basa è che la natura vibrazionale del fiore viene trasmessa all’acqua che diventerà pertanto attiva riguardo la psiche del malato, fonte secondo Bach della malattia.
Ultima derivazione della Medicina vibrazionale è la gemmoterapia, che utilizza elisir ottenuti dal trattamento in alcol puro di gemme o minerali: la soluzione acquista l’energia cromatica della pietra. Questo coacervo di tecniche è accomunato secondo il parere di alcuni dal carattere, tanto che la loro efficacia svanisce quando vengono sottoposte a tests adeguati.

Come si vede, si tratta di un importante punto di rottura metodologico con la Medicina scientifica: l’ipotesi non si basa su un procedimento logico fondato sulla correlazione fra causa ed effetto, controllabile attraverso il metodo sperimentale. Al contrario si configura come metodica alogica, inesperimentabile, di carattere paranormale. In altri termini ciò sembra costituire un ritorno alla Medicina magica di Asclepio, superata grazie al pensiero metafisico greco che, con la connessione causa-effetto, aprì le porte alla moderna Medicina scientifica. Infatti a medica (come le altre scienze) ha potuto nascere, autodefinirsi e svilupparsi" [3].

Da questo punto di vista la Evidence-based Medicine [4,5] può contribuire ad evitare la dissoluzione della Medicina in una concezione magica che rifiuti tutti i progressi scientifici di circa due millenni. Il collegamento del caso clinico concreto con la storia naturale della malattia e con la Medicina del territorio, il riferimento ai dati clinici oggettivamente rilevabili attraverso l’osservazione obiettiva e strumentale, il confronto con il bagaglio della sperimentazione clinica a disposizione del forum scientifico, dei clinical trials e l’uso delle meta-analisi rendono il percorso diagnostico e terapeutico razionale e confrontabile, tendente ad un’approssimazione sempre maggiore al vero stato patologico che si viene ad affrontare.
L’apertura alla successiva critica è sempre presente, ma come posizione razionale coerente di accettazione di nuovi dati che, in un modo o nell’altro, contribuiranno ad una successiva approssimazione alla verità scientifica che rimane sempre il punto di riferimento intenzionale. Come si vede, in questo modo si struttura un’azione diagnostica e terapeutica di stampo razionale con una metodologia scientifica propria che ha come punto di partenza la realtà sperimentabile.

Questo importante ruolo della EBM richiede d’altra parte, proprio per quanto abbiamo detto riguardo la genesi metafisica della Medicina scientifica, che si arricchisca di una maggiore conoscenza del pensiero metafisico. Il processo gnoseologico di cui si avvale la EBM trae le sue origini da un razionalismo critico che, dal punto di vista gnoseologico, riduce ogni possibilità di conoscenza alla conoscenza sperimentale [6]. In questo modo ci si trova con una teoria della conoscenza che non giustifica se stessa e che nega altre possibili vie di conoscenza a livello etico, a livello relazionale e a livello di contatto con il reale. Se non si riesce a superare questa difficoltà, la EBM può perdere parte del suo valore di nei riguardi dell’emotivismo alogico di stampo NA, poiché tenderà a negare una parte dell’uomo che invece l’uomo non potrà negare nella sua esperienza esistenziale. Si tratta, a mio avviso, di radicalizzare la fiducia nella ragione umana senza ridurla ad una funzione di interpretazione dell’esperienza tecnico-scientifica.

Le ricadute bioetiche derivanti da questo equilibrio metodologico sono importanti. Se si perde il contatto con la Medicina scientifica si verrà a perdere il riferimento assiologico derivante dal Rapporto Belmont e sintetizzabile nel noto principio bad science = bad ethics; non sarà più valido l’orientamento delle good clinical practice; non si potrà più di fatto parlare di un’etica basata sulle virtù professionali e la virtù della prudenza, nella pratica clinica, perderà ogni possibile riferimento normativo. Si tratterà, in altre parole, del disorientamento etico derivante dalla perdita del riferimento veritativo e razionale.

Per questa ragione potrebbe essere auspicabile la formazione di un think tank che affronti questa tematica da un punto di vista transdisciplinare, e sappia trovare proposte per continuare ad insegnare una metodologia clinica pienamente razionale.

Bibliografia

Terrin A. Il senso del bene e del male nel New Age. In: Raveri M, Ed. Del bene e del male. Marsilio, Venezia 1998

Scheler M. La fenomenologia essenziale della religione. In: Borghello IJ. Liberare l’Amore. Ares, Milano 1998

Reale G, Antiseri A. Il Pensiero Occidentale. Vol I. Ed La Scuola, Brescia 1985

Sackett DL, Rosemberg WMC, Gray JAM, Haynes RB, Richardson WS. Evidence based medicine: what it is and what it isn’t. BMJ 1996; 312: 71-72

Cartabellotta A, Montalto G, Notarbartolo A, GIMBE. La Medicina basata sulle Evidenze nella Valutazione dei Tests Diagnostici (Evidence-based Medicine in Evaluating Diagnostic Tests). MEDIC 1997; 5: 113-119

Possenti V. Razionalismo critico e metafisico. Vita e Pensiero, Milano 1996

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