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Che tradizionalisti, questi medici in biblioteca

Chi usa la biblioteca di Laziosanità?

Il personale interno, i medici esterni alla struttura, laureandi, ricercatori, e utenti affezionati da anni e facciamo di tutto per aiutarli. C’è anche un’attività abbastanza intensa di document delivery, soprattutto nei confronti di altre biblioteche italiane. Gli interni sono soprattutto specialisti in ambito epidemiologico, ma l’utenza è un po’ cambiata, oggi è più varia.

La vostra è una biblioteca caratterizzata?

Sì, la biblioteca mantiene la propria impronta, di raccolta di sanità pubblica, il nostro responsabile scientifico tiene a conservare un orientamento alla public health.

Il medico cosa cerca?

Gli utenti vengono a cercare una rivista, soprattutto cercano un articolo specifico. Difficilmente vengono in biblioteca con il desiderio di “sfogliare” le riviste o di vedere cosa c’è di nuovo.

Il medico sa trovare ciò che cerca?

Qualcuno sa cercare, qualcuno meno. Molto spesso ci troviamo di fronte all’evidenza di un utente poco esperto, addirittura incapace di orientarsi all’interno di una bibliografia, distinguendo tra il volume di edizione (di che si tratta?) o le pagine di riferimento.

Non fate formazione?

È in programma per l’autunno un incontro formativo con i nostri fornitori. La ricerca fatta insieme diventa di fatto un’attività didattica.

Fatta al computer?

Le ricerche bibliografiche vengono svolte al computer. Per quanto riguarda il recupero degli articoli, le versioni online sono meno familiari, la stessa “gestione” del formato PDF è, per certi aspetti, un traguardo. Alcuni preferiscono ancora il cartaceo… In definitiva, gli utenti fanno affidamento su noi bibliotecari, sanno che alla fine riusciamo a trovare ciò che cercano e, quindi, si affidano alla nostra esperienza.

Sarebbero pure bravi ma non si impegnano, insomma…

Dobbiamo anche considerare che tanti utenti non sanno l’inglese abbastanza da orientarsi nel sito di una rivista internazionale; aggiungiamo un’altra difficoltà, quella della connessione a internet, che qualcuno ancora non ha oppure ce l’ha ma non è sufficientemente veloce. Intendiamoci, qui in Agenzia questi problemi non li avvertiamo. Allora, il problema maggiore, se vogliamo, è la mancanza di tempo e la scarsa attitudine alla ricerca.

Se non altro, l’utente non ha remore nel chiedere aiuto, no?

È vero. Almeno non viviamo uno dei problemi che invece, a livello generale, è più sentito: quello del medico “orgoglioso” che si trattiene dal chiedere aiuto al documentalista. Riceviamo costantemente richieste di preparazione di bibliografie su un determinato argomento e ne discutiamo i risultati con gli utenti.

Gli fornite un elenco di link?

Qualche volta forniamo le referenze, più spesso gli restituiamo gli articoli full text in formato PDF e, talvolta, ci limitiamo a fornire gli abstract.

Chi decide quali abbonamenti sottoscrivere?

Non siamo noi bibliotecari a decidere a quali riviste abbonarci; proponiamo un elenco che viene valutato dalla Direzione Comunicazione, di cui facciamo parte e dalla Direzione scientifica, con un occhio sempre alle contabilità economiche. Dobbiamo considerare che la biblioteca dispone di collezioni che datano da molti anni e, di fatto, non possiamo interromperle.

A quante riviste è abbonata la biblioteca?

Poco più di 200 periodici, quindi non sottoscriviamo pacchetti di riviste proposti dagli editori, ma scegliamo singolarmente le diverse riviste.

Quindi le grandi novità dell’editoria internazionale (concentrazioni di imprese e così via) non vi sconvolgono più di tanto.

In effetti è così. Abbiamo rapporti con una commissionaria, non direttamente con gli editori. Gli abbonamenti delle riviste sono in versione Print e online, qualche volta solo in cartaceo.

E l’aumento dei prezzi?

Cerchiamo di farcela con le risorse che abbiamo. In certi casi, per fronteggiare le difficoltà ci troviamo a dover interrompere un abbonamento per poi riprenderlo… Abbiamo dovuto sacrificare un anno, in qualche caso.

Gli editori italiani?

Abbiamo rapporti con Il Pensiero Scientifico Editore per riviste come Tumori, Epidemiologia e psichiatria sociale, Care, e con riviste “classiche” come gli Annali di Igiene, Epidemiologia e prevenzione… Qualche rivista gratuita, in più…

A proposito: dell’open access, i medici cosa ne pensano?

Sinceramente, in molti non ne sono fino in fondo consapevoli. Qualcuno ci chiede: “Mi scarichi questo articolo?”, senza rendersi conto che è ad accesso aperto, che possono tranquillamente fare da soli il download e leggerselo.

Un quadro tragico, per un editore…

Per certi aspetti sì, confessiamolo.

Un’agenzia come Laziosanità non si è mai espressa nei confronti dell’opportunità che i propri operatori pubblichino su riviste open access?

No, o meglio, non ancora. È utilizzato da tutti. Si è anche attenti all’impact factor (IF) delle diverse riviste e ci viene chiesto spesso di cercarlo.

Non controllano da soli?

Anche in questo caso, per lo più non si sa – o non si ha tempo – di andare a cercare nel sito della rivista per controllare dov’è indicato l’IF del periodico.

Quindi, neanche a parlare di un repository istituzionale, un archivio degli articoli prodotti dal personale dell’Ente.

È un progetto che è in programma sul sito dell’Agenzia, ma non è facile recuperare tutto il materiale.

Come vedete il futuro di una biblioteca di Sanità pubblica?

Un futuro fatto anche di maggiore spazio, informatizzata, con le risorse sufficienti sia per svolgere il lavoro di archiviazione e catalogazione, sia per garantire il supporto agli utenti.

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22 ottobre 2008

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