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Dire dare fare… sfogliare

L’editoria italiana per bambini e ragazzi è stata protagonista di un piccolo boom negli ultimi due decenni riuscendo a far fronte alla crisi profonda che ha colpito il mercato del libro nel suo complesso (in cui si è innestata la crisi economica mondiale) e proiettandosi con maggiori prospettive in questa nuova fase di timida crescita. È stato un boom di numeri (di titoli prodotti e di copie vendute) ma soprattutto di immagine e di percezione da parte della comunità dei lettori, grandi e piccoli. Abbandonato il ruolo di editoria un po’ di serie B legata alla ripetizione di formule superate e a un’idea di infanzia vecchia e lontanissima dalla realtà, un nutrito gruppo di piccoli editori (orecchio acerbo, Topipittori, Babalibri, per citare soltanto alcuni), puntando sulla ricerca della qualità nei testi e nelle illustrazioni, sulla valorizzazione dei prodotti stranieri più interessanti e sulla coerenza del proprio catalogo, ha conquistato una buona fetta dei giovani lettori allargando i confini del genere fino a includere una parte del pubblico degli adulti (sempre più spesso acquirenti “in proprio” dei meravigliosi albi illustrati che si trovano in libreria).

Questa scossa ha irradiato i suoi effetti lungo tutta la filiera del libro. I grandi gruppi editoriali (Mondadori, Rizzoli, Giunti, Salani) hanno spostato risorse e impegno nel segmento bambini e ragazzi; è cresciuto notevolmente il livello degli illustratori italiani che hanno trovato nella Bologna Children’s Book Fair (la più importante manifestazione fieristica di settore al mondo) un punto di aggregazione e di scambio; i lettori hanno in generale alzato l’asticella della qualità minima accettabile; nuove librerie specializzate, guidate da titolari competenti e appassionati, hanno aperto i battenti in tante città italiane. Anche i grandi premi letterari cominciano a fiutare l’aria (vedi lo Strega Ragazze e Ragazzi).

In questo scenario apparentemente idilliaco, non mancano ovviamente i problemi e i pericoli. La crisi economica non sembra ancora definitivamente accantonata con i suoi effetti negativi sul potere di acquisto delle persone, le piccole librerie aprono (ma spesso poi sono costrette a chiudere), la concorrenza delle console per i videogiochi, dei tablet, degli smartphone ma, soprattutto, le serratissime agende dei bambini – divisi tra scuola, compiti, sport, inglese, musica e pomeriggi a casa degli amici – concedono pochissimi momenti di vero tempo libero da dedicare alla lettura. E poi dietro l’angolo c’è il rischio concreto di saturare un mercato che comincia a soffrire un po’ il numero crescente di nuovi attori.

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Lo stato di salute dell’editoria italiana per l’infanzia, le novità offerte dalla produzione degli ultimi anni e il livello qualitativo dei libri per bambini

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