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Se dichiarati gli interessi non sono più in conflitto

Qual è la posizione della FIMMG per quanto riguarda la regolamentazione dei rapporti dei medici di medicina generale (MMG) con l’industria?

La posizione dei MMG rispetto all’industria non cambia rispetto a quella di tutti gli altri medici: rientra nel problema più generale del delicato rapporto tra la professione medica e l’industria farmaceutica che certamente deve essere regolamentato, ma non ostacolato. Possono essere registrati dei conflitti di interesse; tuttavia,  deve essere tenuto in considerazione che la relazione tra il mondo medico e quello dell’industria del farmaco e delle tecnologie sanitarie è importante per una migliore tutela dell’assistito, al pari della relazione tra le diverse professionalità che operano nel Sistema Sanitario Nazionale (MMG, medici ospedalieri e operatori sociali).

Come prevenire eventuali conflitti di interessi?

Con una regolamentazione che garantisca comportamenti etici e trasparenza. I conflitti di interessi devono essere  prima di tutto dichiarati, quindi valutati nel merito per evitare le conseguenze non accettabili. I comportamenti sia dell’industria sia del medico, entrambi soggetti liberi ed autonomi, devono essere controllati e “tutelati” perché concorrono alla protezione di un diritto garantito dalla Costituzione. Devono essere regolamentati in modo tale che siano orientati all’appropriatezza e all’uso corretto delle risorse, anche di quelle impiegate dall’industria per la formazione e la ricerca. Queste risorse in parte devono essere fornite dall’industria perché legate al prodotto, in parte svolgono una funzione sussidiaria rispetto a una carenza del Sistema Sanitario Nazionale.

Fra i principali obiettivi della FIMMG vi è la formazione continua dei MMG. Come finanziate i percorsi formativi che proponete?

La Federazione formula dei progetti e  raccoglie dei sostegni economici dalle aziende per realizzarli, attenendosi a delle norme etiche. Ad esempio, i percorsi formativi non devono essere incentrati sulla promozione del singolo prodotto, ma piuttosto sull’approfondimento della malattia e della gestione del farmaco in generale. Contrattualmente non promuoviamo nessun farmaco e rivendichiamo l’autonomia della Federazione sia per quanto riguarda i temi da sviluppare, sia per la scelta degli specialisti chiamati per organizzare il corso. Quindi, nel rispetto del codice deontologico,  cerchiamo di trasformare le risorse economiche provenienti dal mondo dell’industria in competenze necessarie per l’assistenza del cittadino.

La Federazione lavora in piena autonomia ma le fonti di finanziamento non configurano incompatibilità o conflitti di interesse? La sponsorizzazione dell’industria può andare bene sia per un corso di formazione sulla terapia antibiotica che per un corso sull’utilizzo del computer?

Dipende da come è stato organizzato il corso e da chi lo propone. Un corso di informatica sponsorizzato dall’industria può essere considerato un benefit superiore a quello previsto dalla legge quando viene proposto dall’Azienda stessa al singolo medico, ma non quando rientra nelle attività formative proposte da una Società scientifica o da un’Associazione ai suoi medici perché ritenute produttive per lo sviluppo professionale e il miglioramento dell’assistenza. La concessione dell’informatore farmaceutico al medico orientata in qualche modo a catturarne la benevolenza non può essere giudicata alla stregua del caso in cui, al di fuori del rapporto professionale tra l’informatore e il medico, l’industria – pur dichiarando il suo marchio – offre alla categoria un’opportunità di formazione.

Cosa ne pensa del Codice etico pubblicato dalla FNOMceO che regolamenta ma non bandisce i legami degli operatori sanitari con l’industria?

Non ho nulla da ridire considerato che ho partecipato all’approvazione del Codice etico e ho votato a favore! Credo che il Codice deontologico giustamente non manda al macero i legami degli operatori sanitari con l’industria. Non sarebbe etico né per la professione né per l’interesse dei cittadini demonizzare e distruggere un contributo che, per quanto difficile, criticato e irto di difficoltà, ha comunque un effetto produttivo sulla salute dei cittadini. Infatti, la maggior parte dei medici sviluppa competenze anche grazie al contributo formativo e informativo dell’industria. Dovremmo riflettere sul fatto che il conflitto di interessi non è di per sé un reato. Tralasciato il settore delle gare, ma ragionando circa il campo della formazione e dell’istruzione, il conflitto di interesse è una condizione che deve essere riconosciuta.

Cioè?

Personalmente non condivido la regola secondo cui i provider e i relatori del corso ECM sponsorizzato dalla farmaceutica debbano dichiarare di non trovarsi in una condizione di conflitto di interesse. L’esistenza di un conflitto di interesse non è di per sé un reato o un impedimento assoluto alla partecipazione di un docente all’iniziativa di ECM. L’esistenza del conflitto d’interesse deve essere dichiarato, perché possa essere oggetto di valutazione e, comunque, perché sia conosciuto da tutti i partecipanti all’evento ECM. I partecipanti hanno il diritto di sapere chi ha finanziato il corso e se i relatori hanno dei rapporti diretti con quell’industria o con altre concorrenti per poterne tenere conto, senza con questo togliere validità al percorso formativo. Ritengo sia un modo molto più trasparente che andare a fare le alchimie su cosa è o non è il conflitto di interesse per poterlo ipocritamente negare.

Il messaggio di fondo è che non dobbiamo chiudere completamente le porte all’industria…

…. e che dobbiamo cercare di puntare alla massima trasparenza delle relazioni tra il mondo medico e l’industria dei farmaci e dei dispositivi. Nell’ottica della trasparenza prende posto la dichiarazione dei conflitti di interessi e non la pretesa di assenza del conflitto in interesse.

Diverse associazioni di medicina statunitensi chiedono che i rapporti dei medici con l’industria siano resi pubblici anche ai cittadini. Lei ritiene che il rapporto dei medici di famiglia con l’industria sia così condizionante che anche l’utente dovrebbe esserne a conoscenza?

Potremmo applicare lo stesso sistema nel nostro Paese, tuttavia, mi sembra un burocratismo inutile. In Italia i regali che superano un certo valore economico non sono consentiti per legge; nel caso fossero permessi finanziamenti cospicui o doni di un certo valore, la pubblicazione sarebbe coerente con la dichiarazione dei conflitti di interessi, senza con questo demonizzare il rapporto dei medici con l’industria. Al contrario, rendere pubblico il numero di penne o dei libri regalati ai MMG dall’industria sarebbe una mera  burocratizzazione che non interessa al cittadino.

 

28 marzo 2007

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