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#migranti: decentrare lo sguardo

Arrivi quotidiani di profughi si riversano nella città dove la gestione dell’ accoglienza è sempre più complessa. Un gruppo di pediatri dell’Associazione Culturale Pediatri (ACP) ha deciso di agire per garantire quelle cure pediatriche sanitarie essenziali alla Stazione Centrale di Milano, “ultima fermata italiana dei profughi in fuga” (1, 2). Un’azione premiata con le benemerenze civiche dal comune di Milano. Che cosa vi ha spinti a non stare più a guardare ma a intervenire in prima persona?

Collaborando già ACP con Save the Children, a inizio estate 2014 noi gruppo lombardo siamo venuti a conoscenza “da dentro” di quello che succedeva e serviva tutti i giorni da alcune settimane a Milano in Stazione Centrale. In una situazione logistica allora di assoluta precarietà, ogni giorno era una cosa che ci riguardava un mezzanino gremito di mamme, bambini anche molto piccoli, gruppi in attesa di indicazioni per i centri di accoglienza del Comune (per pochi giorni, prima di ritornare in stazione per ripartire “verso il nord”), alcuni decisi a ripartire in treno in giornata, altri ad accamparsi magari per la notte, molti con una storia sanitaria di “acuta migrazione” (disidratazione, diarrea, bronchite, polmonite, infezioni cutanee, malattie croniche senza trattamento da alcuni mesi), i bambini magri, malnutriti, spesso di pochi mesi di età, certamente i più provati e da osservare con attenzione.

Come vi siete organizzati?

A un messaggio e-mail del 10 luglio 2014 che ricordo sempre (Servono pediatri al mattino dalle 10-12 in Stazione Centrale. Tutti i giorni, sicuramente per tutta l’estate. Ci vediamo in stazione) è seguita una risposta pronta ed efficace da parte di pediatri del gruppo lombardo ACP ma non solo, attivi nelle cure primarie ma anche ospedalieri, alcuni milanesi, molti operanti nelle provincie. Ci siamo attivati da subito con una mailing list dedicata, per la pianificazione dei turni (due ore la mattina – poi i bambini e le famiglie partono in treno o vengono accompagnati ai centri di accoglienza) e lo scambio di messaggi di “servizio” e di aggiornamento su una situazione sempre critica, ma in continua evoluzione. Ancora oggi, dopo la ripresa a fine giugno dell’attività di volontariato nel presidio ora collocato e funzionante nella ex-sede del dopolavoro dei ferrovieri , la mailing list e lo scambio coordinato di e-mail rappresentano un utile strumento non solo per l’organizzazione quotidiana del gruppo ma anche come comunicazione e condivisione per e con altri operatori e pediatri interessati.

Quali le maggiori criticità incontrate?

Una situazione logistica di assoluta precarietà nell’intervento dello scorso anno, avviato a inizio estate e concluso con le temperature gelide di fine gennaio; abbiamo percepito le fatiche, le difficoltà e anche le incomprensioni tra i responsabili istituzionali alle prese con la gestione di un’emergenza senza fine. Ora invece gli spazi attrezzati nei locali del (ex) dopolavoro dei ferrovieri, dove abbiamo a disposizione anche un ambulatorio vero (e sempre affollato) e dove collaborano operatori e competenze diverse, suggeriscono accoglienza, offrono cure, assistenza, informazioni. La diversità culturale rende talvolta evidente la relatività dei nostri strumenti professionali e
prassi e messaggi possono in un primo momento essere (reciprocamente) difficili da accogliere e condividere, nonostante la preziosa presenza dei mediatori culturali (es. per paura della registrazione, è critico e difficile l’invio in PS, anche quando necessario per accertamenti più completi o in situazioni in cui è indicata un’osservazione clinica meno “provvisoria”).

alla-stazione-di-milano

Che ricadute (in)formative dovrebbe avere un’iniziativa di questo genere?

Ci rende ogni volta consapevoli che l’accoglienza in un luogo pur precario e provvisorio, dove ci si sente riconosciuti positivamente e non come un peso indesiderato, è importante e vissuta con senso di sollievo: ci si può fidare.
Ci aiuta a capire che molti sono gli elementi di complessità, gli aspetti che non conosciamo, i bisogni da considerare in un problema che è enorme e che è anche culturale.
Ci ricorda che, perché qualcosa succeda, c’è bisogno di ciascuno di noi, del nostro piccolo pezzo di lavoro, di attenzioni e prassi quotidiane che poi possono diventare atteggiamenti diffusi.
Ci interpella come gruppo, dove tutti “ci sono”, ciascuno con le proprie attitudini, disponibilità e “sentimenti”.
Ci mette a confronto con altre figure professionali, con altri saperi e significati e ci fa provare a decentrare lo sguardo.
Ci sollecita a essere “portatori di un messaggio di corretta informazione e a contribuire a diffondere quello spirito di accoglienza e di equità sociale sola garanzia di benessere e salute per tutti” (3).

La vostra esperienza soddisfa l’idea espressa in un editoriale della rivista The Bmj sulla crisi dei rifugiati che “the welfare of casualties of war and refugees should be of interest to every health professional“. Ancora: instead of fragmentation, we need fair, humane, and unified approach (4). Un tema così sociale dovrebbe essere tra le priorità di un’associazione culturale qual è l’ACP. Come dovrebbe essere, cosa dovrebbe fare?

Quello del pediatra capace di risposte competenti e appropriate nella cura e nella promozione della salute del bambino straniero in generale (“tutore di resilienza”, come ci è stato suggerito in un incontro di sensibilizzazione) è un tema cruciale e ancora troppo poco presente nei percorsi formativi in area pediatrica. È una sfida impegnativa, che ACP deve raccogliere e affrontare, anche alla luce dei cambiamenti di scenari già da tempo evidenziati da Rapporti, Osservatori e tavoli istituzionali dedicati. A maggior ragione poi per quanto sta succedendo in queste settimane.

Per concludere, un’immagine della sua personale esperienza con i rifugiati…

“Lo prendo e lo metto nei miei occhi”: così mi ha rassicurato sulla cura attenta del suo piccolo di nove mesi, con una gastroenterite in corso, una giovane mamma siriana quando, dopo la visita, l’ha riaccolto in braccio.


Bibliografia

  1. Zanetto F. Lo scalone monumentale della Stazione Centrale di Milano. Ricerca & Pratica 2014; 30: 147-8 [PDF: 61 Kb]
  2. 2. Bolli P. Emergenza profughi. Ricerca e Pratica 2015; 31: 172-3
  3. 3. Castelli F, Geraci S, Egidi S. Malattie infettive e immigrazione: facciamo chiarezza. Salute internazionale, 2 settembre 2015.

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