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A buon rendere

Qual è il valore di una donazione per Amnesty international?

Amnesty International è un movimento di persone, alcune di loro si attivano per i diritti umani firmando petizioni, altre scendono in piazza, altre donano. Quindi per Amnesty ogni donazione che viene da un cittadino ha un valore enorme perché ci consente di svolgere il nostro lavoro restando indipendenti, dal momento che non accettiamo fondi pubblici e molto pochi dalle aziende.

Il dono anche se libero e gratuito attiva per sua natura il rapporto intersoggettivo per eccellenza che è quello di reciprocità. Qual è la ricompensa di organizzazione onlus ai singoli donatori e alla collettività?

Chi dona lo fa perché si sente di appartenere a una comunità, sarà felice se anche gli altri sono felici. I donatori di Amnesty, in particolare, pensano che ogni ingiustizia li riguardi personalmente. In cambio promettiamo di trasformare ogni donazione in azioni che abbiano un impatto, che producano un cambiamento nella comunità. Comunichiamo costantemente con i nostri donatori per tenerli informati sui nostri bisogni, successi, risultati, sfide. Chi dona, prima ancora del denaro dona la sua fiducia, noi abbiamo la responsabilità di coltivare questa fiducia e farla crescere.

Come chi fa il regalo non è in dovere di donare, chi lo riceve non è in dovere di accettarlo. Ci sono delle donazioni per voi scomode o imbarazzanti che devono essere rifiutate? Come tracciate il confine tra una donazione etica e una donazione non etica?

Prima di tutto non accettiamo fondi da governi, enti locali o sovranazionali. Con l’eccezione di specifici progetti nelle scuole. Il motivo è che spesso i governi sono bersaglio delle nostre denunce o pressioni, dunque dobbiamo restare indipendenti. Anche con le aziende siamo molto restrittivi: se ci arriva una proposta di donazione da un’azienda di qualunque entità, questa è sottoposta a una verifica svolta da consulenti esterni specializzati a livello nazionale e internazionale per esaminarne il comportamento sul piano dei diritti umani e dell’ambiente.

Rifiutare un dono può essere uno strumento di trattativa?

Sì, certo a volte le aziende si rendono disponibili a percorsi di formazione al loro interno su temi legati ai diritti umani, che consentano loro di avere più consapevolezza della propria responsabilità sociale.

Negli ultimi anni Medici senza frontiere ha condotto una lunga battaglia per rendere possibile la produzione del vaccino anti-pneumococco a un costo più equo. Dopo anni di negoziazione una delle due aziende produttrici i vaccino – la Pfizer, dalla quale Msf aveva rifiutato la donazione di un numero elevato di dosi di vaccino – ha finalmente annunciato che ridurrà il prezzo. Rifiutare un dono potenzialmente vantaggioso per la propria causa è una decisione difficile e un atto di responsabilità nei confronti destinatari delle proprie campagne nonché dei propri donatori. Essere intransigenti ripaga? Cosa ne pensate?

È sempre molto difficile rinunciare a un dono, perché quando lo fai, stai rinunciando a salvare delle vite umane. Se lo fai però sposti l’attenzione dagli effetti pratici di un problema alle cause che lo determinano. A lungo termine paga, ci vuole più tempo, ma serve moltissimo. È più facile curare migliaia di bimbi denutriti che rimuovere le cause della povertà.

Qual è stata o continua a essere una vostra grande battaglia contro una grande azienda?

C’è un esempio di un’azienda italiana: Eni. Abbiamo denunciato più volte i comportamenti irresponsabili di Eni nel delta del Niger, dove gli sversamenti di greggio dagli impianti hanno reso impossibile l’uso del suolo da parte delle comunità locali. Non si tratta di una battaglia contro l’azienda, ma di un negoziato costante per richiamarli a rispettare i diritti dei cittadini nigeriani. Abbiamo anche acquistato un’azione di Eni, per avere diritto di parola nell’assemblea dei soci.

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