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Il ginecologo e l’aggiornamento

Come si aggiornano i ginecologi?

L’educazione medica continua (ECM) per i ginecologi funziona come quella per tutti gli altri medici. È un dato di fatto che oggi tutti i programmi di aggiornamento sottostanno ad una dinamica che ha preso il sopravvento su tutto il resto: comportano la circolazione di crediti, cioè hanno valore quasi esclusivamente per il punteggio che offrono.

Molto spesso tale necessità passa in primo piano rispetto ad una più autentica aspirazione a migliorare la propria competenza professionale, la propria educazione…

È inevitabile anche se con accezioni diverse. Ragionando per grandi approssimazioni, i medici possono essere divisi in quattro categorie. Per primi ci sono i giovani, che ancora non hanno trovato una loro sistemazione; questi si arrangiano e vanno alla ricerca di tutte le occasioni che permettono loro di acquisire documentazione e crediti per costruirsi un curriculum che aumenti la possibilità di inserirsi all’interno del mondo del lavoro. Poi ci sono i medici che lavorano nelle università e negli ospedali. Questi, fatta eccezione per argomenti molti specifici o convegni in posti esotici, sono meno interessati alle iniziative proposte per l’aggiornamento e sono coscienti del fatto che le amministrazioni pubbliche sono tenute a proporre loro i corsi. Ci sono poi i medici che esercitano la professione privatamente per i quali si è creata una strana situazione.

Di cosa si tratta?

Una recente sentenza del TAR aveva dato l’impressione che essi non fossero obbligati all’aggiornamento; questa interpretazione è stata però smentita dal Ministero, per cui ad oggi non è chiara la loro posizione. Ad ogni buon conto essi sanno di essere i più vulnerabili perché la sorveglianza su di loro, in teoria, sarà più severa; alcuni di loro sembrano quindi disposti ad accettare qualche compromesso e pagare qualche extra pur di ottenere crediti necessari. Poi c’è una categoria di medici, purtroppo di scarsa consistenza numerica, che per proprio genuino interesse partecipa ad un certo numero di momenti educativi desiderando aggiornarsi su determinati argomenti. Questo è, ovviamente un quadro approssimativo ma, credo, non molto lontano dal vero.

Come sarebbe augurabile funzionasse l’aggiornamento?

Rispettando e assecondando l’esigenza formativa di ciascuno. Ad esempio, nell’ambito stesso della ginecologia gli ostetrici che si occupano di medicina perinatale costituiscono una categoria molto diversa dagli endocrinologi che si occupano di infertilità, di problemi ormonali o, nel dettaglio, di tecniche per la fecondazione assistita. All’interno dell’endocrinologia ginecologica stessa chi si occupa di medicina della riproduzione ha competenze molto diverse da chi si occupa di FIVET. Ci sono poi il chirurgo ed il ginecologo oncologo, che si occupano di problematiche profondamente diverse.
Sarebbe dunque auspicabile che ci fossero dei corsi monografici con argomenti diversificati in base alle varie categorie, in numero sufficiente a soddisfare le diverse esigenze, in modo che l’aggiornamento possa essere fatto nel campo in cui si lavora o si vuole lavorare. La realtà, purtroppo, non è ancora questa.

A quale congresso lei cerca di “non mancare”?

Nella mia posizione non esiste alcun congresso al quale cerco di non mancare, ma mi rendo conto di far parte di un piccolo gruppo di fortunati che sono nella posizione di poter scegliere. In ogni caso, oggi partecipo solo ai congressi in cui sono invitato come speaker.

Qual è la sua rivista preferita di medicina interna?

Di medicina interna nessuna: non che non ce ne siano di grandissimo prestigio, ma non ne leggo regolarmente nessuna.

Quale, invece, quella di medicina specialistica?

In ambito ginecologico oggi ci sono sette-otto riviste di particolare rilievo. Le tre principali che si occupano del mio campo, cioè di medicina della riproduzione, sono Fertility and Sterility, Human Reproduction e la nuova rivista Reproductive Bio Medicine Online. L’American Journal of Obstetrics and Gynecology e Obstetrics & Gynecology hanno una valenza più pratica con argomenti di interesse clinico per il ginecologo. L’International Journal of Gynecology & Obstetrics è la rivista della International Federation of Gynecology & Obstetrics (FIGO). Purtroppo non ci sono riviste italiane che mi interessino particolarmente.

Qual è il suo giudizio sui nuovi strumenti di educazione continua a distanza?

Personalmente, mi sono occupato di formazione a distanza (FAD) solo per un breve periodo; si trattava degli esordi della FAD, quando stavo all’Istituto Superiore di Sanità, e in molti, da Telecom in giù, avevano fiutato il business dell’ECM. Tuttavia senza scomodare l’ECM, che è un qualcosa di formalizzato, e la FAD, oggi abbiamo numerosi strumenti a disposizione che possono essere utilizzati in maniera proficua per reperire informazioni in modo veloce (cd-rom, dvd, videocassette). Internet, ad esempio, è uno di questi, con il vantaggio di accorciare le distanze e diminuire i tempi di consultazione. Io seguo il portale della Federazione Internazionale di Ginecologia e Ostetricia, ma non ha nulla a che vedere con l’acquisizione di crediti, quanto piuttosto concerne la possibilità di trovare informazioni interessanti.

Cosa ne pensa dell’importanza di una formazione globale della sensibilità di un medico, trasmessa anche dalla frequentazione di libri di narrativa, del cinema, etc.?

Non c’è dubbio che si tratti di una componente importante. Tuttavia, la cultura generale non può essere insegnata attraverso un modulo dell’ECM: nessuno può essere obbligato a migliorare la propria cultura al di là dello specifico campo in cui lavora. Quindi frequentazioni culturali, al di fuori del proprio ambito professionale, riguardano chi ha la curiosità di guardare oltre. Ad esempio, a me interessa molto l’intricatissima situazione del Medio Oriente e della Palestina e conosco nel dettaglio la sua complicata storia. Ma è una cosa che riguarda la mia personale curiosità. Conoscere le diverse realtà che caratterizzano dei diversi paesi del mondo sarebbe molto importante per tutti – i problemi della Sanità del nostro Paese sono totalmente diversi da quelli del Monzambico grande tre volte l’Italia ma con solo una ventina di ginecologi. Il fatto è che nessuno può essere costretto ad imparare che esistono centinaia di milioni di persone nel mondo che vivono in paesi dove per la sanità si spende un dollaro a testa all’anno (una cifra ridicola se confrontata con i duecentomila miliardi di vecchie lire all’anno che costa la sanità italiana).

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