In primo piano

Altro che tregua Olimpica…

Altro che tregua Olimpica: è un’estate di guerra. Davvero dovevamo aspettarci il conflitto in Georgia?

Sì e no. Sì perché, naturalmente, in un mondo così squilibrato e fragile come quello in cui viviamo i conflitti sono dietro l’angolo, soprattutto in un’area nevralgica e di conflitti a bassa intensità, irrisolti e latenti come quella di cui stiamo parlando. No perché da una parte sarebbe triste aspettarsi guerre, deve prevalere da questo punto di vista l’ottimismo e la volontà e capacità di evitarlo, dall’altra è difficile immaginare o prevedere cose come conflitti.

A Perpignan al Festival del Fotogiornalismo la retrospettiva è sul Sessantotto. Un periodo ricco di attese: cosa salvare di quelle speranze?

Beh, direi che il Sessantotto lo immagino, a quell’epoca avevo tre anni. Si sono salvate le speranze migliori, anche se il problema non è tanto il salvare. Quegli anni hanno modificato in profondità usi e costumi, dunque, c’è poco da salvare. Sono speranze che si sono concretizzate, sono diventate realtà. Le novità dirompenti introdotte allora sono nei fatti e nelle cose.

A proposito di rivoluzioni culturali, una donna è (finalmente?) direttore di un importante quotidiano italiano: che augurio vuole fare a lei e quale ai suoi lettori?

Se il fatto che Concita De Gregorio oggi diriga l’Unità venisse da lì vorrebbe dire che ci sono voluti più di quarant’anni per vederne gli effetti. Ci abbiamo messo molto.
Certamente l’Italia è un paese molto arretrato al confronto con gli altri paesi. Se ovunque c’è una difficoltà per le donne ad arrivare ai posti di comando, alla stanza dei bottoni, in Italia anche ad un livello intermedio: c’è una difficoltà a far nascere e crescere una classe dirigente femminile. Basta mettere ai confronto i dati relativi al Parlamento italiano, con gli Stati Uniti e l’Europa…
Quindi auguri a Concita De Gregorio che siamo certi sarà in grado di fare un bel giornale indipendentemente dalla sua appartenenza di genere. E poi ai lettori dell’Unità, che trovino un giornale fatto se possibile meglio, stimolante ed interessante ogni giorno, che è la vera sfida dei quotidiani che attraversano un momento di grande difficoltà.

Sostiene Michele Serra: “La comunicazione è il contrario della cultura, si fonda sulla capacità di emozionare, mentre la cultura su quella di ragionare. I Media funzionano (sempre meglio) come un mercato delle emozioni, richiamando l’attenzione del pubblico pagante con emozioni, emergenze, mostruosità sociali”. In che direzione va Internazionale ?

Verso Ferrara dove, come l’anno scorso, abbiamo cercato di mettere in piedi un incontro nel quale convergessero giornalisti, scrittori, autori di fumetti dai quattro angoli del pianeta (i protagonisti del Festival di Internazionale)per incontrare i lettori di Internazionale… Con l’obiettivo quest’anno di aumentare il numero di appuntamenti. Vista la folla in attesa, c’è sembrato necessario offrire un po’ di più.

10 settembre 2008

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.