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Sichuan: medici in prima linea

La sua città, Chengdu, in che misura è stata danneggiata dal terremoto che ha colpito la regione del Sichuan?

Il devastante terremoto si è abbattuto nella contea del Wenchuan il 12 maggio; da allora ci sono state ogni giorno numerose scosse di assestamento, la più potente delle quali con una magnitudo di 6,4 gradi della scala Richter. La contea del Wenchuan, dove si trova l’epicentro del terremoto, dista circa 160 chilometri da Chengdu, la capitale del Sichuan. Per fortuna la città, grazie alla sua posizione rispetto all’epicentro, non ha subito danni così seri come è avvenuto in altre località. Secondo i dati del governo, si registrano circa sessantottomila vittime e diciannovemila dispersi, mentre i feriti sono circa 365 mila.

Il suo ospedale ha resistito alle scosse?

La nostra università è proprio a Chengdu e ne fanno parte quattro ospedali. Il N. 1 (conosciuto anche come ospedale della Cina occidentale), che ha 4300 posti letto, è diventato il centro medico per le operazioni di soccorso e vi sono ricoverati solo i feriti più gravi; i pazienti solo leggermente feriti sono stati trattati in altri ospedali di Chengdu o di altre città della Cina. L’ospedale dove lavoro io è l’ospedale N. 2 (conosciuto anche come secondo ospedale della Cina occidentale): è un ospedale di ginecologia e ostetricia, con più di cinquecento posti letto, ed è diventato il centro per il ricovero di donne incinte e di bambini feriti provenienti dalle regioni terremotate. L’edificio per i ricoveri, di recente costruzione, non è stato danneggiato, mentre il vecchio edificio che ospita l’amministrazione ha subito lesioni così gravi che è stato necessario evacuarlo.

Gli operatori sanitari del suo ospedale hanno partecipato ai soccorsi? 

Anche in una situazione così difficile, medici e infermieri sono rimasti al loro posto e hanno fatto del loro meglio per assistere i pazienti, fin dall’inizio del terremoto. Molti medici e infermieri provenienti da Chengdu e da altre città della Cina sono accorsi al nostro ospedale per aiutarci. Ora le cose vanno molto meglio perché numerosi pazienti sono stati trasferiti in altri ospedali, in altre città della Cina: i più gravi in aereo, mentre quelli feriti solo leggermente in treno.

Hanno partecipato ai soccorsi anche volontari provenienti da altri Paesi?

Molti paesi, inclusa l’Italia, ci hanno aiutato inviandoci cibo, acqua, tende, medicine ecc. Nella regione terremotata ci sono gruppi di medici provenienti da Italia, Pakistan, Russia, Francia, Germania, Giappone, Inghilterra, Cuba ecc.
Anche se siamo stati colpiti da un terribile disastro non ci siamo fatti spaventare e abbattere, non solo per il coraggio della nostra gente, ma anche grazie all’aiuto della comunità internazionale, alla quale siamo profondamente grati.

4 giugno 2008
A cura di Arabella Festa

Approfondimenti

  1. Jonathan Watts. China’s health challenges after the earthquake. The Lancet 2008; 371: 1825-6.
  2. Jane Parry. Health services in China face enormous challenge after earthquake. BMJ 2008; 336: 1209. 

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