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L’infermiere e l’aggiornamento

Come si aggiorna l’infermiere?

Non abbiamo informazioni dirette su come effettivamente si aggiornino gli infermieri. Da un’indagine svolta alla fine del 2002, che ha preso in esame un campione di 685 infermieri di 13 ospedali dell’area torinese, emerge che la principale forma di aggiornamento è il corso, sia organizzato dall’azienda (60%) che esterno, oppure il congresso; solo pochi infermieri (7) hanno segnalato la lettura di riviste o la partecipazione a riunioni di reparto. In realtà, queste due ultime modalità sono le più frequenti, ma spesso non vengono citate o percepite come tali perché non danno origine a crediti ECM. Leggere un articolo, rispondere ad un questionario e acquisire, in base alle risposte corrette, crediti ECM è una forma di aggiornamento diffusa all’estero ma che ora sta cominciando a svilupparsi in Italia anche per il personale infermieristico.

Come invece sarebbe augurabile si aggiornasse?

La formazione continua (articolo 16-bis del Decreto Legislativo n. 229/99, che ha istituito in Italia il sistema ECM) consiste in un’attività di qualificazione specifica per i diversi profili professionali attraverso la partecipazione a corsi, convegni, seminari – organizzati da istituzioni pubbliche o private accreditate – nonché soggiorni di studio e la partecipazione a studi clinici controllati e ad attività di ricerca, sperimentazione, sviluppo. Può essere svolta secondo percorsi formativi autogestiti per obiettivi, liberamente scelti dal singolo professionista. Stare in aula o andare a convegni è una buona occasione per confrontarsi con gli altri ma non va considerata l’unica possibile modalità di aggiornamento.

E quali altre modalità intravede?

Oltre ai due esempi citati prima (lettura-studio individuale, riunioni di reparto) altre modalità potrebbero essere i confronti strutturati su problemi, la discussione di casi, la lettura critica di articoli e i tirocini formativi in altri contesti. Ovviamente per un aggiornamento reale, queste iniziative andrebbero strutturate; ad esempio, per i tirocini formativi andrebbero predefiniti obiettivi e modalità di svolgimento, e la lettura critica di articoli dovrebbe fare parte di un piano di sviluppo delle conoscenze. Inoltre, non andrebbe sottovalutata l’importanza dell’e-learning sebbene la maggior parte delle iniziative disponibili ripropongano schemi e modalità di interazione poco diversi da quelli di una lezione frontale.

Quali sono le iniziative di formazione offerte al personale infermieristico?

Le offerte riguardano soprattutto convegni, corsi di aggiornamento (più o meno interattivi) e quelli universitari (corsi di perfezionamento, master).

Quali privilegiare sul piano del rapporto costo beneficio?

Andrebbero preferite le modalità ritenute più efficaci che sono quelle con apprendimento attivo, anche sotto forma di tirocinio, che prevedono il coinvolgimento dell’operatore. Ma cosa preferire varia in base al progetto individuale della singola persona: ciascuno dovrebbe poter definire i propri obiettivi formativi e selezionare, di conseguenza, le attività educative offerte dal mercato che consentano di raggiungerli. Questa è una delle sfide dell’ECM… Infatti, la costruzione del proprio percorso di formazione post-aggiornamento di base dipende da come ciascuno di noi vuole sviluppare la propria attività e la carriera, e dal proprio livello di partenza. Se si vuole cominciare ad approfondire un argomento si comincia con i testi, i corsi base, per poi privilegiare i convegni e il confronto tra colleghi (le sequenze e le scelte possono essere diverse di volta in volta).

E quanto pesano i crediti nella scelta del proprio percorso formativo?

Spesso la scelta è condizionata dalla possibilità di acquisire crediti.
Un editoriale di Assistenza infermieristica e ricerca sottolinea che “ancora non esiste la possibilità di accreditare la formazione sul campo, che rappresenta una quota rilevante delle modalità di formazione continua. La possibilità di utilizzare per l’apprendimento le strutture sanitarie, le competenze degli operatori impegnati nelle attività assistenziali, rappresenta un’opportunità assai fertile di formazione, tuttora poco utilizzata. Non si tratta di un tentativo per accumulare crediti facilmente, ma anzi di incentivare attività che sul piano dell’impatto formativo e del miglioramento organizzativo si ritengono potenti e responsabilizzanti”.

Quali sono le tipologie di formazione sul campo disponibili per gli operatori del nursing?

Le tipologie di formazione sul campo più frequenti per gli infermieri sono l’addestramento, i tirocini o stage presso strutture residenziali o formative, la partecipazione a commissioni, gruppi di lavoro per progetti di miglioramento, l’audit clinico-assistenziale, il prendere parte a progetti di ricerca.

La partecipazione a progetti di ricerca rappresenta una forma di aggiornamento?

Personalmente la ritengo una modalità di formazione molto efficace. Chi partecipa attivamente a un progetto di ricerca impara ad osservare meglio un problema, a valutare il caso in modo strutturato e ad utilizzare nuove scale di valutazione. Inoltre, prendere parte a tutte le fasi dello studio, compresa la stesura-discussione del protocollo di ricerca, implica interrogarsi sul problema, attivare un monitoraggio rigoroso e, infine, imparare a leggere i dati e a confrontarli con la propria realtà. Ad esempio, raccogliere dati sulle cadute dei pazienti nelle geriatrie e medicine per monitorare il fenomeno, comprenderne le cause, prevedere strategie di miglioramento, oppure analizzare retrospettivamente la qualità dei dati registrati sulle cartelle infermieristiche o cliniche, attiva dei processi formativi perché richiede rigore metodologico, approfondimento e confronto (anche) con le evidenze disponibili, consente di riflettere sui propri casi, di valutare il proprio lavoro.

È un percorso formativo a cui non rinunciare…

Le implicazioni culturali di un percorso di ricerca sono molte, l’elenco riportato è solo esemplificativo, soprattutto di lunga portata, perché producendo nuove conoscenze si diventa protagonisti del processo di cambiamento culturale-operativo. Una partecipazione allargata degli infermieri alla ricerca è la condizione indispensabile per assicurare una massa critica di professionisti che valuti sia cambiamenti e le loro conseguenze sia le implicazioni delle scelte assistenziali e delle soluzioni organizzative sul paziente. Nel recente decreto del 17 Dicembre 2004 (Prescrizioni e condizioni di carattere generale, relative all’esecuzione delle sperimentazioni cliniche dei medicinali, con particolare riferimento a quelle ai fini del miglioramento della pratica clinica, quale parte integrante dell’assistenza sanitaria), l’articolo 5 definisce che al personale medico e sanitario (quindi compresi anche gli infermieri che sono una componente importante dell’équipe di ricerca) vengano stabiliti crediti formativi ECM per le sperimentazioni cliniche e, anche, per gli studi osservazionali. Il numero di crediti potrebbe variare in base ai tempi, alla tipologia di progetto e all’impegno richiesto.

Qual è la sua rivista preferita per tenersi aggiornata?

Leggo diverse riviste infermieristiche italiane oltre ad Assistenza Infermieristica e Ricerca, di cui mi occupo personalmente. Tra le riviste infermieristiche europee leggo regolarmente quelle di cardiologia (European Journal of Cardiology Nursing) e di oncologia (European Journal of Oncology Nursing e European Journal of Cancer Care).

Qual è il suo giudizio sui nuovi strumenti di educazione continua a distanza?

Se per “nuovi” strumenti di formazione a distanza intendiamo l’e-learning, con o senza supervisione, la mia valutazione è positiva per le potenzialità offerte dalla metodologia che permette di aggiornarsi da casa e nel rispetto dei propri tempi. La recente iniziativa le Ministero della Salute, con il progetto ECCE, è un esempio di utilizzo della formazione a distanza. L’uso di questi strumenti è ancora a livello iniziale, e spesso l’e-learning viene confuso con l’e-teaching.

Quali altri strumenti di educazione non “canonici” intravede per continuare la formazione anche fuori dalle corsie?

Come sempre, la scelta dello strumento dipende dagli obiettivi: la visione di un film non è opportuna per insegnare una tecnica assistenziale ma è utilissima per trovare spunti di discussione su un caso, attivare un dibattito. Numerosi corsi di formazione (anche quelli di laurea per infermieri) utilizzano la lettura di testi, la visione di filmati, le visite documentative o stage presso centri o comunità. Ritengo che siano tutti strumenti molto utili per la formazione se congruenti agli obiettivi da raggiungere e che dovrebbero trovare spazio maggiore, anche durante la formazione di base.

30 marzo 2005

Bibliografia

Saiani L, Palese A, Benaglio C. Per una formazione ECM “oltre l’aula”. (PDF: 25 Kb)
Assistenza infermieristica e ricerca 2004; 23: 2-4.

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