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Due pesi e due misure

Valore/valori: due termini complessi la cui differenza va oltre il semplice plurale. Iona Heath, medico di medicina generale di lunga esperienza che ha presieduto il Comitato etico di The BMJ, intervenuta alla 1° Riunione annuale di Forward, ci invita a tenere in considerazione che “il valore di una persona o di una vita umana è totalmente diverso dai valori detenuti da quella stessa persona”. E ancora: “il valore di una persona è molto differente da ciò che costituisce valore per la persona.”

Alla domanda se e come è misurabile il valore di una vita umana, Heath ci ricorda il pensiero espresso da John Berger nel 1967 nel libro “A fortunate man”. E cioè che è impossibile misurare il valore di una vita umana con le parole e con i numeri: “al quesito si può rispondere solo con l’azione, creando una società più umana”. Ma da allora – ragiona con rammarico Heath – non stati fatti dei grandi passi in avanti.

La medicina e l’assistenza sanitaria possono avere diversi scopi: alleviare la sofferenza oppure aumentare la longevità, curare e prevenire la malattia, crescere una forza lavoro produttiva e in salute o vendere farmaci. Ma ci sono diverse contraddizioni e conflitti tra questi scopi, commenta Heath, che non vengono analizzati né risolti nel momento in cui  devono essere individuate le priorità dell’assistenza sanità. Chi decide le priorità? E sulla base di quali valori? Un nodo cruciale nell’assistenza sanitaria contemporanea è che i valori tecnico-scientifici e quelli economici stanno sostituendo i valori “umani” del singolo paziente o cittadino nella sua interezza, nella sua individualità. Da un lato c’è il denaro e dall’altro ci sono i principi morali ormai minati dalla venerazione per il successo economico.

A questo si aggiunge la difficoltà nel riconoscere i bisogni e i valori del singolo paziente nella pratica clinica reale. Il problema è che nell’assistenza sanitaria l’evidenza derivata dalla scienza biomedica viene usata per indirizzare la pratica clinica: “la teoria batte la pratica”. Quando invece la teoria dovrebbe dimostrare il suo valore nella pratica anziché determinare la pratica. Per Heath andrebbe invertita la direzione di marcia dei valori: dalla pratica alla teoria, e poi di nuovo alla pratica. Come? Dando più ascolto ai pazienti e anche ai clinici, chiamati ogni giorno ad applicare nel mondo reale una teoria basata sulle evidenze degli studi clinici.

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