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ECM: a che punto siamo?

A che punto siamo col programma di educazione continua in medicina (ECM)?

Con l’approvazione dell’Accordo Stato-Regioni del 1 agosto 2007 si supera il Programma sperimentale di ECM, avviato con l’accordo Stato-Regioni del 20 dicembre 2001, consolidando l’ECM come strumento principe per migliorare le competenze e le abilità cliniche, tecniche e manageriali. Il nuovo sistema prevede la ridefinizione della Commissione Nazionale per la Formazione Continua collocata presso l’Agenzia per i servizi sanitari regionali, la costituzione della Consulta Nazionale della Formazione Permanente, il passaggio dall’accreditamento degli eventi formativi a quello dei provider, la creazione del dossier formativo individuale e fissa in 150 i crediti da acquisire nel prossimo triennio. Questa articolazione necessita di modifiche legislative che sono attualmente all’approvazione del Parlamento e saranno applicabili nel prossimo anno (cioè nel 2008, l’intervista è stata rilasciata prima del 21 dicembre 2007 data in cui è stata approvata in via definitiva dal Senato la legge finanziaria 2008 – legge 244 del 24 dicembre 2007 – con la quale la gestione dell’ECM passa all’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali – comma 357, ndr). La continuità del sistema ECM sarà garantita fino al consolidamento del processo di accreditamento dei provider confermando le modalità applicate fino ad oggi.

Le aspettative del Ministero sono coerenti con quelle delle Regioni?

L’approvazione dell’accordo è la conclusione del lavoro di un tavolo tecnico che ha visto la piena collaborazione del Ministero della Salute e di rappresentati delle Regioni. Infatti negli organismi e nelle procedure di accreditamento dei provider sono previsti rappresentanti di entrambi gli enti, oltre che delle parti sociali, e sono suddivisi i compiti e le funzioni.

Che rischi di difformità nei progetti educazionali si corrono con una ECM fortemente orientata dalle realtà regionali?

Il nuovo Accordo Stato-Regioni prevede una tendenziale suddivisione del numero annuo dei crediti tra attività che si richiamano ad obiettivi nazionali (20%), obiettivi regionali e aziendali (50%), e obiettivi individuali (30%). La ripartizione conferma la struttura generale del sistema ECM che, partendo da indirizzi concordati a livello nazionale, offre adeguati spazi alla valorizzazione delle specifiche realtà regionali fino a quelle del singolo operatore.

Quali sono i punti critici che sono stati messi in luce da questi anni di sperimentazione?

L’obbligo di ECM ha inizialmente portato ad una ricerca dei crediti non sempre rispondente ai principali bisogni formativi degli operatori, ma ha permesso un ampliamento dell’offerta formativa sia in termini quantitativi sia rispetto alle specificità delle singole professioni. Se il sistema ha previsto relativi premi e penalizzazioni, ha comunque portato ad una valorizzazione dello strumento della formazione continua estesa a tutti gli operatori sanitari. La sperimentazione di didattiche innovative e il maggior investimento attuato da diverse Regioni per sviluppare il sistema ECM ha prodotto però un quadro normativo articolato, anche se a volte non omogeneo sull’intero territorio nazionale.

Davvero non è possibile passare ad una ECM non finanziata da contributi dell’industria?

La formazione obbligatoria del personale delle aziende sanitarie prevede forme di finanziamento che coprono buona parte dei costi; anche se le necessità dell’aggiornamento, unite alle specificità professionali, comportano oneri finanziari difficilmente reperibili. I finanziamenti privati sono pertanto una risorsa importante e da valorizzare, ma attraverso regole certe e trasparenti che garantiscano obiettività e correttezza nella formazione. La Regione Toscana aveva già approvato nel 2005 la Delibera di Giunta Regionale n. 733, che detta alle aziende sanitarie le linee di indirizzo sulle sponsorizzazioni delle attività formative, disciplinando vari livelli di intervento dello sponsor a livello di finanziamento del piano formativo, del singolo evento formativo aziendale e delle iniziative formative individuali.

La formazione residenziale è sempre “troppa”? Perché non puntare di più sulla e-learning e sulla formazione sul campo?

Dal 2002 ad oggi la Regione Toscana ha accreditato oltre 13 mila eventi formativi, che hanno coinvolto gli operatori delle aziende sanitarie toscane per un totale di circa 800 mila partecipazioni. In particolare, la formazione sul campo è passata da una quota del 4% registrata nel 2002 a quella del 26% dello scorso anno, così come anche la formazione a distanza è aumentata considerevolmente pur non raggiungendo ancora percentuali rilevanti. Questi sono segnali che il sistema della formazione continua è in evoluzione, utilizzando sempre più metodologie innovative e partecipative per rispondere meglio ai bisogni formativi degli operatori.

23 gennaio 2008

Sulla ECM, vecchia e nuova…

ECM sotto l’albero. Intervista a Ivan Cavicchi, Presidente del Collegio di direzione del Servizio di controllo interno del Ministero della Salute, Coordinatore del gruppo paritetico Stato-Regioni sull’ECM.

Se abolissimo l’ECM? A confronto: Maria Linetti, Joseph S. Gonnella e Franco Vimercati.

ECM sponsorizzata dall’industria: sì o no? A confronto: Francesco Fedele, Gianfranco Gensini, Alfredo Pisacane, Nino Cozzolino, Barbara Andria e Luisella Grandori.

Tirar fuori il meglio di sé. Commento di Luciano Vettore, Past President e ora Presidente Emerito della Società Italiana di Pedagogia Medica, a proposito del dibattito sulla Formazione in sanità.

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