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e-ditori dittatori?

La carta d’identità della biblioteca

La vostra biblioteca dispone di un patrimonio di risorse miste: formato cartaceo e online?

Sì e per la consultazione delle riviste e degli abbonamenti online, l’Istituto ha adottato un sistema di riconoscimento dell’IP delle postazioni aziendali, in modo che ogni ricercatore possa utilizzare gli abbonamenti direttamente dal suo PC aziendale. Ma di tutta la parte inerente le risorse elettroniche se ne occupa il collega Rosario Romanelli.

Il formato online è consultabile anche da casa?

No. O meglio, solo per una minima parte degli operatori, che dispongono di accesso tramite username e password. Perch, in taluni casi, così ci è stato imposto dagli editori.

Ci spieghi meglio…

Il prezzo di un abbonamento varia a seconda dell’utenza: più indirizzi IP forniamo agli editori, più aumenta il costo. Con il sistema delle chiavi di accesso in numero limitato, invece, il costo si mantiene più basso.

Le riviste in abbonamento hanno una specifica connotazione?

Ovviamente, le nostre risorse hanno una forte connotazione oncologica. Ma c’è anche un’altra peculiarità: al nostro interno abbiamo il punto di informazione sui tumori, che è aperto tre giorni a settimana ed il cui scopo è quello di divulgare informazioni di qualità e in lingua italiana, per i pazienti e i loro familiari.

Informazioni sulla patologia?

Sì, ma anche su come navigare su internet alla ricerca di informazioni scientifiche di qualità. E ciò perché spesso i medici, per mancanza di tempo in ragione della loro professione, non riescono a soddisfare appieno le domande del paziente e soprattutto dei familiari, che chiedono di sapere e di approfondire. La nostra iniziativa è nata con il “Progetto Azalea”, promosso dal CRO di Aviano, che è stato pioniere nell’allestimento di un punto di informazione sui tumori aperto al pubblico. In seguito, il Ministero della Salute ha esteso il progetto e ha disposto che tutti gli IRCCS avessero questi punti di informazione di cui parlavo, dedicati ad un’utenza generale, non ai medici.

Dalle precedenti interviste è emerso che le biblioteche tendono ad essere vuote, perché quasi tutti gli utenti accedono alle risorse attraverso la rete. Sembrerebbe che voi non abbiate questo problema…

In effetti, no. Oltre i pazienti e i familiari, molti medici frequentano la biblioteca. Anche perché, noi abbiamo mantenuto una parte rilevante degli abbonamenti in formato cartaceo.

Come mai?

Gli editori cambiano le loro policy commerciali di anno in anno ed è molto difficile seguirli: spesso per esempio, succede che allo scadere dell’abbonamento al formato elettronico di una rivista, l’editore non ci consenta di accedere all’archivio pregresso, che peraltro abbiamo già acquistato. Per tale ragione, nel caso di alcune riviste storiche dell’Istituto, per garantire la continuità del posseduto, abbiamo preferito l’acquisto in formato cartaceo: è il caso di Cancer, di Anticancer Research etc.

Formato cartaceo o elettronico?

Quali problemi comporta la gestione delle risorse cartacee?

Sicuramente, è lo spazio il problema principale. Nella nostra biblioteca, che è coeva alla nascita dell’Istituto fondato nel 1935, abbiamo un patrimonio librario notevole e storico: mille e seicento libri, ottocento riviste, mille e passa volumi periodici…

E delle elettroniche?

Il problema in questo caso sono gli editori e la mancata garanzia di stabilità. Cambiano le loro politiche all’improvviso: può succedere per esempio, che la Blackwell venga acquisita dalla Wiley e che il riconoscimento tramite indirizzo IP, previsto con gli abbonamenti alla Blackwell, non venga più riconosciuto dalla Wiley. Quindi, non riesco più ad accedere alle riviste cui siamo abbonati. Altre volte, fanno un restyling dei loro siti internet e cambiano le modalità di ricerca dei volumi in archivio.

Come giudica le strategie dell’offerta di abbonamenti e di pacchetti da parte degli editori?

Gli editori stanno diventando sempre più dittatoriali, imponendo vincoli e obblighi sempre più impegnativi. Come, per esempio, nel caso degli abbonamenti al formato elettronico di cui ho detto prima: nel caso non venga rinnovato l’abbonamento, per vedere i numeri pregressi che dovrebbero far parte già del posseduto, chiedono un sovrapprezzo. Oppure, se compro un paio di riviste, sono costretta a comprarne una terza, di un’altra specialità e che magari non mi interessa. Quindi, alla fine conviene sempre fare riferimento a qualche consorzio, con tutti i pro e i contro.

Quali sono i pro?

Consorziandosi, si dispone di maggiori risorse economiche da investire sugli abbonamenti e gli editori fanno sconti maggiori, ovvero, consentono l’acquisto di riviste che altrimenti non farebbero acquistare, se non a condizione di prendere tutto un pacchetto.

E quali sono i contro del ricorso al consorzio?

L’iscrizione ad un consorzio è molto cara e, alla fine, per vedere anche tante riviste che non interessano affatto.

Un problema senza soluzioni?

Una soluzione potrebbe essere Bibliosan, le biblioteche in rete degli enti di ricerca biomedici italiani; è un sistema cui aderiscono il Ministero della salute, quarantatr IRCCS, istituti zooprofilattici etc. Lo scopo è quello di mettere in rete, a disposizione di tutti i partecipanti, un enorme mole di posseduto. Per aderire al sistema Bibliosan abbiamo pagato una quota, ma ci è sicuramente convenuto, perché così possiamo avere accesso a tutta una serie di riviste che ci interessano.

Dalla parte dell’operatore sanitario

Disponete di un repository istituzionale, un archivio degli articoli prodotti dal personale del vostro Istituto?

No. E ciò per due motivi fondamentali: il primo è che non abbiamo ancora un nostro sito aziendale in cui collocare questo repository; il secondo è che non sempre i ricercatori amano rendere accessibile a tutti da subito il proprio lavoro, se non dopo almeno un anno.

Quali ostacoli incontrano generalmente i vostri utenti medici nella ricerca delle fonti?

Spesso i medici vengono dopo avere fatto una ricerca per conto loro su Pubmed; in tal caso hanno già le idee chiare sulla fonte da ricercare, sanno quali sono le risorse cui possono accedere tramite abbonamento, perché periodicamente informiamo gli operatori dei nuovi abbonamenti, sia elettronici, sia cartacei. Tutto ciò che non riescono a trovare qui da noi in biblioteca, ce lo richiedono e tramite Document Delivery, grazie al software NILDE, riusciamo sempre a trovare l’articolo ricercato.

La ricerca su Pubmed può essere difficile…

Sì. Per questo abbiamo già in programma di fare dei corsi. I medici credono di saperla usare, in realtà generalmente si fermano ad un livello di ricerca molto semplice, senza inserire l’annata o altro. Tuttavia, devo dire che ci mettono un po’ di tempo, ma poi quasi sempre anche da soli arrivano al risultato, cioè a trovare quello che cercavano.

Se non ci arrivano, chiedono il vostro aiuto?

Dipende. Alcuni non se ne interessano affatto, sono distratti e disordinati e sebbene cerchiamo di fare capire loro che per ricercare una fonte bisogna avere una referenza precisa, molti arrivano da noi con il solo titolo della rivista ed il nome dell’autore: insomma, un ago nel pagliaio. Altri – pochi in verità – sono veramente interessati a capire come lavorare con le banche dati e avviare una ricerca: ma si tratta di medici che fanno soltanto ricerca. I chirurghi, invece, e tutti quelli che lavorano a diretto contatto con il paziente, non hanno il tempo, nè la voglia di approfondire questo ambito di conoscenze.

Cosa ci dice sull’uso di altre banche dati, per esempio la Cochrane Library?

La Cochrane Library è eccezionale e tramite Bibliosan è accessibile da parte dei nostri utenti. Purtroppo, non è ancora molto utilizzata, anche perché non è stata compresa appieno l’importanza delle systematic review della Cochrane.

Che opinione hanno i vostri operatori sanitari delle pubblicazioni open access?

Le conoscono e il regalo più gradito per i ricercatori è il full text reperibile gratuitamente anche attraverso Pubmed. Sul sito, che è ancora in costruzione, certamente metteremo tutti i link alle risorse open access.

Il formato cartaceo viene generalmente preferito a quello elettronico nel caso delle riviste?

In teoria, i nostri utenti preferiscono reperire le risorse documentali in rete. Ma poi, chiedono sempre anche il cartaceo. Anche se, per alcune branche come la citologia, la medicina nucleare e la radiodiagnostica, il formato elettronico è da preferire perché garantisce immagini più nitide.

Prima di sottoscrivere nuovi abbonamenti o confermare i vecchi, consultate i vostri utenti?

Tramite il Document Delivery possiamo sapere quali risorse sono state richieste ad altre biblioteche, perché noi non ne disponevamo. A fine anno, facciamo una sorta di classifica e ci regoliamo di conseguenza. Se abbiamo registrato un certo numero di richieste per una determinata rivista, allora decidiamo di abbonarci. Di base, poi, compriamo sempre alcune riviste internazionali leader in oncologia, che hanno caratterizzato il nostro IRCCS.

Se potesse decidere come organizzare e ottimizzare la biblioteca, quali provvedimenti adotterebbe?

La doterei di più mezzi informatici, di più postazioni, dato che attualmente ne abbiamo una soltanto. Anche se questo potrebbe avere come risvolto negativo che gli utenti si tratterrebbero più del dovuto. Inoltre, aumenterei di almeno una unità la dotazione di personale qualificato. Per il resto, senza voler peccare di superbia, la nostra biblioteca funziona abbastanza bene.

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