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Tossicodipendenze: che fare?

Secondo le stime dell’ultimo rapporto dello United Nation Office on Drug and Crime circa 210 milioni di persone di età compresa tra i 15 e i 64 anni hanno fatto uso di sostanze illecite almeno una volta nell’anno precedente l’indagine, con una prevalenza del 4,7 per cento della popolazione. Le morti correlate all’uso di sostanze illecite sono ogni anno tra 104.000 a 263.000, equivalenti a un range che va da 23,1 a 58,7 decessi per milione di abitanti. La metà di questi decessi è dovuta a overdose.

Informazioni aggiornate sulla dipendenza da droghe, tabacco e alcol a partire dalle basi dei loro meccanismi di azione agli interventi di provata efficacia per la prevenzione e il trattamento sono raccolte nel libro Tossicodipendenze, frutto del lavoro di 24 tra i massimi esperti italiani di questo problema dagli alti costi socio-sanitari.


La tossicodipendenza – o meglio ancora l’addiction intesa come dedizione totale a una sostanza d’abuso – è stata riconosciuta per la prima volta come malattia nel 1987. Per essere trattata richiede l’integrazione di strumenti psicosociali e psicoeducativi con interventi farmacologici. Prendersi cura di un tossicodipendente vuol dire intervenire in primis con trattamenti integrati per rimuovere il problema della dipendenza dall’uso di droghe. Ma l’obiettivo ultimo – spiega Fabrizio Faggiano, autore di uno dei capitoli di Tossicodipendenze – è fargli recuperare il suo ruolo attivo di cittadino, e farlo rientrare nel tessuto sociale dal quale è stato emarginato.
Per raggiungere questo traguardo servono interventi sociali di provata efficacia. “Questo è uno degli aspetti della gestione delle tossicodipendenze in merito al quale la ricerca ha ancora poche risposte e sul quale bisognerebbe lavorare in futuro.”

Un altro punto cruciale, continua Faggiano, è la prevenzione primaria. La storia ci ha insegnato che non tutti gli interventi preventivi sono efficaci: molte campagne hanno sortito l’effetto contrario di aumentare l’abuso di droghe e alcol invece che ridurlo. “Quello che sappiamo è che dobbiamo adottare interventi che siano già stati valutati e che abbiano una solida documentazione di efficacia.”

29 gennaio 2014

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