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Contro il sovrappeso nasce il bambino colf?

Michelangelo Giampietro è da alcuni anni “l’esperto” italiano per eccellenza in tema di esercizio fisico e salute. Prima della sua relazione al congresso dell’Associazione italiana di Dietoterapia e Nutrizione Clinica, ha incontrato Dino Marchetti, responsabile commerciale del Pensiero Scientifico Editore. Ecco la loro conversazione.

Michelangelo, poche settimane fa ci siamo incontrati al congresso della Società di Nutrizione umana, prima di una tua conferenza sullo stesso tema di quella di oggi: ci sono novità?

Poche. In effetti, non so più cosa inventarmi. Eppure, continua ad essere un argomento “caldo”. Se ne parla molto e il rischio è di dire sempre le stesse cose.

Che muoversi fa bene alla salute e tutto il resto…

Certamente, ma se ci si accontenta di dirlo evidentemente non basta. Non è facile cambiare le cose, perché è un problema di educazione.

Dobbiamo sperare nei bambini, allora?

Ecco, è qui il punto. Si dice: “È importante l’attività sportiva nei bambini”. E i genitori iscrivono i propri figli ad un corso pensando di aver risolto il problema.

Invece…

Invece no. Sono stati fatti degli studi di recente e sai cosa hanno dimostrato? Che su un’ora di lezione, il bambino si muove solo dieci minuti.

Tutto il tempo a fare la fila per tirare un canestro, insomma…

Esatto. Metà lezione se ne va per ascoltare l’istruttore: “Fai così, poi così…”. Dopo di che, se è basket fai quattro tiri in mezz’ora, se è ginnastica fai la fila per la trave, per la spalliera, per il trampolino e così via. L’attività sportiva è importante ma non risolve il problema del sovrappeso nei bambini e negli adolescenti.

Allora?

Allora il tempo su cui puntare è quello domestico. I bambini devono tornare a farsi il letto, devono aiutare ad apparecchiare la tavola per la cena, devono fare le scale a piedi. Arrivo a dire che devono spolverare la propria cameretta. Quando ero piccolo io, mia madre mi faceva pulire le maniglie delle porte: hai presente il Sidol?

Ho presente. Adesso, altro che lucidare maniglie o spolverare: in casa stanno sempre davanti alla televisione.

Tre ore tra televisione, computer e videogiochi.

La televisione la vedevamo anche noi, però.

Sì, ma la tivù dei ragazzi durava tre quarti d’ora, mi sembra. E appena si poteva andavamo ai giardinetti per giocare a pallone. Senza contare quanto conta che il numero dei figli sia diminuito: fino a qualche anno fa, per fare una squadra al parco non era difficile, provaci adesso. In più, se stavi a casa, facevi la lotta con i fratelli; adesso, con chi si mena il figlio unico? Col suo fratello interiore, una cosa cerebrale, coi risultati che sappiamo.

Insomma, un disastro…

Non un disastro, ma occorre cambiare atteggiamento. Le famiglie credono che, proteggendoli dalla fatica, facilitano la vita dei bambini: penso per esempio alla questione degli zaini della scuola.

Troppo pesanti, no?

Ma quando mai! Gli zaini di oggi sono ben fatti, se si indossano correttamente su entrambe le spalle i bambini possono usarli tranquillamente e imparare a camminare diritti, così si proteggono dalla scoliosi. Anzi: aggiungerei qualche libro in più.

Bum!

Bisogna farli camminare. Anche se i famosi diecimila passi sono una chimera. Ma lo sai quanti chilometri sono diecimila passi? Sette. Tu pensi di riuscire a fare sette chilometri a piedi in un giorno?

Neanche settecento metri!…

Appunto. Ci vogliono quasi due ore per fare sette chilometri a piedi. Poi che fai, arrivi al lavoro e devi farti la doccia? Recuperare il tempo domestico: torno a dire che è questo il punto. Cercare di essere in movimento quanto più tempo possibile.

E mangiare di meno, magari.

Facendo attenzione alla “storia” di frazionare i pasti. Ci sono persone che con questa scusa passano la giornata a mangiare. Frazionare i pasti deve significare soltanto non arrivare alla cena serale con una fame da lupi. Per il resto, non esistono evidenze scientifiche reali che mangiare più volte di meno, durante l’arco della giornata, riduca il rischio di sovrappeso.

Di questo, dunque, parlerai.

Sì, di questo. Giuro, però, che è l’ultima volta che accetto di parlare dell’argomento.

2 novembre 2005

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