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Meglio Google o PubMed? – II puntata

Dopo Salvatore Corrao e Dean Giustini, passiamo la parola ad Ann McKibbon, documentalista della McMaster University e autrice di una delle più usate guide all’EBM, che predilige PubMed come strumento di informazione biomedica. Chiude la tavola rotonda Eugenio Santoro esperto di informatica medica.

Ann McKibbon, insegna nella Health Information Research Unit del Department of Clinical Epidemiology and Biostatistics della McMaster Univeristy, autrice di " Guida alla Evidence-Based Medicine" .

I bravi clinici conoscono bene limiti e potenzialità dei test diagnostici, quando usarli e come interpretare i risultati per il singolo paziente. I bravi clinici dovrebbero anche conoscere il valore e la funzione degli strumenti per la ricerca dell’informazione. Sono tre le più importanti abilità informative: quale strumento scegliere per cercare informazioni riguardo a un preciso quesito, come utilizzarlo efficacemente e, infine, come interpretare le informazioni che quel preciso strumento fornisce come " risposta" alla nostra domanda.

Google è un potente strumento per la ricerca di brevi note informative quali indirizzi o definizione di termini tecnici, oppure di materiali che vengono continuamente modificati quali i piani vaccinali per i viaggiatori, di immagini (Google images), e di siti di educazione e informazione per il paziente. Un lato negativo di Google è che i siti più popolari e spettacolari, come pure quelli commerciali, " salgano" in cima alla lista dei risultati della ricerca.  Ne è un esempio l’articolo fraudolento sulla relazione cancro orale e antinfiammatori non steroidei pubblicato sul Lancet ad ottobre 2005. Nel gennaio 2006 l’articolo era stato segnalato come un probabile caso di frode e nel febbraio 2006 è stato smentito sia dal Lancet che da PubMed. Ma ancora oggi Google riporta che i farmaci antinfiammatori sembrano ridurre la frequenza di tumori orali.

PubMed punta a mettere a disposizione gli ultimi report aggiornati della ricerca biomedica al suo vasto pubblico che include ricercatori di scienza di base, politici, pazienti, e anche giornalisti e legali. Per rendere PubMed più pratico agli utenti medici, gli sviluppatori hanno introdotto tra le opzioni di ricerca le "Clinical Queries". Queste permettono ai clinici di filtrare automaticamente le loro ricerche di informazioni, affinché vengano elencati soltanto review e studi clinici importanti su un certo argomento. I  principali problemi che un clinico incontra con PubMed sono due. Primo, la quantità di materiale (16 milioni di citazioni e un database in continua crescita) rende difficile ottenere una ricerca altamente specifica e contenuta. Secondo, il materiale ricercato deve essere riassunto e compreso prima di poterlo applicare al caso del singolo paziente o al problema specifico.

Il mio suggerimento è di conoscere la fonte d’informazione per ottimizzarne l’uso; inoltre, di prendere in considerazione anche il ricorso a dei buoni libri di testo, in particolare alcuni dei nuovi testi elettronici. Per rapidità, facilita di utilizzo e attendibilità potranno in molti casi  superare sia Google sia PubMed.

Eugenio Santoro, responsabile Laboratorio di Informatica medica, Dipartimento di Epidemiologia, Istituto di Ricerche Farmacologiche "Mario Negri" di Milano.

Meglio Google o PubMed? Se la domanda riguarda la ricerca della letteratura medico scientifica, la risposta non può che essere PubMed.
PubMed è stato sviluppato dalla National Library of Medicine per consentire di interagire (gratuitamente) con Medline, uno dei più importanti database di citazioni bibliografiche (a oggi tiene traccia di 17 milioni di articoli pubblicati a partire dagli anni 50 da quasi 5000 riviste biomediche). L’interfaccia è molto semplice (in origine era stato pensato come strumento per il cittadino e il paziente) e consente di usare potenti strumenti che, come sottolinea Corrao nel suo intervento, non sono immediatamente disponibili al profano ma sono in grado di filtrare l’informazione affinché siano segnalati esclusivamente gli articoli pertinenti alla ricerca impostata.
PubMed si è poi dotato di strumenti che permettono di memorizzare le ricerche impostate e di attivare servizi di aggiornamento periodico che restituiscono all’utente i nuovi risultati delle ricerche, senza che questi sia costretto a ricollegarsi al portale per eseguirle. Tali sistemi operano via posta elettronica (come lo strumento MyNCBI) oppure via web (attraverso i feed RSS, una nuova tecnologia che permette di segnalare, a chi è iscritto al servizio, gli aggiornamenti che vengono pubblicati su un portale), e forniscono degli ottimi strumenti di aggiornamento.
Da questi servizi di aggiornamento potrebbero essere esclusi gli articoli più recenti (che ancora non sono presenti in Medline) ma – più che Google – possono tornare utili i servizi di aggiornamento basati su sistemi di e-alert o su feed RSS forniti abitualmente dai portali delle riviste mediche o da portali specializzati come Amedeo (www.amedeo.com).
Se l’obiettivo è quello di eseguire ricerche sulla letteratura medico-scientifica, anche lo stesso Google Scholar   non è più efficace di PubMed. Sebbene Google Scholar ricerchi tra fonti diverse (PubMed, riviste mediche, tesi, libri, ecc.) non è esaustivo, non permette di usare i termini MeSH (i descrittori che PubMed usa per classificare gli articoli) e, soprattutto, non è dotato di  strumenti per filtrare e selezionare la letteratura di interesse offerti invece da PubMed.
Se la domanda invece riguarda l’informazione medico-scientifica diversa dalla letteratura scientifica, allora Google può essere la soluzione migliore. Possono essere usati non solo Google Scholar (proprio per le caratteristiche illustrate in precedenza) e Google Web, ma anche le componenti più specifiche e innovative di Google che permettono la ricerca di informazioni mediche nei blog (un mezzo sempre più usato dalla classe medica per scambiare e distribuire informazioni e conoscenze), tra le immagini e tra i video (YouTube è ormai uno strumento che appartiene a Google). Inoltre Google fornisce un ottimo " aggregatore di notizie" chiamato Google Reader che può leggere i feed RSS offerti da numerosi portali e che  appartiene a quella categoria di strumenti del web 2.0 al  cui uso dovremo presto abituarci (Santoro E. Podcast, wiki e blog: il web 2.0 al servizio della formazione e dell’aggiornamento del medico. Recenti Progressi in medicina 2007. In press. ).
Per concludere, deve essere considerato che, tuttavia, possono esserci delle situazioni in cui né Google né PubMed risultano utili. Ad esempio, quando si ha l’esigenza di recuperare i dati di una sperimentazione clinica, i contenuti di una linea-guida o, più in generale, un’informazione medica che risiede codificata e strutturata in appositi database (Santoro E. "Internet in medicina. Guida all’uso e applicazioni pratiche". Il Pensiero Scientifico 2000; Santoro E. " Guida alla medicina in rete". Il Pensiero Scientifico 2002). In questi casi è consigliabile l’uso di specifici strumenti disponibili sul web come ClinicalTrials.gov e il National Guideline Clearinghouse .

 

20 giugno 2007

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