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#nonseneparlapiù: Legge 194 e obiezione di coscienza

La legge 194 ha sempre fatto discutere e importanti criticità nella sua applicazione non sono state superate. Non se ne parlava più di tanto. Ma in questi giorni è salita alla ribalta in seguito alla sospensione da parte del Consiglio di Stato del decreto Zingaretti contro l’obiezione di coscienza per la prescrizione di contraccettivi e al rilascio di certificati per la richiesta di interruzione volontaria di gravidanza nei consultori familiari del Lazio. Secondo la legge ci sono dei limiti entro i quali medici, anestesisti, ostetriche o infermieri possono rifiutarsi “a prendere parte a procedure o a interventi per l’interruzione della gravidanza previsti dalla presente legge”?

Un primo limite riguarda la documentazione necessaria per praticare l’interruzione della gravidanza, sia volontaria sia terapeutica, come specificato dall’articolo 9 della Legge 194, e come appunto Nicola Zingaretti ha cercato di eliminare per i ginecologi dei Consultori con il decreto che è stato recentemente rifiutato, per questo aspetto, dal Consiglio di Stato (da un punto di vista meramente legislativo, è difficile che un decreto di un commissario ad acta possa contraddire una legge nazionale). Un secondo limite, ovviamente, ha a che fare con la necessità di garantire tutte le procedure urgenti per la salute della donna. Per quanto riguarda la contraccezione bisogna ricordare invece che l’AIFA, il 14 febbraio del 2014, ha definitivamente chiesto e ottenuto la correzione del foglietto illustrativo per chiarire che la contraccezione d’emergenza non ha niente a che vedere con l’aborto (sostituendo la dicitura “il farmaco potrebbe anche impedire l’impianto” con la dicitura “inibisce o ritarda l’ovulazione”), e quindi il problema non dovrebbe sussistere. Poi, volendo, si potrebbe parlare della spirale, mezzo contraccettivo che può impedire l’attecchimento, ma forse andremmo troppo nel tecnico.

Negli anni il numero di medici che rifiutano di praticare l’interruzione di gravidanza negli ospedali italiani è cresciuto, fino a raggiungere il 90 per cento in alcune Regioni. Con questi numeri l’aborto si scontra con l’obiezione di coscienza. Nel caso in cui tutti i medici di una struttura siano obiettori come tutelare tanto la libertà di scelta della donna di abortire (e la salute della donna), quanto la libertà di obiezione del medico?

Personalmente non amo le contrapposizioni fra medici che applicano la legge e obiettori di coscienza, né mi interessano. La sanità pubblica è responsabile dell’applicazione della legge. È possibile stipulare contratti a termine, assegnare incarichi finalizzati o prevedere gettoni di presenza; ci sono varie risorse burocratiche ed economiche per le quali basterebbe solo la volontà di metterle in atto. L’obiezione di coscienza, a mio parere, è solo una copertina che chi amministra la sanità si mette addosso. Quando si vuole, la legge si fa applicare. Il fatto che Zingaretti faccia dei dubbi proclami, ma che poi nella Regione Lazio non si applichi la Legge 194 in 12 ospedali pubblici e si usi l’RU 486 solo in tre ospedali (fra cui quello dove lavoro io), mentre si spendono migliaia di euro per tenere le Case della salute aperte (senza nessuna garanzia, peraltro, che prescrivano la pillola del giorno dopo, per esempio), mi fa pensare che l’amministrazione della sanità, al di là di facili parole, sia veramente poco coerente e poco trasparente, per usare un eufemismo.

Quali i risvolti del numero crescente di medici obiettori sulla professionalità dei colleghi non obiettori?

Le Università cattoliche confessionali, in cui si interrogano i candidati sulle vite dei Santi e simili, tentano l’egemonia sulla sanità. La guerra è guerra per le Direzioni di Unità Complessa, le assunzioni, il diritto di esercitare la medicina dal punto di vista della religione e non dei diritti del cittadino. I medici che applicano la legge sono spesso medici “imbarazzanti” per Direttori che partecipano alle giornate sulla vita insieme alle università confessionali e, quindi, è bene che non si vedano troppo. Peraltro nella grande maggioranza sono medici donne ad aiutare le altre donne e in sostanza “questa piccola storia ignobile”, come diceva Francesco Guccini, rimane fra le donne che cercano aiuto e quelle che le aiutano, tutte figlie di un dio minore.

Per la donna la scelta di interrompere una gravidanza non è questione solo medica né giuridica. Sono previsti dei servizi di counselling per sostenere la donna in questa scelta?

È previsto tutto e non è previsto niente. Direi che, anche in questo caso, la situazione è quella di tutta la sanità pubblica: si fa quello che si può, quando si può, come si può. La programmazione e il controllo dei risultati sono totalmente assenti.

I tagli in sanità come incidono sull’applicazione della 194?

Ahimè come sul resto. Il progressivo smantellamento della sanità pubblica danneggia i cittadini. Dirottare delle attività verso il privato convenzionato, a mio avviso, non è la soluzione. Una sanità che cerca il profitto non può curare bene il cittadino, perché non è e non dovrebbe essere questo il suo fine. Per quanto riguarda l’interruzione di gravidanza volontaria, nessuno se ne vuole far carico in convenzione perché rende poco e richiede molto lavoro. Ci sono delle spinte, invece, per l’intramoenia. No comment.

Quale futuro prevede e quale auspica per la legge 194 nel nostro paese? Pensa che possa/debba essere migliorata o modificata a distanza di tempo dalla sua introduzione?

A mio parere la legge va bene così com’è, e non sono questi tempi per rimetterci le mani. L’amministrazione della sanità pubblica dovrebbe fare il suo dovere, ma non sono del tutto sicura che lo voglia. Ultimamente mi sono lamentata con un esponente del Ministero della salute del fatto che all’Associazione Vita di Donna, che offre assistenza per qualsiasi problema di salute e non solo per l’aborto, è capitato di dover assistere delle donne che dalla Sicilia sono dovute venire a Roma per effettuare l’interruzione di gravidanza perché non riuscivano a trovare un posto dove farla nella loro regione. Sa cosa mi è stato risposto ? “Ma dottoressa, lo vede allora? Quando una donna vuole veramente abortire il modo lo trova! Se le altre donne non si sono attaccate al telefono e non hanno fatto tutti questi chilometri, vuol dire che, in fondo in fondo, volevano quel bambino. Non crede?”. Evidentemente al Ministero non hanno mai sentito parlare di gravidanze indesiderate e delle loro conseguenze. Lascio ad altri il commento. Queste riflessioni sono recepite spesso con sentimenti di scandalo, ma sono del tutto compatibili con i valori di società libere, che rispettano l’autodeterminazione e la dignità delle persone.

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