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La cura della qualità

Di Governo clinico e di gestione del rischio si parla ormai da quasi 15 anni: cosa sappiamo oggi che allora non sapevamo?

Non è sufficiente la mera conoscenza delle dimensioni e degli strumenti del governo clinico. È necessario che la politica sanitaria, i manager aziendali e i professionisti che lavorano a stretto contatto con i pazienti e i cittadini, li applichino nella pratica quotidiana. Per ottenere un uso corrente del Governo clinico a tutti livelli decisionali, bisogna sviluppare strategie d’implementazione che si basino fondamentalmente su due tipi di approcci: uno volontario di tipo culturale, che punti soprattutto sulla formazione in tutte le sue sfaccettature; l’altro di tipo cogente che renda l’implementazione del Governo clinico obbligatoria.

Trasferire la teoria nella pratica: quali percorsi operativi suggerirebbe?

Si potrebbero integrare i requisiti dell’accreditamento istituzionale, o i requisiti di altri sistemi di accreditamento/certificazione, con requisiti che prevedono l’utilizzo degli strumenti del Governo clinico. Inoltre, sarebbe opportuno inserire nei documenti programmatori, come per esempio nei piani sanitari nazionali delle Regioni e Province autonome e nei budget aziendali, tutte le dimensioni della qualità del governo clinico, evitando uno sbilanciamento come spesso accade quando vengono definiti indicatori economici e di efficienza. In questo modo si otterrebbe un duplice vantaggio: da un lato l’introduzione cogente degli strumenti e degli indicatori del Governo clinico, dall’altra la verifica cogente anche della loro effettiva applicazione.

Come sono percepite dai clinici le metodologie per il miglioramento continuo delle qualità derivate da esperienze “industriali” (tipo i metodi LEAN della Toyota)?

Queste metodologie vengono percepite spesso come una perdita di tempo: come approcci derivanti dal mondo industriale vengono quasi sempre considerati estranei al mondo della sanità e pertanto non applicabili. I clinici spesso affermano che “non hanno tempo da perdere per produrre tanta carta inutile”, ma che vorrebbero dedicare il loro tempo al lavoro clinico.

Cos’è e perché è importante il circolo di Deming – Plan, Do, Check, Act (PDCA)?

IL PDCA è il denominatore comune di tante, se non di tutte, le metodologie che mirano al miglioramento della qualità. Chi utilizza tale approccio, apparentemente molto semplice ma molto potente se applicato in maniera corretta, focalizza l’attenzione sull’applicazione della metodo PDCA in tutte le sue fasi, invece che sul porsi la domanda di quale metodologia scegliere (tutte? L’ultima moda?). Questa scelta permetterebbe di evitare di occuparsi solo della fase di attuazione (do), correndo sempre dietro all’ultima moda nel campo della qualità, rischiando così di dimenticare la fase della programmazione (plan) o di soffermarsi inutilmente su questa fase, non giungendo mai alla verifica (check) di quanto programmato o, peggior ancora, di non trarre le dovute considerazioni (act) a seguito dell’avvenuta verifica.

In Alto Adige, i cittadini sono consapevoli dell’impegno dell’amministrazione per la sicurezza e la qualità delle cure?

Ci sono delle iniziative in tale direzione, per esempio i rappresentanti dei cittadini/pazienti fanno parte di un organo consultivo per la gestione della riforma clinica e rappresentanti delle associazioni di pazienti partecipano ai gruppi di lavoro per lo sviluppo e per l’implementazione dei percorsi clinici di diagnosi e cura sopratutto per quanto riguarda la gestione delle malattie croniche come il diabete, lo scompenso cardiaco, la broncopatia cronica ostruttiva e l’artrite reumatoide.

5 dicembre 2012

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