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Il clinico e l’aggiornamento

Come si aggiorna il medico nel campo della Metodologia e della Semeiotica medica?

Va innanzitutto chiarita la differenza tra Metodologia clinica e Semeiotica medica, essendo la prima l’insieme delle regole del procedimento clinico, mentre la seconda l’insieme delle tecniche con cui il procedimento clinico viene condotto. Ne consegue che la Semeiotica investe solo il procedimento diagnostico mentre la Metodologia si interessa anche di come dovrebbe essere formulato il giudizio prognostico e la scelta della terapia. Entrambe – Semeiotica e Metodologia – si interessano poco dei contenuti specifici della medicina riguardando piuttosto i modi di operare del clinico. Detto questo, bisogna riconoscere che la maggior parte dei medici considera sia la Metodologia clinica sia la Semeiotica medica due discipline immutate nel tempo e quindi non richiedenti un aggiornamento come lo richiedono le discipline che si occupano specificamente dei contenuti della medicina.

In realtà queste due discipline cambiano nel tempo?

Certamente. La Metodologia e, soprattutto, la Semeiotica mutano con il progresso della medicina. Ad esempio, se si considera che la Semeiotica non si limita alla sola tecnica di visita del malato (Semeiotica fisica) ma comprende anche la Semeiotica funzionale e la Semeiotica strumentale, si capisce subito che l’aggiornamento del medico in questi settori della Semeiotica è di fondamentale importanza. Di minore entità appare l’evoluzione della Metodologia clinica poiché – si potrebbe pensare – una buona regola rimane tale anche negli anni. E tuttavia è innegabile che il modo di accostare il malato ed il modo di impostare il singolo procedimento clinico hanno anch’essi subìto modificazioni, forse meno appariscenti ma metodologicamente rilevanti: si pensi, per esemplificare, all’approccio sistematico che veniva praticato ed insegnato dai clinici del secolo scorso (“nell’esame clinico si deve osservare tutto, a mente sgombra e senza pregiudizi”) e al più moderno approccio clinico cosiddetto “per problemi”. Purtroppo, non è facile che il medico in genere rifletta su questi aspetti, per cui ritiene più pressante aggiornarsi sugli specifici argomenti della medicina, dando poca attenzione ai settori che ritiene immutati dai tempi degli studi universitari e, comunque, acquisibili semplicemente con la pratica quotidiana. Lo stesso aggiornamento relativo alla Semeiotica funzionale e strumentale non fa parte, in genere, di un’attività di aggiornamento specifica, in quanto viene semmai delegata alle attività di aggiornamento organizzate per le singole specialità.

Come invece sarebbe augurabile si aggiornasse?

La risposta a questo quesito risulta già chiara da quanto detto: la Semeiotica, specialmente quella funzionale e strumentale, nonché la Metodologia clinica dovrebbero essere considerate settori che richiedono una revisione periodica dei loro progressi e degli affinamenti che loro derivano dai progressi generali della medicina.
In altri termini non dovrebbero essere considerate come aspetti accessori dell’una o dell’altra specialità: anzi, proprio per la loro trasversalità rispetto ai diversi saperi della medicina, dovrebbero meritare di essere periodicamente rivisitati in modo sistematico. È evidente, d’altra parte, che per queste discipline sono poco adeguate – se non sterili – le forme didattiche tradizionali: riguardando l’applicazione concreta del procedimento clinico è necessaria la realizzazione di forme di apprendimento interattivo sul campo che si basano, in particolare per la Metodologia clinica, sull’apprendimento per problemi (problem solving e problem based learning).

Aggiornamento e formazione in Semeiotica medica: dovrebbe essere un percorso mono-disciplinare o un percorso multi-disciplinare che abbraccia più settori della medicina (e non solo)?

In parte è già stato risposto precedenemente. Ma prima di rispondere con maggiore puntualità, appare utile chiedersi se aggiornamento e formazione (continua) siano la medesima cosa. In effetti, così non è. L’aggiornamento ha lo scopo di acquisire le conoscenze più recenti, soprattutto sostituendole alle conoscenze divenute obsolete: è quindi – o può esserlo – un’attività prevalentemente cognitiva. La formazione ha lo scopo di modificare i comportamenti del soggetto, rendendoli più efficaci. In questo senso si giustifica l’ECM che, dopo aver constatato che con il semplice aggiornamento tradizionale non si riusciva ad ottenere l’auspicato miglioramento delle prestazioni sanitarie, si è proposta di ottenere questo scopo attraverso una maggior accuratezza e consapevolezza del corpo sanitario.
Da quanto detto, quindi, risulta evidente che parlando di Semeiotica e di Metodologia, si deve puntare non tanto all’aggiornamento – nel senso ora detto – quanto ad attività di formazione. Questa affermazione, oltre a confermare l’esigenza di una didattica essenzialmente interattiva e praticata sul campo (come detto nella risposta precedente), porta a concludere che l’attività di formazione in queste discipline deve essere non solo inter-disciplinare ma anche multi-disciplinare, in particolar modo per la Metodologia che trae le sue radici dalla logica classica e da quella statistica, dalla storia, dalla filosofia dall’etica e dalla deontologia.

Qual è la sua rivista preferita di medicina interna?

New England Journal of Medicine.

E quale di medicina specialistica?

Journal of Endocrinological Investigation.

A quale congresso lei cerca di “non mancare”?

Congresso Nazionale della SIMI (Società italiana di Medicina interna) e al Congresso Nazionale della SIPeM (Società italiana di Pedagogia medica).

Qual è il suo giudizio sui nuovi strumenti di educazione continua a distanza?

Ritengo che la FAD (formazione a distanza) non costituisca altro che un espediente per superare la difficoltà di portare le attività didattiche e formative ad un pubblico vasto. In altri termini non presenta innovazioni pedagogiche ma, anzi, rischia di risultare un’attività didatticamente modesta. Certamente non deve essere fatta passare per FAD la semplice diffusione di materiale informativo e/o didattico né la semplice messa a disposizione in rete di videoregistrazioni di conferenze. La FAD è tale se mantiene la caratteristica di interattività, cioè se è condotta in modo che il discente possa a sua volta intervenire nell’azione didattica (ad esempio, videoconferenze con contemporaneo collegamento telefonico). Diversamente avrebbe il medesimo valore didattico-pedagogico di una rivista scientifica o di un trattato di medicina.

Quali altri strumenti di educazione non “canonici” intravede per continuare la formazione anche fuori dell’ambiente medico?

Riprendendo il concetto di formazione riportato poco prima, appare molto difficile – anche se forse di principio non impossibile – immaginare o istituire un processo di formazione “fai-da-te”. La formazione richiede l’individuazione di un problema, l’analisi delle cause del problema, la scelta tra più opzioni risolutive ed il confronto con altre esperienze (in genere con quella del conduttore dell’attività formativa): è quindi un’attività tipicamente interattiva, come s’è detto. La narrativa, il cinema, l’arte – come ogni strumento di arricchimento culturale – sono strumenti molto importanti per evidenziare, proporre, descrivere situazioni problematiche. Per fare un esempio, la lettura della visita che i dottori Grabow e Langhals fanno alla “consolessa”, la madre del senatore Buddenbrook, nell’omonimo romanzo di Thomas Mann. Si può efficacemente rileggere il brano nel recente libro di Vito Cagli dedicato proprio ai contributi che possono venire alla medicina dalla letteratura (Vito Cagli, Malattie come racconti, Armando Editore, 2004, pp. 30-1). Il libro rappresenta uno spunto assai efficace per comprendere i risvolti e le difficoltà insiti nella comunicazione tra medico e il paziente o i suoi parenti. Certamente pone, al lettore medico, il problema di riflettere su come è più conveniente svolgere il rapporto medico paziente. Ma la sola lettura non dà, con altrettanta vivacità, la soluzione del problema e, in tal modo, avvia nel lettore il processo di formazione ma lo lascia incompiuto. Per quanto riguarda gli interventi nel sociale, possono rappresentare occasioni di formazione, purché opportunamente guidati.

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