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Piccole azioni, grandi cambiamenti

 
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Presto uscirà una nuova edizione del libro Le strategie della medicina preventiva di Geoffrey Rose. Qual è l’attualità del pensiero di Rose?
Il tema principale del pensiero di Rose è che le persone malate rappresentano solo un estremo della distribuzione continua del rischio nella popolazione; e, se davvero ci interessa migliorare le condizioni di salute e ridurre il numero di malati nell’intera popolazione, la via da seguire è spostare l’intera distribuzione della popolazione in una direzione favorevole. In caso contrario, seguiteremo ad impiegare tutte le nostre risorse nel tentativo di curare i malati ma il loro numero sarà comunque destinato a crescere costantemente. Se, invece, riusciamo a ridurre il numero di persone che si ammalano, potremmo avremo grandi miglioramenti sull’intera popolazione.
Rose ha anche detto che l’introduzione di piccolissimi cambiamenti nell’intera società può avere un impatto enorme sul carico della malattia nella popolazione, decisamente maggiore di quello che otterremmo trattando soltanto gli individui realmente ammalati.
Ritengo, quindi, che il pensiero di Rose sia estremamente profondo: se vogliamo davvero migliorare le condizioni di salute di una società, dobbiamo esaminare le ragioni per cui ciascun individuo nella società è ad alto o basso rischio in termine di fattori ambientali.

Lei ha una visione globale delle strategie di prevenzione. Qual è la situazione?
Stiamo imparando che la gente considera molto difficile cambiare il proprio stile di vita. Tuttavia se prendiamo in considerazione i confronti internazionali, vediamo che le percentuali di rischio di malattie cardiache, di infarto e di cancro sono molto elevate in alcuni Paesi e molto più basse altrove. I primi studi condotti avevano evidenziato che l’occorrenza di malattie cardiache è decisamente più bassa nei Paesi del Mediterraneo e anche in altri come il Giappone. La grande sfida è capire perché in questi Paesi le percentuali siano così basse mentre siano più alte in altre parti del mondo. Si stanno facendo numerose ricerche sulle cause genetiche, il che è fondamentale perché comprendere la biologia di tutte le malattie ci serve per ottimizzare i trattamenti. Ma sappiamo che all’interno di una popolazione i trend temporali mutano così rapidamente che i maggiori responsabili di queste percentuali più o meno elevate in ciascun Paese devono essere dei fattori ambientali. Tra questi fattori ambientali – che non sono poi così tanti – vi è lo stile di vita (fumo, attività fisica, alimentazione), insieme ad altri fattori probabilmente importanti come l’inquinamento. Visto che sappiamo che le principali cause delle grandi malattie croniche sono prevenibili e che i cambiamenti nel tempo sono così consistenti, dobbiamo impegnarci a individuare quali siano queste cause.
Va però tenuto in considerazione che il cambiamento dello stile di vita non è solamente una scelta individuale, di qualcuno che decide di fare più attività fisica, perché, come abbiamo detto, è difficile cambiare le proprie abitudini. In Italia ad esempio non vi piace dire la parola “dieta” ma piuttosto preferite parlare di “alimentazione”: questo è indicativo di un atteggiamento prevalente. Quello che stiamo tentando di fare, quindi, è di identificare uno stile di vita medio che le persone possano condurre nella loro vita quotidiana, e di assicurarci che vengano incoraggiate le abitudini salutari e magari di far sì che le società stesse scoraggino quelle meno salutari.

Stiamo assistendo a una aumento dell’obesità in tutto il mondo. Come spiega questo fenomeno?
In parte dipende dai grandi cambiamenti nell’attività fisica. Non mi riferisco al fare o non fare jogging, bensì all’utilizzo quotidiano dei trasporti pubblici, all’andare ogni giorno a lavoro a piedi o in bicicletta, o all’uso dell’automobile. Dobbiamo far sì che le persone trovino più facile svolgere regolarmente dell’attività fisica, sia essa usare di più i trasporti pubblici o fare le scale.
Lo stesso principio vale anche per la dieta. Una volta che sappiamo che gli stili alimentari del Sud, come ad esempio la dieta mediterranea, sembrano avere effetti molto benefici sull’incidenza non solo delle cardiopatie ma anche dei tumori e nella riduzione della mortalità per tutte le cause, dobbiamo capire perché in alcuni Paesi è così facile per le persone attenersi a questa dieta a questo stile alimentare mentre in altri risulta più difficile. Ciò ha a che fare con i prezzi dei cibi, la politica alimentare e la pubblicità: direi che questi sono elementi su cui dobbiamo riflettere se davvero siamo interessati a cambiare lo stile di vita e migliorare la salute della popolazione.

4 novembre 2009

 

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