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Storie (in)concluse

 

Luca De Fiore, direttore generale de Il Pensiero Scientifico Editore

 
"No, non è possibile. Dimmi tutto ma questo no, non ci posso credere. Stai scherzando." La notizia è finita pure su Yahoo! Answers dove un’infermiera chiede al mondo: "Perch dal giorno 21 novembre verrà sospeso il sistema di aggiornamento online per operatori sanitari?". Perch sì. Punto. E il bello (bello?) è che c’è poco da dire e quel poco da dire, per un palese, solare conflitto di interessi, non sarebbe giusto che fosse scritto su Va’ Pensiero.

In questi casi – quando non sai da dove cominciare o per pudore ti trattieni – puoi essere sicuro che le parole per dire ciò che vorresti le trovi in un libro. Anche perché, hai voglia a cercare una sponda tra gli amici che hanno condiviso l’avventura: il Professore? In Commissione. L’altro? "Dirò al Primario che ha chiamato." L’altro ancora? In Direzione generale per il progetto linee guida. Quell’altro ancora, ancora? In Regione in Commissione. Aridaje con ‘sta Commissione (ma quanta gente c’è "in Commissione?").
Comunque, basta cercarle e in un libro le trovi, le parole. Per esempio in questo che non hai avuto il coraggio di mettere in scaffale (occhiata di controllo: da marzo a novembre: otto mesi – Nello stesso tempo: At the same time – di sopravvivenza tra i giornali in soggiorno: mica male). A un certo punto, Susan Sontag dice della componente etica dello scrivere storie, che non sta "nella contrapposizione di una verità alla falsità della cronaca. Sta nel modello di completezza, di intensità, di illuminazione fornito dalla storia, e dalla sua risoluzione – che è l’opposto del modello di ottusità, di incomprensione, di passivo sgomento, e conseguente ottundimento dei sentimenti, offerto dalla sovrabbondanza di storie inconcluse disseminate dai media".

Hai presente quello che a tutti i costi in uno squarcio tra le nuvole vede un cuore? Ebbene, sarò fissato, ma in questo "modello di completezza" vedo anche un po’ del Progetto Ecce. Tante "storie", decine, centinaia, costruite secondo un format originale che rappresenta un vanto per la Sanità italiana a livello internazionale. Storie "vere" perché complete, intense, risolte nel percorso logico di più di centomila medici, infermieri, farmacisti italiani. Utenti oggi finalmente restituiti dalle istituzioni alla educazione continua a (debita) distanza dagli interessi dei cittadini, dei quali il personale sanitario dovrebbe prendersi cura e (auspicabilmente) non far ammalare. Utenti finalmente restituiti – nella veste e nelle pantofole di cittadini – alle storie della sanità televisiva, "modello di ottusità, di incomprensione, di passivo sgomento, e conseguente ottundimento dei sentimenti, offerto dalla sovrabbondanza di storie inconcluse disseminate dai media".
Ecce Medici, Infad, Bifad: chiusi. Rasi al suolo. Del resto, come recitava un fugace comunicato ufficiale, nel nostro Paese l’educazione continua in medicina è in continua evoluzione. (Evoluzione?)

Dunque, per una volta raccontiamo Pagine chiuse. Fatto sta, però, che a questo Progetto hanno lavorato due case editrici di quelle che Giulio Einaudi definiva "non qualunque". Quelle che trovano ragion d’essere nel "prevedere quello che può essere il gusto del lettore di domani". Una è Zadig, che ha inventato e sostenuto ECCE con il Centro Cochrane italiano; l’altra cerca di mantenersi in costante apprendistato, dopo sessant’anni dalla nascita, alla ricerca di prospettive che non coincidano con quelle più ovvie. Per entrambe, il consenso e l’entusiasmo dei centomila che hanno maturato gratis oltre tre milioni di crediti ECM sono un punto di partenza, non d’arrivo n di conclusione. In un’Italia tanto poco abile sia nel rinnovarsi sia nel conservarsi (e Italo Calvino scriveva questa frase nel 1970), quello che continuiamo ad amare di più è il libro che non abbiamo ancora scritto, quello che ci piacerebbe leggere; il "momento formativo" che dobbiamo ancora inventare. A quello dobbiamo guardare, alle nuove Pagine aperte oggi, in casa editrice, di cui con gioia vi diremo già sul prossimo Va’ Pensiero.

26 novembre 2008

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