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Ancora un’intervista evidence-based…

Lavoro e formazione professionale
Può dire di avere avuto un Maestro?

Ne riconosco due. In prima media, Don Giuseppe Troina che mi ha insegnato a scrivere. All’università e alla scuola di specializzazione, il professor Luigi Pagliaro che mi ha sapientemente trasfuso la passione per la metodologia clinica e l’evidence-based medicine.

Ha passato periodi di studi all’estero dopo la laurea? Se sì dove e per quanto tempo?

Brevi periodi al Centre for Evidence-based Medicine di Oxford.

Il suo più grande successo professionale?
Il GIMBE: un’organizzazione indipendente di formazione e ricerca che il prossimo 9 febbraio festeggerà il decimo compleanno con la I Conferenza Nazionale GIMBE. In tale occasione, inaugureremo il Centro Studi GIMBE di Bologna che, accanto ad una moderna aula multimediale, è sede della EBM International Library, una biblioteca metodologica accessibile a tutti gli operatori sanitari.

L’attività del GIMBE si inserisce in un network internazionale: quali sono i prossimi impegni di questa rete collaborativa?

Dal 2001, a cadenza biennale, organizziamo in Sicilia la “International Conference of Evidence-Based Health Care Teachers & Developers”. La seconda edizione ha prodotto il “Sicily statement on evidence-based practice“, un documento di consenso internazionale sulle metodologie d’insegnamento e di valutazione dell’EBP core-curriculum. Nella terza edizione (Taormina, 2-6 novembre 2005) – alla quale parteciperanno oltre 100 esperti provenienti da tutto il mondo – sarà formalizzato il network e proposta al BioMedCentral una nuova rivista: Education for evidence-based practice.

Il suo più grande rimpianto?

Non svolgere più attività clinica.

Qual è la parte del suo lavoro più gratificante?

La consapevolezza di interagire con una molteplicità di professionisti e di istituzioni sanitarie e l’avere riconosciute grandi capacità didattiche.

E quella più noiosa?

Le pratiche burocratiche, gli inconvenienti tecnici, i ritardi di treni e di aerei.

Qual è il commento più memorabile che ha ricevuto da un referee?

“L’articolo – di eccellente fattura – non è pubblicabile sulla nostra rivista perché abbiamo già ospitato un Suo contributo meno di un anno fa”.

Quanto impiega ad andare al lavoro?

Da 5 minuti a 6-8 ore.

Cosa ha appeso alle pareti del suo ufficio?

Al momento le pareti del mio nuovo ufficio sono spoglie ma spero ancora per poco. Troveranno posto numerose fotografie (moglie, figli e viaggi), quadri, stampe e ricordi di mio padre.

Ricordi, passioni e…
Qual è stato il suo primo “esame”?

Ricordo benissimo (anche se avevo solo 5 anni) quello di prima elementare.

Qual è il suo più grande rammarico?

Non avere avuto la possibilità di condividere con mio padre – venuto a mancare quando avevo 15 anni – la mia splendida famiglia e il mio lavoro.

Ha delle paure nascoste?

Apparentemente nessuna, perché mi ritengo un inguaribile ottimista. In realtà, ho paura di perdere tempo e… dell’aereo.

Una lettera che non ha mai spedito?

Quelle scritte le ho sempre spedite: diverse non le ho mai scritte per evitare di spedirle

Il compleanno più bello?

Tutti i compleanni dei miei figli. Se la domanda fosse riferita ai miei… sicuramente il prossimo!

C’è qualcosa a cui non rinuncerebbe?

A quella che io chiamo – con il rischio di essere frainteso – “libertà professionale incondizionata”. Poi non rinuncerei a stare disteso sulla battigia, sotto il sole cocente.

E qualcosa a cui vorrebbe rinunciare?

Il pendolarismo dalla Sicilia per ragioni familiari: la mia è una terra bellissima per le vacanze ma incompatibile con il mio modo di essere e di lavorare.

Una cosa che la appassiona?

Farmi influenzare più dai progetti futuri che dai ricordi passati.

In cucina preferisce stare al tavolo o ai fornelli?

Negli ultimi anni più spesso al tavolo (anche se amo molto cucinare).

Si mangia per sopravvivere o per godere?

A godere della buona cucina sono in pochi: la maggior parte si alimenta e troppi sono costretti a sopravvivere.

Curiosità
Qual è la prima pagina che guarda sul giornale?

La prima.

La televisione serve a guardare…

Il televideo.

Chi le telefona più spesso?

Zia Concettina (sorella di mio padre).

Il momento migliore della giornata: l’alba o il tramonto?

Il tramonto: è estremamente fruibile e ha un “the end”. Generalmente all’alba dormo.

E il miglior giorno della settimana?

Tutti, se ho dormito bene.

La prima cosa che farebbe se fosse Ministro della Salute?

Due cose che farebbero decadere immediatamente la mia potenziale candidatura:
1. “decontaminare” la Sanità italiana dalla politica, riformando la legge per la nomina dei direttori generali delle aziende sanitarie;
2. condurre la Facoltà di Medicina e Chirurgia sotto il Ministero della Salute.

Il politico che inviterebbe a cena?

Nessuno: la cena è troppo compromettente… Con un paio di politici, prenderei solo un analcolico rosso.

Lettura e scrittura
Come trova il tempo di scrivere e dove?

Il mio notebook è sempre acceso: in aeroporto, in treno, a letto. Ma i primi appunti, li prendo sempre su carta.

Il computer è un alleato o un nemico?

Molto più di un alleato. Per me il computer è un partner insostituibile: mi tiene compagnia (con varie funzioni) per oltre 50 ore settimanali. Per fortuna non ho una moglie gelosa!

Ha mai scritto una poesia?

A 15 anni tantissime (era il primo amore).

E un diario?

Sì, da novembre del 1980 a giugno 1981 ho tenuto un diario che custodisco gelosamente.

Quale libro ha sul comodino?

Nessuno perché la mia sequenza di letture serali è molto varia: dalla rivista scientifica all’Espresso, a Topolino. Una sequenza che favorisce una progressiva riduzione della concentrazione e predispone all’arrivo di Morfeo.

Tempo libero
Quale musica ascolta?

Cantautori italiani (Vasco e Ligabue) e pop-rock internazionale.

L’ultima volta che è andato al cinema?

È troppo poco il tempo libero per andare al cinema. Sostituisco il grande schermo con quello piccolo di casa scegliendo con miei figli un dvd da guardare insieme.

E a teatro?

A fine settembre: “Barbiere di Siviglia” alla Scala di Milano.

Treno, auto o aereo?

Tutto quello che nella mia frenetica programmazione serve a farmi arrivare prima (grande preferenza per il treno perché mi consente di lavorare).

La vacanza più bella?

Da “signorino” una vacanza indimenticabile è stata a Favignana nel 1991: facevo il medico in un villaggio turistico. Da sposato, direi tutte, perché in vacanza sono vicino a moglie e figli.

La città europea più bella che ha visitato?

Barcellona.

Lo sport preferito?

Delle numerose passioni giovanili è rimasto ben poco: la mountan-bike e l'”amaro tormento” della fede nerazzurra (i miei coetanei juventini hanno festeggiato una quindicina di scudetti, io solo due…).

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