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La blogosfera medica sotto esame

La blogosfera medica sotto esame…

Messa così suona bene. Il concetto di carta di identità mi piace, rende l’idea e si avvicina a quello che è stato l’obiettivo della nostra ricerca. Volevamo realizzare un ritratto veritiero dei medici che hanno un blog. Tutti gli autori dello studio sono lettori appassionati di blog di medici. Insieme, essendone autenticamente affascinati, abbiamo seguito gli sviluppi della blogosfera medica dai suoi esordi. Ad un certo punto qualcosa è successo, e per noi è stato come avere una poltrona in prima fila di fronte alle meravigliose meditazioni di professionisti della salute e di scienziati. La sensazione è stata un po’ quella di avere un personale mentore a disposizione online.
Poi alcuni di noi hanno cominciato a curare un blog: dunque non siamo proprio stranieri all’interno della blogosfera. Per fortuna, però, abbiamo ancora molte curiosità, desideriamo imparare ancora e trovare risposte.

E per fortuna non mancano i luoghi dove cercare queste risposte…

ì, ma ci ha colpito molto il fatto che nonostante i blog di medici siano molti, sostanzialmente non esiste nessuno studio che se ne sia occupato seriamente. Questa storia è partita da giornali come il New York Times o le principali riviste scientifiche, ma nessuno ha mai condotto una ricerca scientifica sui medici e i loro blog. Ci interessava colmare questa lacuna, e abbiamo condotto una ricerca sui più importanti blogger medici, per scoprire chi fossero, di cosa scrivessero, quando, dove e come, e quali fossero le motivazioni a curare un blog.

Cosa è emerso dalla ricerca?

Molti risultati ce li aspettavamo, ma alcuni ci hanno sorpreso. Ad esempio, il fatto che il 71% dei blogger intervistati ha un master o un dottorato.

Qual è la motivazione che spinge un medico a curare un blog: accrescere il sapere medico o semplicemente la propria autostima?

Dallo studio è emerso che le motivazioni principali a tenere un blog per un medico sono condividere esperienze e competenze che riguardano la pratica clinica con altri, influenzare il modo di pensare degli altri ed esprimere la propria creatività personale. Fare i soldi o restare in contatto con gli amici non sono motivazioni addotte da quasi nessuno dei partecipanti. Su questo poggia la principale differenza tra un blog curato da un medico e un blog in generale.

Ovvero?

Altre ricerche sul fenomeno hanno mostrato come essere connesso ad altre persone, condividere sensazioni e restare in contatto con la propria famiglia e i propri amici fossero motivazioni forti a curare un blog. Certo dobbiamo ricordare che il nostro campione è ridotto e non ci permette generalizzazioni, ma per questo ci auguriamo di vedere presto altre ricerche su questi temi.

Il buono, il cattivo, il rischioso: che cosa pensa del mondo dei blog medici?

La mia percezione della blogosfera medica è estremamente positiva, e la ricerca ha confermato in modo ancora più netto la mia sensazione. Naturalmente, non mancano i cattivi che tentano di infiltrarsi per guadagnarci personalmente. Ad esempio, ci sono un sacco di persone che cercano di vendere prodotti medici pericolosi: bisogna diffidare di questi.
È saggio in genere cercare di capire che tipo di sito stiamo leggendo, ma mi rendo conto che individuare una frode per il paziente più essere può complicato che per un medico. Tuttavia ci sono alcune guide semplici alle quali fare riferimento.

Qualche dritta da suggerire?

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Prima di tutto, è sempre bene vedere se il blog ha il “bollino” dell’Health On the Net Foundation, HONcode. Si tratta di un ente che promuove la redazione e la pubblicazione sul web di informazioni utili e attendibili che riguardano la salute, inoltre si occupa del loro utilizzo appropriato ed efficiente.
Anche se il sito non dispone di questo “bollino”, è possibile fare un’autovalutazione del sito, vedendo se risponde ai principi dell’HONcode.
Inoltre, può essere una buona idea cercare tra gli altri blog le fonti affidabili. Ad esempio, è possibile utilizzare l’elenco di blog che si occupano di salute dell’Health Blogs Observatory. Se un blog è presente nell’elenco, si può essere sicuri che è stato legittimato, perché è stato accuratamente valutato prima di essere incluso e messo nella categoria appropriata.

Può un blog influenzare le scelte di politica sanitaria?

I blog possono essere uno strumento importante per influenzare la politica sanitaria per diversi motivi. Facilitano la comunicazione e la discussione. Non sono una strada a senso unico; ovvero non si tratta di un luogo in cui un’autorità ti costringe ad ascoltare il suo monologo. Se esistono, questo tipo di blog muoiono prima ancora che qualcuno li conosca. La trasparenza è la loro grande potenza: hanno il potere di metterti in comunicazione con persone eccezionali, influenti; sul blog è possibile leggere ciò che pensano e quali sono le loro idee; è possibile esercitare un’influenza su di loro lasciando commenti, entrando nelle discussioni. Questo è fantastico.

Qualche esempio significativo?

Il presidente e amministratore del Beth Israel Deaconess Medical Center di Boston ha il suo blog personale Running a Hospital. Di solito chi dirige un ospedale è una persona inavvicinabile, che sta in un ufficio, protetto da almeno una decina di porte di sicurezza. Attraverso il suo blog è possibile, invece, comunicare alla pari e, se si ha qualcosa di interessante/intelligente da dire, di essere ascoltati.

Poi i blog curati da medici stanno diventando molto popolari e alcuni medici sono considerati alla stregua di giornalisti professionisti. I mass media ascoltano ciò che loro e i lori lettori hanno da dire e questo amplifica il messaggio e la loro influenza.

A Facebook che ruolo spetta?

Facebook ha un grande potenziale in ambito medico. Anche se LinkedIn ad oggi è forse la risorsa migliore per i professionisti della salute. Qualsiasi strumento che consente la comunicazione veloce, un flusso immediato e continuo di informazioni è fantastico. Facebook può farlo, mettendo indistintamente in comunicazione tra loro medici professionisti, gruppi di ricerca o l’ospedale con i propri pazienti. Facebook ha permesso di realizzare cose incredibili in alcuni gruppi e si tratta di esperienze da cui imparare: basta dare un’occhiata a ciò che è accaduto in Egitto, dove la popolazione ha potuto manifestare contro il governo.

La vera novità del web sociale?

Lo strumento più innovativo del momento è sicuramente Twitter. È uno strumento di social networking e micro-blogging che permette ai suoi utenti di inviare (così come leggere quelli di altri) aggiornamenti (noti come twitts), cioè post che possono contenere al massimo 140 caratteri. Quasi tutti i miei colleghi medici e blogger oggi utilizzano Twitter, perché consente uno scambio di messaggi ancora più veloce che in un blog.

Che futuro vede per la comunità dei medici online?

Penso che vedremo un numero sempre maggiore di medici che entrerà a far parte di queste community. Non c’è via di scampo, perché si tratta di un passaggio necessario per chi vuole crescere professionalmente. Anche il movimento dell’Open Access crescerà rapidamente e altre riviste scientifiche consentiranno la possibilità di consultare gratuitamente i loro articoli. Sempre più informazioni e conoscenze mediche saranno disponibili gratuitamente: documenti, libri, video, ecc. I progetti online saliranno ad un altro livello.

Che intende?

Le persone collaborano online a vari progetti di ricerca. E questo è ciò che stiamo provando a fare con il nostro Health Blogs Observatory, che è una sorta di laboratorio di ricerca online dedicato ad un esame della blogosfera medica. Vogliamo portare avanti un progetto di ricerca scientifica aperto. Permettere ad altri professionisti di influenzare ogni aspetto della ricerca, dalla pianificazione alla analisi dei dati e alla presentazione. L’intero concetto di pubblicazione scientifica in questo modo dovrebbe cambiare, ci resta solo da capire in quale misura. Credo che la miglior previsione si può fare guardando l’industria del divertimento, dal momento che sono sempre i primi ad esplorare nuovi territori mentre il resto è sempre qualche anno indietro. Un esempio è YouTube. Chi l’avrebbe mai detto che YouTube poteva essere qualcosa di diverso da un portale dove i ragazzi potevano guardarsi video musicali. Ebbene, oggi molte rispettabili istituzioni mediche e molti editori hanno il loro canale su YouTube che si è dimostrato essere tanto famoso quanto necessario.

Original version (English)

4 marzo 2009

Il blog di Ivor Kovic.

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